Felicità, un regalo di mamma e papà ?

La felicità è un'emozione positiva che viene percepita da ogni individuo in modo soggettivo, tutti vorremmo essere felici e tutti vorremmo poter garantire la felicità ai nostri figli. 

Stando allo studio condotto in America da un gruppo di ricercatori, guidati dal dottor Alberto Halabe Bucay, del Research Center Halabe and Darwich, in Messico, a decidere la personalità dei figli e ad influenzare la loro felicità, non sarebbe solo l'ambiente in cui crescono, o i geni ereditati, ma anche lo stato d'animo dei genitori al momento del concepimento. 

Secondo la ricerca, i sentimenti e le emozioni che proviamo nel corso della nostra vita inizierebbero ad influenzare in modo diretto quelle dei nostri figli fin dal momento del concepimento; il bambino erediterebbe gli stessi umori dei genitori siano essi negativi o positivi, perché il nostro cervello a seconda del nostro umore, produce una quantità di sostanze chimiche (endorfine), che hanno conseguenze dirette su ovociti e spermatozoi, influenzando il modo con cui i geni specifici sono espressi nelle cellule germinali, e di conseguenza, su come sarà il nascituro. 

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Bioscience Hypotheses e il direttore William Bains spiega il perché: "Abbiamo voluto pubblicare il lavoro per conoscere l'opinione degli altri scienziati e sapere se altri gruppi di ricerca hanno dati che possano sostenere o smentire l'ipotesi". 

Non siamo scienziati, ma una riflessione vogliamo farla; se non abbiamo avuto la fortuna di essere concepiti e di nascere in una famiglia dove il sorriso era sulle labbra di tutti, o se portiamo avanti una gravidanza fra mille difficoltà, non crediamo che la nostra vita e quella dei nostri figli debba essere ritenuta rovinata sin dai primi giorni, o che ci sia, o gli sia preclusa l'opportunità di essere felici. 

Non dimentichiamo che tutti gli studi a carattere scientifico, non possono tenere conto delle singole caratteristiche umane derivate dalla complessità della personalità di ciascun individuo, altrimenti non si spiegherebbe come mai, ad esempio, fra gemelli, spesso il modo di affrontare la vita sia completamente differente, nonostante che, a differenza dei normali fratelli, siano stati concepiti nell'identico stato emotivo dei genitori, ed abbiano la possibilità di crescere davvero nel medesimo ambiente familiare. 

L'ultimo decennio è stato caratterizzato da una crescente attenzione allo studio del benessere soggettivo e della qualità della vita. In ambito psicologico, lo studio del benessere soggettivo ha dato origine al movimento della Psicologia Positiva, modello teorico e applicativo fondato dallo psicologo statunitense Martin E. P. Seligman. 

La Psicologia Positiva enfatizza il ruolo fondamentale delle risorse e delle potenzialità dell'individuo. Le teorie di Seligman si basano sull'idea che le persone possano cambiare. Cambiando il nostro modo di pensare possiamo cambiare la nostra vita. 

Secondo Seligman chi nasce pessimista, può diventare ottimista, ed afferma che dovremmo allenarci a questo tipo di pensiero positivo imprimendo nella mente frasi ottimistiche. Seligman ci insegna ad aiutare i nostri figli sin da piccoli, ad utilizzare quelle modalità di pensiero, che incoraggiano l'ottimismo. 
Il modo migliore per aiutare i bambini a sviluppare un modo di vedere positivo non è pretendere che ottengano buoni risultati in ambito scolastico o sportivo, ma rassicurarli sul fatto che ce la possono fare. Quando non riescono in qualcosa, o si comportano male, o prendono un brutto voto, invece di rimproverarli, potremmo dirgli che di solito fanno meglio e che non è da loro, Seligman non ci suggerisce di lodare costantemente i bambini, ma di insegnare loro ad avere fiducia in se stessi per superare gli ostacoli, mostrando loro un modo di vivere in cui non si teme il fallimento. 

L'ottimismo e di conseguenza la felicità possono essere un regalo di mamma e papà anche se non vengono ereditati geneticamente, la felicità può essere contagiosa, e la si trasmette attraverso quei gesti d'amore quotidiani che rassicurano il bambino. 

Per approfondire
M. Selingman Imparare l'ottimismo - Ed. Giunti 
Società italiana di Psicologia Positiva 

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Il fanciullo difficile

E' uno dei primi libri scritti dal pedagogista scozzese Neill, ma è già ricco di quelle tematiche rivoluzionarie in campo pedagogico che fecero dell'autore un punto di riferimento per tutti coloro che, nei decenni successivi, vollero cercare strade alternative ad un'educazione autoritaria e repressiva.

