“Non sono stato io”. Le bugie dei bambini

Partendo dal presupposto che la bugia non è altro che un'alterazione intenzionale della realtà, secondo alcuni psicologi dell'età evolutiva, fra i quali Jean Piaget, i bambini di 4 anni non sanno dire le bugie perché la loro mente non è ancora in grado di distinguere fra il mondo fantastico e il mondo reale. Infatti un bambino in età prescolare può dire di aver visto una giraffa all'uscita della scuola materna ed esserne veramente convinto, perché non riesce ancora a fare una distinzione fra fantasia e realtà. 

 

Non per questo però bisogna tollerare qualsiasi cosa dica il bambino, e questa dovrebbe essere un'occasione per insegnargli che è sbagliato dire cose non vere o che non sono realmente accadute, non solo: possiamo anche spiegare che è più facile fidarsi di chi dice la verità e che, viceversa, se qualcuno racconta le bugie non ci fidiamo più di lui e quindi ce ne allontaniamo.

In genere solo verso i cinque o sei anni, il bambino incomincia a distinguere il vero dal falso, ed è a questa età che è in grado di mentire per ingannare gli altri. 

Tutti i bambini prima o poi dicono una bugia e le cause che inducono i bambini a mentire sono molteplici. 

"Non sono stato io" è la classica bugia per discolparsi. I bambini dicono bugie di questo tipo sino a quando non imparano a riconoscere i propri errori senza che siano vissuti come irreparabili, infatti smettono di dire bugie per discolparsi dopo i sette anni, quando imparano ad avere fiducia in se stessi. 

Ci sono bugie che nascondono il desiderio di apparire migliore, e servono per compensare una bassa stima di sé. Il bambino o l'adolescente che non si piace e non ha stima di sé inventerà un sacco di bugie per mascherare le proprie carenze. Alle volte siamo proprio noi genitori a "spingere" involontariamente i nostri bambini a mentirci, mettendoli nella situazione di non voler deludere le nostre aspettative.

Quando un bambino si sente poco amato o trascurato, perché magari è nato un fratellino, racconta bugie per attirare l'attenzione e per sentirla maggiormente concentrata su di sé.

Spesso i bambini mentono dissimulando, cioè omettono volontariamente delle informazioni ai genitori. Per esempio un bambino che rientra da scuola dice alla mamma di aver preso un buono al compito di matematica, ma omette volontariamente di aver preso un insufficiente in quello di italiano. Il bambino pensa che omettendo una parte della verità non abbia detto una menzogna perché in questo modo non ha affermato il falso, ma ha solo evitati di raccontare tutto.

Durante l'adolescenza la bugia rappresenta un modo per affermare la propria identità, un piccolo sotterfugio per uscire dal controllo dei genitori. Si può mentire per sentirsi accettati o fare colpo sugli amici. Questo comportamento può aumentare durante l'adolescenza, fase evolutiva in cui il bisogno di appartenenza a un gruppo è essenziale per la propria identità. Capita che gli adolescenti mentano per difendere la propria privacy, noi genitori dovremmo imparare a non fare certe domande ai figli adolescenti per non indurli nella tentazione di mentire

Secondo Paul Ekman uno dei motivi per cui i bambini mentono è per evitare le punizioni, e molto spesso la paura che il genitore si possa arrabbiare può portare il bambino a mentire più facilmente e più frequentemente, per questo motivo è molto importante cercare di capire se ciò che il bambino ha tentato di nascondere con la bugia sia un errore accidentale, o la conseguenza di una scelta consapevole. È molto importante non etichettare il bambino come bugiardo. Quando un bambino mente, bisognerebbe non arrabbiarsi, per non dare troppo peso alla bugia stessa, ed è molto utile parlare con il bambino dei fatti e dei comportamenti che hanno scaturito la bugia, aiutandolo a trovare la soluzione migliore, alternativa alla bugia stessa.

Spesso i bambini imparano a dire le bugie proprio dai genitori. Bisognerebbe non mentire mai ai propri figli, anche quando ci fanno domande imbarazzanti o quando crediamo che la risposta possa essere dolorosa per loro. In modo particolare è importante non promettere mai quello che non possiamo mantenere, perché ferisce il bambino autorizzandolo a mentire a sua volta.

