L’Unione Europea si impegna a tutelare i diritti delle persone con disabilità

L'Italia così come l'intera Unione Europea si impegna, formalmente, a garantire ai disabili il pieno godimento dei loro diritti, al pari di tutti gli altri cittadini. Con formale ratifica infatti, l'Unione europea è diventata parte contraente della Convenzione delle Nazioni Unite (ONU) sui diritti delle persone con disabilità. L'adesione della Ue alla convenzione risale al 30 marzo 2007, data di apertura della sottoscrizione. Da allora, la convenzione è stata firmata da tutti i 27 Stati membri dell'UE e da altri 120 paesi del mondo. 

Oggi, a procedura di ratifica ormai conclusa, l'UE nel suo insieme è la prima organizzazione internazionale a esser diventata a tutti gli effetti parte della convenzione. 
"È una buona notizia - ha dichiarato Viviane Reding, vicepresidente della Commissione europea e commissario europeo per la Giustizia - e una pietra miliare nella storia dei diritti dell'uomo, poiché per la prima volta l'UE diventa parte contraente di un trattato internazionale sui diritti umani. Desidero ringraziare la presidenza belga per l'eccellente collaborazione, che ha permesso un esito rapido e positivo del processo di ratifica". 
Cosa implica questa adesione? Che tutta la legislazione della Ue, tutte le sue politiche e tutti i suoi programmi rispetteranno il disposto della Convenzione ratificata. Così come gli Stati membri dell'UE dovranno impegnarsi nei confronti delle persone con disabilità e favorirne l'accesso all'istruzione, all'occupazione, ai trasporti, alle infrastrutture e agli edifici aperti al pubblico. A garantirne il diritto di voto, migliorarne la partecipazione alla vita politica e assicurare la loro piena capacità giuridica.

Nell'Unione Europea, una persona su sei, circa 80 milioni di cittadini, è affetta da una disabilità, da leggera a grave, mentre più di un terzo dei cittadini oltre i 75 anni sono portatori di disabilità che in qualche misura li limitano. Cifre comunque destinate ad aumentare con il progressivo invecchiamento della popolazione.
"Nello scorso mese di novembre - prosegue Viviane Reding - la Commissione ha presentato una strategia UE sulla disabilità, da attuarsi nel prossimo decennio: si tratta di misure concrete, con una tempistica concreta, che tradurranno in pratica la convenzione ONU. È nostra responsabilità collettiva garantire che le persone con disabilità non debbano affrontare ulteriori ostacoli nella vita di tutti i giorni."

Per approfondire:
Strategia UE sulla disabilità per il 2010-2020

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Desiderare un figlio, adottare un bambino

L'adozione di un bambino è una scelta complessa ed articolata che inizia dal desiderio di prendersi cura di un figlio nato da altri. Il nostro lavoro, che ci mette in contatto quotidianamente con questa realtà, ci ha fornito uno spazio privilegiato di osservazione, e ci ha indotte a riflettere su quale ruolo possano svolgere i servizi per sostenere le famiglie adottive. Abbiamo cercato di dare voce a tutti i protagonisti dell\'adozione: i genitori, i bambini, gli operatori, gli insegnanti e gli educatori delle case-famiglia, proponendo una chiave di lettura in cui ognuno possa ritrovare un terreno di confronto e trasformare le peculiarità in risorse.

Autore: Simonetta Cavallie Maria Cristina Aglietti

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Manuale a uso dei bambini che hanno genitori difficili

Con molto humour Jeanne Van den Brouck, pseudonimo dietro il quale si nasconde una psicoanalista parigina, cerca tutte le situazioni familiari in cui possono incappare i bambini di ogni età, attraverso le quali essi devono costruire la propria personalità e “educare” i loro genitori difficili.

Un estratto:
In breve bisogna aiutare quanto più si può la maturazione dei genitori; in caso contrario saranno soltanto dei “grandi” sempre più decrepiti ma non diventeranno mai adulti. Sembra siano i figli adolescenti quelli che si accollano più volentieri questa parte del lavoro educativo. Si tratta essenzialmente di scuotere le strutture sclerotiche nelle quali i genitori tendono a rinchiudersi appena cessano di venir stimolati. Per permettere ai genitori di conservare l’agilità necessaria, il figlio diventa allora fonte di difficoltà permanenti a tutti i livelli: affettivo, morale, intellettuale, materiale. Il lavoro è enorme, spossante e impegna tutta l’energia del figlio. In molti casi si rivela anche deludente: spesso i genitori non si rendono conto degli sforzi compiuti per loro e non mostrano alcuna riconoscenza. A volte si ribellano, o reagiscono con atteggiamenti quasi paranoici. Soltanto i figli pronti a pagare di persona dovranno dunque intraprendere un lavoro tanto ingrato.

autore: Jeanne Van den Brouck (tradotto da A. Vittorini)

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