Un treno per Auschwitz

Tramonto a Fossoli

"Io so cosa vuol dire non tornare
A traverso il filo spinato
ho visto il sole scendere e morire;
ho sentito lacerarmi la carne
le parole del vecchio poeta:
"Possono i soli cadere e tornare:
a noi, quando la breve luce è spenta,
una notte infinita è da dormire"

Primo Levi
7 febbraio 1946


Fossoli è un piccolissimo paese vicino alla più famosa Carpi, prospera città della bassa modenese. Da qui ogni anno, in occasione del Giorno della Memoria, parte un treno carico di ragazzi delle scuole medie superiori, dalla stessa stazione e sugli stessi binari da cui più di 60 anni fa sono partite oltre 5mila persone, buona parte ebrei. Tra loro anche Primo Levi, lo scrittore che poi tradurrà in pagine la sua tragica esperienza, negli splendidi Se questo è un uomo e La tregua.

Il campo di Fossoli viene istituito dagli italiani nel maggio 1942 come campo per prigionieri di guerra inglesi. 
Dopo l'8 settembre del '43 viene occupato dai tedeschi, attratti dalle sue strutture in muratura di recente costruzione e dalla posizione geografica che fa di Fossoli un punto strategico sulla strada ferroviaria che porta al nord, verso il Brennero e i campi della morte. 
Il campo viene ceduto, fino alla fine del 1943, alla neo-nata Repubblica Sociale che ne fa un centro di raccolta provinciale per ebrei, in ottemperanza ai dettami della Carta di Verona. 
Dall'8 febbraio del 1944 subentra la gestione diretta da parte delle SS e si attiva il processo di deportazione: Fossoli diventa campo poliziesco e di transito per prigionieri politici e razziali destinati ai Lager. 

Dalla stazione di Carpi partono, in sette mesi di attività del campo, 8 convogli ferroviari, 5 dei quali destinati ad Auschwitz. Sul primo diretto verso questa meta, il 22 febbraio, viaggia come ricordavamo sopra anche Primo Levi che rievoca la sua breve esperienza a Fossoli nelle prime pagine di "Se questo e un uomo" e nella poesia "Tramonto a Fossoli". Il convoglio giunge ad Auschwitz il 26 febbraio lo scrittore è tra i 95 uomini che superarono la prima selezione e fu immesso nel Campo col numero di matricola 174517. 
Il 12 luglio del 1944 nel campo di Fossoli vengono trucidati 67 prigionieri come ritorsione per l'uccisione a Genova di pochi soldati tedeschi. Una rappresaglia completamente immotivata perché condotta contro prigionieri inermi e in un'area lontanissima dal luogo degli attentati.
Il 2 agosto 1944, il campo viene abbandonato per ragioni di sicurezza e dopo la fine della guerra riutilizzato a scopo abitativo: dal 1947 al 1952 è occupato dalla comunità cattolica di Nomadelfia e dal 1953 alla fine degli anni '60 dai profughi giuliani e dalmati col nome di Villaggio San Marco.

Oggi l'area dell'ex Campo di Fossoli è una fondazione museo, che testimonia con le sue celle e i suoi documenti storici, l'orrore dell'Olocausto. 
Da qui ogni anno parte un "treno della memoria" che oltre ad avere un significato altamente simbolico è un contenitore di proposte didattiche per studenti ed insegnanti, un percorso che viene costruito nel corso dell'anno scolastico e che ha nel viaggio il momento più significativo sia sul piano della conoscenza che sul piano delle emozioni. 

Insieme ai ragazzi viaggiano scrittori, giornalisti, studiosi, testimoni e musicisti: la loro presenza arricchisce e valorizza ulteriormente il progetto e diventa un valido strumento di riflessione nella fase successiva al viaggio, intitolata Restituzione dell'esperienza. L'idea che anima ancora una volta questo progetto è l'incontro di una generazione di cittadini anagraficamente e linguisticamente non dissimili da coloro che furono deportati più di 60 anni fa. 
Ma, se durante le persecuzioni naziste la destinazione dei treni era l'orrore, oggi si propone ai ragazzi di incontrarsi, dialogare, lavorare, viaggiare per costruire memoria. I luoghi hanno una grande importanza, come del resto i treni rivestono un ruolo fondamentale all'interno di questo progetto, poiché offrono la possibilità di rivivere l'idea dell'allontanamento coatto, attraverso l'Europa, mediante un mezzo di trasporto di massa, che con grande lentezza, ma anche con inesorabile puntualità, raggiungeva i campi di sterminio. 

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L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento

Non sono più rami storti da raddrizzare e nemmeno vasi da riempire i nostri ragazzi che frequentano le scuole, siano esse primarie, secondarie o università . L’insegnante deve recuperare il ruolo che è indicato nella stessa etimologia  della parola “insegnare”, lasciare un segno, un’impronta importante nell’allievo, svincolandosi dal contenuto del sapere, per trasmettere l’amore per il sapere. 

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Requiem per il giovane Borgia

 

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Chi è il mandante dell'assassinio? L'indagine non è facile. È possibile il movente politico (il dominio dei Borgia è inviso alle potenti famiglie romane, agli Orsini, agli Sforza di Milano, a Guido da Montefeltro, ai baroni romani e a molti prelati che disapprovano la scandalosa condotta del papa), ma può essere un movente passionale o può essere maturato nell'ambito familiare....

La scrittura è scorrevole e varia e si presta facilmente ad una trasposizione filmica.

autore: Elena Martignoni, Michela Martignoni

editore: TEA

La città dei bambini

La rivoluzione proposta in questo libro è ripensare alle nostre città a partire dai bambini: una città fatta per i bambini è garanzia di una vita migliore per tutti.

Francesco Tonucci è un ricercatore del CNR che ha avviato con il comune di Fano il progetto "La città dei bambini".

Questo libro rivede tutte le priorità della vita di città, dove sono le macchine a farla da padrone. I bambini sono prigionieri delle case, non possono uscire a giocare da soli, non possono andare a scuola da soli. Non vivono la città, perché in realtà le città non sono più vivibili.

Ma considerando il punto di vista dei bambini, contemporaneamente si rispettano anche le altre categorie più deboli: gli anziani, i disabili. Una città pensata per i bambini è in realtà una città per tutti, e il libro ci mostra come e perché. La soluzione potrà sembrare utopica, forse, ma per l'autore è molto più utopico e folle procedere nel cammino senza futuro che le nostre città hanno imboccato. Quella dei bambini è un'utopia concreta, un'utopia sostenibile.

La prefazione è di Bobbio.
L'autore è anche disegnatore, con lo pseudonimo di FRATO.

autoreFrancesco Tonucci

editore: Laterza