I figli possono mentire a causa di un'educazione sbagliata, spesso non ci rendiamo conto che alcuni nostri atteggiamenti anche se ci possono sembrare innocui agli occhi di un bambino di nove anni sono deleteri. A chi non è capitato di vantarsi di essere riuscito a non prendere una multa perché il vigile al quale abbiamo inventato una scusa ci ha creduto ? E quante volte è capitato di rifiutare un invito davanti al bambino adducendo una scusa qualunque, che è senza dubbio il modo più facile per sfuggire a una situazione imbarazzante. E a chi non è capitato di ringraziare anche quando riceviamo un regalo che non apprezziamo, bugia bianca, proferita per gentilezza, cortesia e per non mettere l'altro a disagio. A volte quando i bambini ci fanno delle domande alle quali non sappiamo rispondere, magari per semplice pudore, come quando ci fanno domande sul sesso, mentiamo, mentre basterebbe rispondere con semplici parole adeguate alla loro età.
Tutti comportamenti così comuni e banali che possono passare inosservati agli occhi di noi genitori, i bambini mentono per le stesse ragioni.

Cosa possono fare i genitori per far sì che i figli non dicano bugie?

Paul Ekman, nel suo libro "Le bugie dei ragazzi", ci suggerisce di rassegnarci - "I vostri figli continueranno a mentirvi fino alla morte. Non c'è modo di evitarlo…Ho paura di non avere nessuna ricetta miracolosa su come impedire ai ragazzi di mentire. Per la maggior parte è inevitabile e ci saranno sempre delle bugie che non avrete mai potuto impedire. Ma se cercate di creare più situazioni in cui vostro figlio si senta meno obbligato a mentire e possa dire la verità, penso che farà una gran differenza su quante bugie dirà."

Approfondimenti:

 

Suggerimenti di letture per bambini/ragazzi: Bibliografia. Le bugie hanno le gambe corte


P. Ekman "Le bugie dei ragazzi" Ed. Giunti Editore
N. Laniado "Le bugie dei bambini" Ed. Red 
M. Tognoni "Perché i bambini dicono le bugie?" Ed.Giunti Editore

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Il libro dunque parte da esperienze vissute, che però sono state elaborate ed approfondite attraverso il confronto con gli "esperti" e soprattutto da un lodevole impegnativo studio dei dati scientifici esistenti, che vengono correttamente esposti e sono puntualmente aggiornati. Esso rappresenta anche un significativo documento sulle difficoltà in cui viene spesso a trovarsi un genitore di bambino con ADHD a causa delle disfunzioni organizzative e delle insufficienti conoscenze che si trovano anche tra i medici, ampiamente testimoniato da un buon numero di lettere di genitori, non poche delle quali devono far riflettere i medici e in particolare i neuropsichiatri su un certo tipo di errore che è stato a lungo commesso. Un errore che fa parte di uno stereotipo culturale derivante da vecchie teorie o da cattiva interpretazione delle stesse e che si basa sull'assunto "la colpa è sempre dei genitori"! Com'è successo per l'autismo (potremo mai calcolare il danno e la sofferenza che questa impostazione ha provocato nei genitori e di conseguenza nei figli?), ora continua, a volte, per l'ADHD.

Già da anni la letteratura scientifica ha contraddetto queste teorie relativamente all' autismo e all'ADHD, ma evidentemente non tutti si aggiornano. Ben lungi dal negare che tante problematiche del bambino dipendano dall'ambiente e soprattutto da quello familiare, ma bisogna saper distinguere e non imputare allo stato d'ansia riscontrabile nella madre, ad esempio, la causa della patologia del bambino. Questo suggerisce una insufficiente capacità di approfondire i meccanismi della relazione interpersonale e a volte appare un modo del terapeuta di scaricare ad altri le responsabilità: «La colpa è di voi genitori, curatevi voi altrimenti io non posso far nulla per il bambino!». Anche nei casi in cui vi è una responsabilità più o meno ampia dei genitori, l'atteggiamento del terapeuta deve essere diverso, non accusatorio ma, secondo il proprio ruolo, "terapeutico", cioè di indirizzo, di richiamo e di ricerca della collaborazione da parte del genitore.

Più o meno indirettamente il libro mette in luce anche un'altra carenza che a volte si riscontra in alcuni operatori neuropsichiatrici (non solo in Italia): l'insufficiente conoscenza di tecniche terapeutiche in senso lato. Essi sono preparati per un solo tipo di psicoterapia efficace per alcuni disturbi, mentre non hanno evidentemente conoscenza di altre tecniche di intervento terapeutico non farmacologico, efficaci per altri tipi di disturbo. Questo perché è necessaria una maggiore capacità del terapeuta di usare approcci diversi in rapporto a problematiche diverse. Il libro non manca da questo punto di vista di segnalare interventi semplici ma talora molto efficaci di guida ai genitori e agli insegnanti.

Un libro per laici, che sarà utile pure ai medici e agli altri operatori del settore, perché dà un panorama scientificamente corretto dell'ADHD e degli interventi da adottare in favore di coloro che ne soffrono e anche perché riporta, attraverso le lettere dei genitori, una istruttiva esperienza di casi clinici.

autore: Raffaele D'Errico, Enzo Aiello

illustratore: S. Deflorian

editore: AIFA