E la sicurezza degli stranieri?

Sull'onda delle varie "emergenze sicurezza" degli ultimi mesi, che spesso hanno puntato il dito contro gli stranieri, il Naga, storica associazione milanese che dal 1987 promuove interventi socio-assistenziali in difesa dei diritti sanitari e legali di stranieri anche senza documenti, ha deciso di realizzare un monitoraggio per capire se e quanto gli stranieri si sentano a loro volta sicuri nel nostro paese. 

L'esigenza del monitoraggio è nata dal susseguirsi di episodi di violenza e discriminazione verso cittadini immigrati riportati dai media e dalla volontà di capire ciò che sta succedendo, dando la parola direttamente agli stranieri, alle loro testimonianze, alle loro storie, ai loro racconti e alle loro denunce. Uno degli obiettivi è stato quello di esplorare la dimensione più emotiva, quella più legata a sentimenti di paura e preoccupazione, per capire quali siano i requisiti fondamentali per sentirsi sicuri nella propria quotidianità. 

L'indagine, dal titolo La voce degli stranieri e dei media su razzismo e discriminazione, è stata realizzata in collaborazione con il Cospe e si è occupata di razzismo e discriminazione da 2 punti di vista, appunto: da una parte, tra ottobre e novembre 2008, è stato monitorato per un mese un vasto campione di testate nazionali e locali, di carta stampata e su web; dall'altra è stato proposto un questionario ai cittadini stranieri che quotidianamente si sono rivolti a servizi dell'associazione (in particolare all'ambulatorio medico che ha un'utenza media di circa 80 persone al giorno).

I risultati sono preoccupanti. Prima di tutto confermano che è in atto un processo di criminalizzazione del fenomeno migratorio e che la situazione è peggiorata negli ultimi anni: il monitoraggio della stampa, per esempio, ha evidenziato che in Italia avviene più di un caso di razzismo al giorno. Questo dato è confermato anche dai racconti diretti degli stranieri: ad 1 persona su 5 è capitato di essere trattata male dalle forze dell'ordine, a 3 persone su 10 è capitato di essere offese sui mezzi pubblici o di essere guardate male per strada, a 3 persone su 10 è capitato di non essere pagate per un lavoro, a più della metà del campione è capitato di aver perso all'improvviso il lavoro e di non riuscire a trovare casa... E quel che è peggio è che molto spesso a queste situazioni gli stranieri si sono rassegnati, si sono abituati a viverle come se fossero situazioni normali.

La situazione si è aggravata anche a causa della rappresentazione mediatica dei migranti sui mezzi di informazione. Un esempio per tutti: quando si parla di stranieri senza documenti spesso si parla di clandestini, una parola che di per sé ha un'accezione negativa. Clandestino significa infatti che non esce di giorno, quindi che si nasconde, che esce di soppiatto solo di notte. Invece la stragrande maggioranza degli stranieri senza documenti sono persone che prima o poi i documenti ce li avranno, sono persone che incrociamo tutti i giorni per strada, sui mezzi di trasporto, nelle nostre città, persone che lavorano nelle nostre famiglie, nei cantieri e nelle fabbriche italiane, spesso, come abbiamo visto, sfruttate e private dei loro diritti.

Un primo piccolo passo per invertire la rotta è stato fatto da un gruppo di giornalisti,Giornalisti contro il razzismo, che si sono impegnati, tra le altre cose a mettere al bando alcune parole come clandestinovu cumpràextracomunitario perchè, dicono, "un linguaggio corretto e appropriato, quindi rispettoso di tutti, è la premessa necessaria per fare buona informazione."

Quello che possiamo fare tutti noi è non stancarci di ribattere o di intervenire quando sentiamo frasi razziste o discriminatorie, raccontando, perchè no?, anche i dati di questa indagine.

