Occhi che non dimenticano. Disturbo post-traumatico.

Abruzzo 6 aprile 2009 ore 03.32. La terra trema, le luci si spengono, è disperazione, terrore.
Chi non resta intrappolato si riversa nelle strade, immediatamente arrivano i primi soccorsi, lo sconforto è tanto, e quel che resta è una marea di macerie e una nuvola di polvere.
Negli occhi dei bambini si legge la paura: mentre dormivano un mostro ha scosso bruscamente i loro lettini, svegliandoli improvvisamente. La sensazione d'impotenza negli adulti è fortissima, lo è ancor di più per i loro figli che non hanno gli strumenti per capire la situazione. Allora è importante pensare al futuro, alla ricostruzione, delle case e della serenità dei bambini che non hanno perso la vita.

Lo shock del terremoto è incancellabile, i bambini che lo hanno provato ne porteranno sempre il ricordo, è importante che vengano aiutati a rimuovere la paura e le sensazioni fisiche che essa produce, perché le esperienze traumatiche che subiscono i bambini, se sottovalutate, con il passare del tempo possono trasformarsi in una fonte primaria di disagio.

Il trauma indica un'esperienza dolorosa e angosciante dal punto di vista emotivo, ed è una reazione normale ad un evento estremo considerato anomalo.
Ogni anno milioni di bambini subiscono eventi traumatici, quali disastri naturali, disastri causati da errori umani, incidenti, atti di violenza diretta o indiretta. 
Secondo Mark Salzer e Leonard Bickman [1] la maggior parte dei bambini vittime, reagisce in modo positivo al trauma subito, sia in modo diretto che indiretto. Esiste però una percentuale significativa di bambini che manifesta disagi psicologici, con inevitabili conseguenze nei processi evolutivi d'apprendimento e di sviluppo. I bambini traumatizzati rivivono continuamente l'evento traumatico, nello stesso tempo però si sforzano di evitare pensieri e conversazioni che lo riportino all'accaduto, proprio per ridurre la sofferenza. Tale meccanismo di difesa tuttavia produce un appiattimento dell'emotività e della sfera sociale, perché il bambino perde interesse verso qualsiasi attività.

Le reazioni al trauma possono comparire immediatamente dopo l'evento o a distanza di giorni o settimane. I bambini in genere hanno difficoltà a verbalizzare le loro emozioni, in caso di traumi il loro disagio viene espresso attraverso reazioni quali la perdita di fiducia nei confronti degli adulti, paura che l'evento possa accadere di nuovo, regressioni, agitazione, e anche attraverso sintomi fisici come mal di testa o il mal di pancia. 

I bambini fino a 5 anni di età, che hanno subito una situazione molto stressante, come l'evento di una calamità naturale o una guerra, di solito hanno paura di essere separati dai loro genitori, piangono, urlano, restano immobili o al contrario iperattivi, subiscono delle regressioni e tendono ad aggrapparsi alle persone più vicine, inoltre sono molto influenzati dalle reazioni dei genitori all'evento traumatico.

I bambini dai 6 agli 11 anni possono chiudersi in se stessi, diventare indisciplinati, avere incubi e disturbi del sonno, scoppi d'ira, comportamenti violenti, paure irrazionali, ansia, depressione ed appiattimento emotivo.

Gli adolescenti invece, possono avere reazioni simili a quelle degli adulti, incubi, depressione, disturbo del sonno e confusione, inoltre possono sentirsi in colpa per non essere riusciti a prevenire i danni causati dall'evento traumatico.

Non esiste un consenso generale sul modo di curare le persone affette da PTSD (disturbo post-traumatico da stress), la ricerca però ha evidenziato che un intervento precoce, come l'esplorazione diretta del trauma, oppure indiretta attraverso il gioco, il disegno e il racconto di storie per i bambini più piccoli, previene il peggioramento ed il consolidamento dei sintomi. Psichiatri e psicologi infantili esperti di clown-terapia aiutano i bambini attraverso il sorriso, per distoglierli dalla triste realtà che li ha colpiti, con l'intento di arginare lo shock. Fondamentale è il coinvolgimento dei genitori, della scuola e dei coetanei. 

