Visita al campo di concentramento di Dachau

Numeri: da quando sono stata a visitare il centro commemorativo ricordo con un dolore, ancora non completamente elaborato, i numeri di tutto quello che successe all'interno del campo di concentramento eretto proprio a Dachau, a 15 km a nord di Monaco.

 

 
Numeri inconcepibili e crudeli di tutti gli internati, di tutti i torturati, di tutti i bambini, di tutte le donne, di tutti coloro che vennero usati come cavie umane per esperimenti medici, di tutti i morti. Ma sopra ad ogni cosa l'atroce atto di attribuire un numero, a tutti i detenuti per cancellare l'identità di chiunque varcasse da internato la porta recante la famosa scritta Arbeit macht frei.
Ne appunto qualcuno, di questi numeri, dei 12 anni di apertura del campo di concentramento dal 22 marzo 1933:
un'area di 300 per 600 mt., progettata per ospitare circa 5mila detenuti ma dal 1942 il numero non scese mai al di sotto dei 12mila, stimato un totale di 206.206 internati, 30mila morti, il giorno della liberazione erano presenti 30.442 persone di cui 3.388 italiani. 

Varcando quella porta ci si rende conto che i sorrisi e la leggerezza restano fuori automaticamente e senza sforzi, pur non essendo realmente pronti a vedere le tracce di ciò che fu fatto.
Qualsiasi cosa io avessi letto precedentemente, non mi aveva fatto capire fino in fondo cosa volesse dire l'espressione "campo di concentramento" finché non ho superato quel recinto e ho collocato tutti quei numeri letti sulla carta.

Nel 1965, a vent'anni dalla liberazione, è stata aperta al pubblico l'area del centro commemorativo dove fino al 29 aprile 1945 esisteva il Campo di Concentramento di Dachau - allora esempio di rigore per tutti gli altri lager - per far capire, per non dimenticare, per dire "mai più": e queste ultime due parole le ho ritrovate, senza bisogno di leggerle, espresse in ogni cosa per tutta la visita. E le ho anche lette in diverse lingue, infine, sul libro dei visitatori, scritte da tanti ragazzi. 


Questo è uno dei motivi per cui trovo giusto portare i nostri figli a visitare questi luoghi, preparandoli soprattutto a capire ed affrontare con consapevolezza una visita simile: che sia ben chiaro che questo "mai più" lo si conferma ogni giorno, insieme.

La visita è completamente gratuita e grazie ad un'ottima guida audio (costo 3,50 €) ho potuto seguire con una cartina tutte le tappe in modo libero tra i vari luoghi: le baracche (ricostruite) e le file dei basamenti dove una volta ne sorgevano trentaquattro, il piazzale degli appelli, il palazzo dell'economato (ora museo), il forno crematorio e le camere a gas, il bunker, i memoriali religiosi (memoriale ebraico, cappella dell'agonia di Gesù, monastero carmelitano del Preziosissimo Sangue, chiesa evangelica della Riconciliazione, cappella votiva ortodossa russa).
In tanti punti sono esposti dei pannelli che riportano fotografie dell'epoca con spiegazioni di approfondimento in lingua inglese e tedesca.


Ma non solo le tracce di spiegazione aiutano a capire: quelle più interessanti – e anche più dure da ascoltare – sono le registrazioni dei sopravvissuti nelle loro lingue originali, che trasmettono molto bene al visitatore le loro sensazioni, di come arrivarono là senza capire nulla, di come furono ridotti a numeri e di come sopravvissero a condizioni impensabili. Ma anche di quanto tempo gli sia occorso dopo, per ritornare ad una vita semi-normale.

Ci sono molte immagini di ciò che videro gli americani quando liberarono il campo di concentramento: alcune sono molto forti – non solo dei morti, ma soprattutto dei visi e delle condizioni dei vivi - però nulla ti impressiona più del sapere che proprio nel luogo in cui ti trovi, nell'altro secolo, succedeva un tale orrore.
Il tempo si ferma mentre si cammina in silenzio, ci si accorge a mala pena di incurvarsi verso se stessi con un dolore indefinibile e non curabile, se non continuando a dire e impegnandoci a far in modo che non succeda "mai più". 