I dati completi dell'indagine si possono trovare sul sito del Naga

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Il mare in fondo al bosco

…quella era un città buia fitta di misteri, una città piccola perché un bambino come lui, Paolo, potesse esplorarla e scoprirci dei segreti…

Trovò in terra dei libri, li guardò uno dopo l’altro e a poco a poco riuscì a leggerli. Intanto si accorgeva che quello che stava leggendo riusciva a vederlo anche se non c’erano le figure. “Forse - pensò - sto diventando anch’io un bambino inventato. Sarebbe divertente!”
A un tratto aprì un libro e dalle pagine si alzò una foresta: era un libro animato, di quelli da cui, quando si sfogliano, si vedono saltar fuori castelli, boschi, velieri, talmente belli che sembrano veri. Gli venne voglia di provare a entrarefra quegli alberi. Quella foresta poi era una giungla, certo zeppa di belve, di serpenti di insetti velenosissimi.
Be’ paura o non pauraaveva una gran smania divederla quella giungla, l’idea di passare dal buio di una città pericolosa, al buio di una foresta tropicale, adesso, lo tentava troppo.
Sentì delle voci e un gran correre: lontano nelle strade dei tipi loschi.

Il romanzo è una fantasticheria in cui, con ritmo crescente, compaiono città insidiose, giungle popolate di belve, mari in burrasca, magie luminose, grovigli di strade misteriose. I protagonisti sono bambini, bande criminali, mercanti di schiavi, maghi e mostri orrendi, pirati e scimmie, folletti e coccodrilli.

Età di lettura consigliata: da 4 anni.

autore: Pinin Carpi

editore: Einaudi Ragazzi

Rinoceronte

Scimmia si è svegliata male stamattina e dà un calcio a Uccello che cade in una pozzanghera.

Uccello diventa furioso a sua volta e se la prende con Rospo che lì sta facendo il bagno.

Rospo si agita e schizza Coccodrillo; anche quest'ultimo si arrabbia e colpisce Tartaruga con la coda.

Tartaruga è già pronta a bisticciare anche lei quando vede Rinoceronte... molto grande, molto forte, ma oggi Rinoceronte è soprattutto molto contento.

Ed ecco, come per contagio, che Tartaruga si calma e così a catena si calmano anche gli altri animali e tutto finisce in una grande risata, dove nessuno ricorda più i motivi dei litigi.

La forza, la tranquillità e la gioia di Rinoceronte sono servite per ritrovare la pace e la felicità.

Può capitare di svegliarsi malcontento, di cattivo umore, contagiando così il prossimo; litigio chiama litigio. E' bello vedere come la gentilezza e la gioia siano altrettanto contagiose e capaci di ristabilire l'armonia. Evviva i "rinoceronti" della vita quotidiana!

Per bambini in età prescolare.

autore: Lucia Scuderi

editore: Bohem Press Italia

Arcobaleno fa la pace

Il pesciolino Arcobaleno e i suoi amici vivono spensierati in fondo all'oceano. Poco lontano, una bella balena blu si lascia cullare dalle onde osservandoli placidamente.

"Perché ci guarda in quel modo?" si chiedono un giorno, insospettiti, i pesciolini.

"Grande e grossa com'è, chissà quanto mangia. E se divorasse tutto quello che c'è in giro?".

Sentendoli parlare così, la balena, che in realtà stava solo ammirando le loro belle scaglie brillanti, s'indispettisce e la sua rabbia non resterà senza conseguenze...

"Dobbiamo fare la pace" decide allora Arcobaleno "perché quando si litiga si finisce per stare male tutti".

Sì, ma in che modo?

Sembrava complicato, ma quanto è semplice fare la pace! Balena e Arcobaleno parlano a lungo. La balena spiega ad Arcobaleno perché si è arrabbiata... i due ridono insieme e trovano un accordo e ben presto nessuno riesce a spiegarsi più perché quel bisticcio sia mai avvenuto.

Le illustrazioni sono ulteriormente abbellite dalle lamine rifrangenti che fanno luccicare le scaglie dei pesciolini.

Per bambini in età prescolare.

Della stessa serie
"Arcobaleno, il pesciolino più bello di tutti i mari" che insegna la felicità nel donare 
"Arcobaleno, non lasciarmi solo!", che insegna a non creare gruppi esclusivi e ad accettare anche coloro che sono diversi da noi.

autore: Isabella Bossi Fedrigotti, Marcus Pfister

editore: Nord-Sud