In caso di calamità naturali, come nel caso dei terremoti, è l'intera comunità a venire colpita, pertanto è molto probabile che i diversi sistemi di supporto del bambino e degli adolescenti, quali la scuola, gli spazi ludici ed i centri di aggregazione, siano chiusi o inagibili. L'intervento deve prevedere un progetto, oltre che di cura fisica e psichica, anche di rivitalizzazione sociale all'interno della comunità per permettere ai bambini e agli adolescenti di tornare quanto prima alla normalità ripristinando i contesti relazionali e le loro competenze sociali.

Telefono Azzurro che promuove la prevenzione del disagio conseguente all'esperienza di eventi traumatici, ritiene che il ruolo dei genitori è di fondamentale aiuto per bambini e adolescenti vittime di eventi traumatici, siano essi incidenti stradali, il morso di un cane, ma anche una situazione di abuso o l'esperienza di un terremoto. È importante che i genitori trovino (o ritrovino) il tempo e la tranquillità necessaria per ascoltare le domande dei figli, rispondere loro con sincerità, accettare e rispettare le loro emozioni.

Di seguito è riportato un elenco di suggerimenti per i genitori di bambini vittime di eventi traumatici:

Comportamenti generali: 
- dedicare molta attenzione ai figli;
- trovare il tempo di stare di più con loro, aiutandoli a capire cosa sta succedendo, spiegandolo con parole semplici; rispondere alle domande, anche se ripetute e insistenti;
- aiutarli ad esprimere quello che pensano e sentono, rispettando i sentimenti e le idee che esprimono;
- controllare il loro stato fisico, potendo l'ansia dei bambini esprimersi attraverso il corpo;
- proteggerli, laddove necessario, da inutili esposizioni a situazioni che ricordino l'evento vissuto (ad esempio immagini televisive).

Per i piccoli fino a 6 anni: 
- stare più vicini fisicamente; 
- evitare allontanamenti non strettamente necessari;
- accettare il periodo di maggiore attaccamento o di paura (ad esempio del buio);
- aiutarli a dare un nome ai sentimenti;
- seguirli di più alla scuola materna o al nido, parlando con gli insegnanti ed avvertendoli di quanto è accaduto.

Per i bambini delle scuole elementari: 
- Favorire il più possibile il dialogo, cercando di capire cosa pensano ed eventualmente se abbiano maturato convinzioni sbagliate rispetto a quanto è accaduto (ad esempio, che sia colpa loro);
- evitare separazioni inutili;
- aiutarli a capire che è normale sentirsi tristi ed arrabbiati;
- fare con loro attività piacevoli e rilassanti, come leggere un libro, passeggiare, giocare, ascoltare musica.

Preadolescenti e adolescenti : 
- parlare con loro, cercare di capire rispettare il loro punto di vista;
- incoraggiarli a rimandare, in questo momento di particolare tensione, eventuali scelte importanti;
- contenere in modo tempestivo eventuali comportamenti aggressivi e/o autodistruttivi. Se questi atteggiamenti persistono, rivolgersi ad un esperto.

Save the Children ha esortato ad aiutare i bambini vittime di eventi traumatici, alcuni dei quali hanno perso contatto con ipropri genitori ed ha stilato un decalogo per il supporto psicologico ai bambini : 

http://www.savethechildren.it/IT/Tool/Press/Single?id_press=94&year=2009



Bibliografia
[1] M. Salzer & L. Bickman (1999). The short- and long-term psychological impact of disasters: Implications for mental health interventions and policy. Su R Gist & B. Lubin, Response to disaster: Psychosocial, community, and ecological approaches. Ed. Philadelphia: Brunner/Mazel.

Ernesto Caffo, Emergenza nell'infanzia e nell'adolescenza – Ed. McGraw Hill

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