Indirizzo:
KZ Gedenkstätte Dachau
Alte Römerstraße 75, Dachau
www.kz-gedenkstaette-dachau.de

Apertura: Tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle 9 alle 17

Mezzi pubblici: Metropolitana S2 "Dachau" + bus 726

Campo di Concentramento di Dachau
Sito del comune di Dachau

Pin It
Accedi per commentare

Requiem per il giovane Borgia

 

Si tratta di un romanzo storico e nello stesso tempo di un avvincente giallo scritto da due giovani autrici milanesi esordienti che hanno svolto approfondite ricerche storiche sulla opulenta e maestosa Roma rinascimentale e le ricche corti italiane, soggiogate dalla morale del tempo, individualista e brutale, tesa al conseguimento dei fini senza curarsi dei mezzi con i quali ottenerli.

La vicenda parte dal brutale omicidio di Juan Borgia, duca di Gandia, figlio prediletto di papa Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia.

Chi è il mandante dell'assassinio? L'indagine non è facile. È possibile il movente politico (il dominio dei Borgia è inviso alle potenti famiglie romane, agli Orsini, agli Sforza di Milano, a Guido da Montefeltro, ai baroni romani e a molti prelati che disapprovano la scandalosa condotta del papa), ma può essere un movente passionale o può essere maturato nell'ambito familiare....

La scrittura è scorrevole e varia e si presta facilmente ad una trasposizione filmica.

autore: Elena Martignoni, Michela Martignoni

editore: TEA

Il sogno ostinato. Lettere dall'Africa

È la raccolta di lettere che l'autrice ha scritto a familiari e amici durante i suoi soggiorni in Africa come cooperante.

Un'analisi del problema Africa diversa dal solito, non permeata dal solito pietismo misto ad esaltazione che accompagna i racconti delle missioni umanitarie. Al contrario, il libro è molto lucido e critico ma contemporaneamente appassionato e empatico.

autore: Silvia Montevecchi

editore: Terre di Mezzo

I ragazzi felici di Summerhill

L'esperienza della scuola non repressiva più famosa al mondo

Quanta libertà è giusto concedere a un bambino, a un ragazzo? E quando la libertà si trasforma in licenza?

Summerhill è la scuola che Neill fondò in cui il principio inspiratore è un'educazione che non ha bisogno di ricorrere alla paura. Una scuola senza autorità dove le regole sono dettate da un'Assemblea Generale formata da alunni e insegnanti in cui il fondatore ha lo stesso potere di voto di un fanciullo.

Neill dimostra che la libertà funziona, che i bambini sono capaci di autoregolarsi qualora non abbiano già assorbito il sistema educativo violento e coercitivo delle scuole tradizionali.
Summerhill ha uno spirito comunitario e di autogoverno in anticipo sui tempi. Questo avviene perché la scuola stessa è un'isola:
Neill non si propone di cambiare la società, lui desidera solo che i suoi ragazzi siano felici. Quando un ragazzino arriva a Summerhill inizialmente è disorientato e approfitta di tutto quello che si pensa (sbagliando) sia "libertà", ovvero fare quello che si vuole. A Summerhill le lezioni sono facoltative, se un bambino non vuole imparare a leggere e a scrivere non lo fa, e non è giudicato ma viene trattato con rispetto. Eppure entro breve tempo (quasi) tutti frequentano le lezioni, rispettano la libertà degli altri e se questo non avviene, gli stessi bambini decidono la sanzione, nell'assemblea settimanale di autogoverno.

E' una bella utopia, un invito a riflettere sulla violenza e sulle ipocrisie del nostro sistema scolastico, una proposta di antiscuola inimitabile, perché molte scuole ispirate a quel modello scambiarono proprio libertà con licenza, l'errore più comune che proprio Neill stesso tendeva a sottolineare: libertà non è assenza di regole come molti credono, ma è autoregolazione. La comunità infatti si detta da sola le regole, spesso ferree e precise, improntate sul rispetto reciproco.

autore: Alexander S. Neill

editore: Red Edizioni