Alexander S. Neill è il creatore della scuola di Summerhill, dove i bambini sono liberi di fare quello che vogliono, senza che l'autorità dell'adulto imponga le sue regole di morale e di condotta. A Summerhill non ci sono punizioni per chi si comporta male, e le regole del vivere insieme sono regole sociali, dettate dalla stessa comunità, formata dai ragazzi.

Il libro è scritto nel 1927, può sembrare datato per certi aspetti, ma alcune idee sono davvero interessanti e meritano uno spunto di riflessione. Il titolo "il fanciullo difficile" non tragga in inganno, anche se l'autore prende spunto da casi di ragazzini con problemi le sue riflessioni hanno valenza universale: "[...]non vedo che una via per l'educazione: dire coraggiosamente che noi adulti non sappiamo cosa sia l'educazione; confessare che noi ignoriamo cosa sia il meglio per un fanciullo[...]" e ancora "[...] nessun uomo è tanto buono da poter dire a un altro come deve vivere; nessun uomo è tanto saggio da poter guidare i passi di un altro". 

Il libro è preceduto da un saggio introduttivo di Annalisa Pinter, che fa notare come in quest'opera, ancora più che in Summerhill, l'autore cerchi di costruire una teoria organica. A volte, dice sempre la Pinter, "non vi è molto impegno nel cogliere l'eziologia dei problemi" e certo non fornisce una metodologia di analisi e intervento.

E' chiaro che non è un saggio pedagogico che possa illuminare un genitore in crisi: ma è un arricchimento, anche storico per chi si interessa di tematiche sull'educazione e sulla scuola. Summerhill è lontanissima dal concetto di scuola a cui siamo abituati, ma proprio per questo vale la pena sognare, perché tutti noi, nella nostra infanzia abbiamo sognato una scuola così. Ma la realtà è un'altra cosa.

autore: Alexander S. Neill

editore: La Nuova Italia (collana Classici dell'educazione contemporanea)

[Copertina del libro non disponibile] 

Il Guerriero di Legno

Cosa siamo senza la nostra storia? Una pianta senza radici.
È così che si sente il Vecchio Albero, Guerriero di legno, quando perde la sua magica capacità di raccontare storie. Un vecchio albero è quanto di più vicino ci sia all'immagine della stabilità, della solidità. Ma se non c'è memoria, non c'è voce, ma solo un grande silenzio. L'albero guerriero non è solo, però: tutti i giovani alberi, che avevano sempre ascoltato i racconti del vecchio albero, diventano a loro volta narratori di storie, testimoni di quella memoria che è stato loro tramandata. Diventano dunque capaci di rigenerare la primavera delle parole dando così sollievo a chi non è più in grado di trattenere ricordi.

Un tema difficile, quello dell'anziano che per colpa della malattia perde la memoria, raccontato ai bambini con toni poetici, dove traspare il dolore, la malinconia ma con delicatezza e garbo, anche grazie alle splendide illustrazioni che seguono il racconto in perfetta sincronia, intonandosi alle parole. Così la pagina in cui la betulla argentata chiede una storia assume tonalità blu come l'argento, gli oggetti dai colori vivaci appaiono man mano che l'albero li descrive. Perfino il sole con la risata scoppiettante ha i raggi come popcorn. Poi arriva il vuoto e il silenzio della memoria e le pagine si adeguano, nei colori freddi dell'inverno. Non si guarisce, ma molto si può fare, e anche i colori tornano in qualche dettaglio pur rimanendo tenui e delicati.

Nel testo troviamo una felice parallelo tra i libri e il bosco. Nel nostro immaginario i libri hanno molti legami con le foreste, le biblioteche sembrano un po' dei boschi, pensiamo per esempio agli allestimenti nelle manifestazioni per ragazzi dove tantissimi libri sono appesi alle pareti con dei fili e i bambini possono passarci in mezzo, fermarsi e aprirli. 
I libri, infine, ci aiutano là dove la nostra memoria non può arrivare. Anche loro ci salvano dall'oblio e ci guidano nei sentieri del bosco.

Autore: Lorenza Farina - Manuela Simoncelli

Editore: Lineadaria editore

La musica in testa

Autobiografia del giovane pianista e compositore Giovanni Allevi che intervalla il racconto degli episodi che hanno contrassegnato la propria ascesa al successo con riflessioni filosofiche sulla vita e sull’importanza che l’arte musicale ha esercitato su di essa. Il libro inizia con il primo concerto di Napoli quando a 22 anni  era ancora agli inizi della propria carriera e a vederlo erano solo 5 spettatori e approda ai trionfi conquistati negli Stati Uniti.

 

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