Grace Paley e i piccoli contrattempi del vivere

“I racconti di Grace Paley sono fra i tesori della letteratura americana contemporanea. Nessuno meglio di lei è riuscito a catturare lo spirito e il ritmo della parlata di New York; nessuno è mai riuscito a osservare con più acume e simpatia le piccole cose che costituiscono la vita di tutti i giorni”. Paul Auster

 

Quello con Grace Paley, scrittrice ebrea americana, socialista, insegnante, femminista, pacifista, sempre in prima linea nelle lotte per i diritti civili è sicuramente un incontro che non lascia indifferenti. Amata dagli scrittori, da “tipacci” come Saul Bellow e Philip Roth che avevano una grandissima stima di lei e da molti altri, quelli della generazione di David Leavitt o Susan Minot, i capiscuola del cosiddetto “minimalismo americano” che la reputano addirittura la loro musa ispiratrice. 


Grace Paley, nata a New York nel 1922 (morta nel 2007 nella sua casa di Thetford nel Vermont), nella sua lunga e ricchissima vita ha scritto solo 45 racconti, pubblicati in tre raccolte che si sono aggiudicate il National Book Award nel 1994. E già i bellissimi titoli di questi libri fanno pre-assaporare quello che poi si leggerà tra le pagine: Enormi cambiamenti all’ultimo minuto, Piccoli contrattempi del vivere, Più tardi nel pomeriggio, a cui possiamo aggiungere la raccolta di saggi e articoli uscita in America nel 1998, ma in Italia nel 2007, dal titolo L’importanza di non capire tutto.

Perché solo 45 racconti? E perché solo racconti? Perché, come ha scritto Fernanda Pivano nel suo volume Leggere rende liberi: “La Paley ha iniziato a scrivere quando i figli erano piccoli e non le permettevano lunghe distrazioni. Da qui la sua predilezione per il racconto, che giustificava anche dicendo: "L'arte richiede tempo e la vita è troppo breve. C'è tanto altro da fare oltre a scrivere”.
Nel suo caso, il tanto altro comprendeva un intenso attivismo politico e impegno nel sociale. Grace Paley fu, infatti, una femminista e pacifista della prima ora (tantissime le campagne di protesta da lei condotte contro la guerra nel Vietnam), sempre in prima linea in tutti i movimenti per i diritti civili, dal matrimonio per gli omosessuali alla pace in Palestina e più recentemente contro il nucleare. E questo fino agli ultimi anni della sua vita.

Tornando alla scrittura, non solo la vita famigliare ha modellato il suo modo di esprimersi, che come abbiamo visto è il racconto breve (come il sonno di un neonato!) ma ha anche fornito gli spunti per le storie che ci racconta, piccoli frammenti di quotidianità che vedono come protagoniste donne, madri, mogli. Come Faith - l'alter ego della Paley - Hope e le altre amiche calate in queste storie dolci-amare di amori e matrimoni, di adulteri e divorzi, di figli piccoli che consolano e di figli grandi che deludono, di mamme sedute al parco e di mamme che muoiono, di microcrimini e di macrotragedie, di brevi interludi erotici e di eterni problemi quotidiani, con un brio che impedisce ogni sentimentalismo, e con uno stile originalissimo che deriva dalla grande lezione dei narratori russi e yiddish.

Figlia di ebrei ucraini fuggiti al regime degli zar, cresciuta tra nenie russe, cadenze ebraiche e le molte inflessioni del Bronx e del Lower East Side, la Paley ha sviluppato un orecchio perfetto per i dialoghi e le voci che rimbalzano da una pagina all’altra da un racconto all’altro.

La Paley ha scritto anche poesie, non pubblicate in Italia, ne riportiamo qui una e ringraziamo Robin Morgan, la editor della Paley per averla citata nel suo ricordo della scrittrice, tradotto in italiano da Elisabetta Lopalco.

The Poet’s Occasional Alternative


"Stavo per scrivere una poesia
e poi invece ho fatto una torta mi ci è voluto
quasi lo stesso tempo
ovviamente la torta era una stesura
finale invece una poesia avrebbe richiesto un po’ più
di distacco prima di essere ultimata giorni, settimane e
molta carta appallottolata nel cestino

la torta ha subito trovato un suo pubblico
che si precipita tra macchinine
e camion di pompieri sul
pavimento della cucina

piacerà a tutti questa torta
fatta di mele, mirtilli
e albicocche secche molti amici
diranno perché ne hai fatta
solo una
non succede lo stesso con le poesie.”




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Rosi e Moussa

Rosi si è appena trasferita in città con la sua mamma, in un grande palazzo, molto alto, pieno di scale e di vicini che sembrano scontrosi. Non si farà mai degli amici, lo sa già!

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Una delicata storia di amicizia e multiculturalità, scritta con naturalezza e senza ipocrisie.

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Editore: Il Castoro

Città blu città gialla

 

Città Blu e Città Gialla sono vicine e separate solo da un fiume. Una è famosa per i suoi ombrelli variopinti, l’altra per i calzolai che fabbricano scarpe eccezionali.

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Nebbia di streghe

Nebbia di streghe, una bella fiaba avventurosa, avvincente e allo stesso tempo commovente, che aiuta i giovani lettori a comprendere la separazione tra genitori. 

Carletto è il protagonista di questo libro, ha sette anni e vede fra i sui genitori una nebbia grigia, che con il passare del tempo, diventa sempre più fitta, al punto tale che non riescono quasi più a parlare e ad incontrarsi.

La nebbia l’ha mandata la strega Cunegonda, perché Carletto non ha accettato di seguirla nel suo castello, dove lei lo ha invitato per una grande festa di bambini.
Carletto, rendendosi conto che la nebbia fra i genitori peggiorava decide di seguire la strega, con la speranza che questo possa servire a farla svanire.

Giunto al castello, Carletto scopre che insieme a lui ci sono tantissimi altri bambini e comincia un avventura che li porterà a sconfiggere le streghe, colpevoli di voler trasformare i bambini in streghe e streghi, e a fuggire dal castello.

Al suo ritorno a casa la gioia dei genitori è immensa ma dopo pochi giorni la nebbia ritorna, a quel punto Carletto è convinto che quello che sta succedendo accade solo per colpa sua.
Per fortuna trova il coraggio e si confida con la mamma, la quale gli spiega che a volte fra i genitori cala una nebbia che rende difficile la loro convivenza, al punto tale che non riescono nemmeno più a rivolgersi la parola.
La colpa non è certamente di Carletto, lui non c\'entra niente, può succedere che i genitori smettano di amarsi, e anche se ciò accade non smetteranno mai di voler bene ai loro bambini.
La mamma spiega a Carletto che l’unico modo per far si che la nebbia vada via è che la mamma e il papà non vivano più sotto lo stesso tetto.
Carletto è spaventato perché non sa che fine fanno i bambini che hanno i genitori che si separano, la mamma lo rassicura immediatamente, abbracciandolo teneramente e spiegandogli che i bambini staranno un pò nella nuova casa della mamma e un pò in quella del papà, in modo tale che quell’orribile nebbia non torni più.

autore: Giulio Levi

editore: Falzea Editore