Pane e cioccolato di Lodovica Cima. Chiave di lettura a cura di Mariateresa Zattoni

Alcune situazione della vita quotidiana possono essere di difficile comprensione per i bambini, e quando gli argomenti sono particolarmente impegnativi anche noi genitori abbiamo difficoltà nel rispondere alle loro domande, e non sempre sappiamo trovare le parole adatte per riuscire a spiegare quanto stanno vivendo. 
Per affrontare un tema delicato come le diverse identità e le varie peculiarità somatiche, è molto utile la chiave di lettura per gli adulti a cura di Mariateresa Zattoni, alla fine del libro Pane e cioccolato, scritto da Lodovica Cima ed edito da San Paolo Edizioni.

Come può esprimere una bimba di colore il suo senso di estraneità in mezzo a gente dalla pelle «bianca come panna»?
E come possono esprimere i bimbi, un po' addestrati alla conformità e alla non-diversità, ciò che sentono nei riguardi dei coetanei dalla "pelle colorata"?
Questa incantevole storia risponde a queste domande, ma lo fa con semplicità e assoluta naturalezza. Le trappole avrebbero potuto essere molte, quando si osa affrontare il tema della piena integrazione del "diverso". 

Elenchiamole: 
fare dichiarazioni di principio («siamo tutti uguali»); puntare sulla morale («non devi trattare male un compagno solo perché ha la pelle diversa della tua»); calcare la mano sulle emozioni («povero bambino, guardato male da tutti»); tentare un estemporaneo capovolgimento di situazione («il più intelligente è quello dalla pelle nera!»); sanzionare i maldestri compagni che osano esprimere che
cosa provano («siete incivili e cattivi, se allontanate un compagno della pelle colorata!»).
Inutile dire che il nostro racconto non cade in nessuna di queste trappole, così frequentate da ben intenzionati adulti che vogliono eliminare le discriminazioni tra bambini (magari tenendosi ben strette le proprie!).

In che modo?
Susi e Nina sono presentate in nome della loro amicizia: e non per il colore della pelle. Anche lo scherzo di un compagno che le chiama "pane e cioccolato" pare, lì per lì, non porre il problema (sarebbe interessante far notare ai bambini che l'espressione in sé avrebbe potuto essere usata anche per due amiche con lo stesso colore della pelle senza nessuna valenza offensiva razziale!). 

Il problema si pone quando Nina trova del tutto naturale immaginare la bellissima principessa della favola con la pelle come la sua: color cioccolato, anche dopo il decreto della compagna Laura: «non ci possono essere principesse color cioccolato». È qui che il racconto ti pone di fronte alla virulenza di ogni discriminazione che cala come un macigno sulla serenità del bambino. Nina allora
unisce strategie magiche (se mangio mozzarella diventerò bianca) e realistiche (nel mio grande libro di fiabe le principesse sono tutte bianche!).
Ma Nina ha intorno a sé adulti molto attenti: la mamma enuncia il principio che «ci sono principesse di tutti i colori» e insieme a papà che «sembra un gigante» fanno una spedizione in biblioteca, nei cui libri "dorme" Akìra, una principessa africana non solo bella, ma anche coraggiosa.

E così, a prescindere dal colore della pelle, ogni bambino può riconoscere che esistono altri orizzonti. A volte le spedizioni in biblioteca possono essere stupefacenti attacchi ai
limiti delle nostre vedute ed ... efficacissime "prediche"!

Mariateresa Zattoni

Intervista all'autrice: Lodovica Cima

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Un libro molto bene illustrato, molto bella la scena della mamma che fa tanto rumore con la scopa contro... i bidoni della spazzatura per cacciare i lupi di cui Tommaso, e di conseguenza i suoi fratellini che poco prima dormivano tranquilli, hanno paura.

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In realtà oltre a essere un libro per bambini è un libro per i loro genitori e per chi continua a essere un po' bambino; raccoglie infatti un patrimonio culturale che ci tramandiamo, e che ricordiamo con nostalgia. I giochi descritti hanno due ingredienti fondamentali: i costi bassissimi di realizzazione e la fantasia. Per dirla con le parole dell'autore: "un bambino rimane piccolo per poco tempo, poi ha tutta la vita per ricordare chi ha passato del tempo a giocare con lui".

Giorgio F. Reali è il fondatore dell'Accademia del gioco dimenticato.

La prefazione è di Stefano Bartezzaghi.

autore: Giorgio F. Reali, Niccolò Barbiero

editore: Salani