Verso una nuova cultura dell'infanzia

"L'infanzia costituisce l'elemento più importante della vita dell'adulto: l'elemento costruttore. Il bene o il male dell'uomo nell'età matura è strettamente legato alla vita infantile da cui ebbe origine. Sull'infanzia ricadranno tutti i nostri errori e su di essa si ripercuoteranno in modo indelebile"

Così scriveva Maria Montessori nella prefazione del suo libro "Il segreto dell'infanzia" (Garzanti, 1999). Allora era una novità, agli inizi del secolo scorso la società non riconosceva il bambino come soggetto con dei diritti, non esisteva una cultura dell'infanzia di cui di fatto la Montessori è stata la promotrice. Le sue parole, a distanza di cento anni, sono state interiorizzate e ogni genitore sa della responsabilità e dell'importanza del ruolo che riveste, tanto più che il modello educativo principale oggi si basa sulla cosiddetta consapevolezza genitoriale.

Abbiamo superato infatti, almeno a parole, la fase autoritaria in cui il bambino non era altro che un piccolo adulto in potenza, un essere imperfetto la cui personalità va sviluppata e plasmata, di cui ci parla Kafka nel suo "Lettere al padre". Abbiamo superato anche la fase permissiva totalmente puerocentrica esaltata verso la fine degli anni '60 dal dottor Spock, in cui al contrario il bambino è un piccolo re, un essere raro e sacro a cui tutto si deve concedere, e a cui vanno evitate ogni frustrazione e difficoltà. La nuova cultura dell'infanzia considera il bambino come un soggetto attivo, con potenzialità e risorse a se stanti, in divenire, che si rapporta con l'adulto con le sue emozioni e sensazioni e che apprende anche e soprattutto tramite di esse. Sappiamo dunque che essere genitore, di conseguenza, significa interrogarsi ogni giorno, prestare ascolto attentamente alle esigenze dei figli, nel rispetto della loro integrità e autonomia, evitando di manipolarli e di forgiarli a propria immagine, senza confondere i loro diritti con i bisogni dell'adulto.

Fin qui la teoria, ma cosa significa in pratica? Abbiamo restituito al bambino il suo ruolo di persona che impara soprattutto attraverso la relazione con i genitori fin dai primi istanti, e investiamo moltissimo in termini di risorse ed energie e quindi in aspettative che però possono rivelarsi come armi a doppio taglio. Di fatto poi è il quotidiano che dobbiamo affrontare, in cui riversiamo le nostre ansie, le nostre preoccupazioni e tutto ciò che riguarda la loro crescita.Come possono esistere consigli validi per tutti, tecniche per far addormentare, per calmare i pianti, per fronteggiare una ribellione ostentata e apparentemente inspiegabile? Come ci si può attenere a un modello, quando noi stessi siamo persone che sbagliano, che sentono una responsabilità che a volte va stretta, forse proprio a causa di questa genitorialità consapevole? Una volta ci si chiedeva se si era autoritari o permissivi, ora si vorrebbe essere consapevoli e autorevoli come se bastasse leggere un paio di manuali o attenersi ai consigli che tutti sono sempre pronti a dispensare. Invece dobbiamo scontrarci con i nostri errori, capire che se davvero vogliamo ascoltare i nostri figli - perché di questo siamo certi: vanno ascoltati - dobbiamo fermarci ed ascoltare noi stessi, accettare le nostre emozioni, i bambini e le bambine che eravamo; ciò non solo ci permette di capire meglio i ragazzi, ma ci rende persone migliori.

Insomma, dobbiamo crescere con loro, apprendere con umiltà a poco a poco, man mano che diventano grandi. Per questo riteniamo essenziale il confronto, lo scambio di letture, di esperienze, di consigli come spunti di riflessione e non come regole o ricette universali. Da tutto ciò impariamo a ritagliarci la nostra modalità di essere genitore, quella che più si avvicina alla nostra esperienza, al nostro vissuto che valorizzi la relazione con i nostri figli.

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Il mare in fondo al bosco

…quella era un città buia fitta di misteri, una città piccola perché un bambino come lui, Paolo, potesse esplorarla e scoprirci dei segreti…

Trovò in terra dei libri, li guardò uno dopo l’altro e a poco a poco riuscì a leggerli. Intanto si accorgeva che quello che stava leggendo riusciva a vederlo anche se non c’erano le figure. “Forse - pensò - sto diventando anch’io un bambino inventato. Sarebbe divertente!”
A un tratto aprì un libro e dalle pagine si alzò una foresta: era un libro animato, di quelli da cui, quando si sfogliano, si vedono saltar fuori castelli, boschi, velieri, talmente belli che sembrano veri. Gli venne voglia di provare a entrarefra quegli alberi. Quella foresta poi era una giungla, certo zeppa di belve, di serpenti di insetti velenosissimi.
Be’ paura o non pauraaveva una gran smania divederla quella giungla, l’idea di passare dal buio di una città pericolosa, al buio di una foresta tropicale, adesso, lo tentava troppo.
Sentì delle voci e un gran correre: lontano nelle strade dei tipi loschi.

Il romanzo è una fantasticheria in cui, con ritmo crescente, compaiono città insidiose, giungle popolate di belve, mari in burrasca, magie luminose, grovigli di strade misteriose. I protagonisti sono bambini, bande criminali, mercanti di schiavi, maghi e mostri orrendi, pirati e scimmie, folletti e coccodrilli.

Età di lettura consigliata: da 4 anni.

autore: Pinin Carpi

editore: Einaudi Ragazzi

La forza d'animo

Argomento del libro è la "resilienza", intesa come capacità di fronteggiare e ricostruire; tale capacità è in gran parte scritta nel nostro patrimonio genetico, ma può anche svilupparsi nel corso dell'esistenza, rafforzarsi o indebolirsi a seconda delle esperienze che si vivono, soprattutto negli anni infantili, nel proprio ambiente, a contatto con le proprie figure di attaccamento o in loro assenza. La formazione di un legame di attaccamento saldo nella prima infanzia è alla base della fiducia in se stessi e dell'autostima. 

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Il mondo è tuo

Un albo illustrato per grandi e piccini, che insegna ai più piccoli, e ricorda ai più grandi che, si è liberi di essere e fare quello che si vuole, nonostante la strada non sarà priva di difficoltà che ci faranno crescere.

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