Sacchetti di plastica: tempo scaduto

Finalmente, dopo un anno di proroga, il 1° gennaio 2011 anche l'Italia ha adottato un provvedimento che va contro la cultura dell'usa e getta e che contribuirà certamente a lasciare un ambiente un po' migliore ai nostri figli: è stata messa al bando la produzione di buste e sacchetti di plastica, lasciando però la possibilità a negozi e supermercati di smaltire le scorte in loro possesso (senza farle pagare ai clienti!). Purtroppo l'impressione è che molte persone facciano molta fatica a liberarsi da una sorta di dipendenza e ad adeguarsi alla novità.



Questa impressione pare suffragata dai dati, dall'osservazione che ognuno di noi può fare tutti i giorni in negozi, mercati e supermercati e dai molti servizi su giornali e telegiornali che sono apparsi negli ultimi mesi.
I dati ci dicono che il nostro paese ha il record negativo in Europa per l'uso dei sacchetti di plastica: ogni cittadino ne usa in media circa 300 all'anno, per un totale di circa 20 miliardi di pezzi su un consumo totale in Europa di circa 100 miliardi di pezzi.
In effetti ognuno alle casse di un qualsiasi supermercato può constatare che poche sono ancora le persone che arrivano munite delle loro borse riutilizzabili o che spesso dal panettiere per riporre anche solo un sacchettino di pane si chiede il sacchetto di plastica o, adesso, di materiale biodegradabile.

Infine i servizi su giornali e in televisione: negli ultimi mesi del 2010 ci hanno mostrato negozianti che avendo provato ad eliminare i sacchetti di plastica anche in anticipo sulla fatidica data del 1° gennaio 2011, sconsolati affermavano che i clienti continuavano a chiederli e ora ci mostrano clienti di supermercati quasi arrabbiati di dover scegliere tra sacchetti biodegradabili o di carta e di non poter più avere a disposizione i più resistenti sacchetti di plastica.

Eppure molti sondaggi ci dicono che una delle preoccupazioni più grosse delle persone negli ultimi anni è proprio quella sulla situazione ambientale del nostro pianeta. Come mai però quando si chiede un piccolo sforzo in prima persona, un piccolissimo mutamento nelle abitudini di tutti i giorni, tutto sembra diventare difficilissimo, quasi impossibile? Le persone riescono a percepire il legame tra le grandi preoccupazioni che tutti abbiamo sul futuro del pianeta e le piccole abitudini di tutti i giorni?

Basta davvero un po' di organizzazione e un piccolo cambiamento di mentalità: ecco quindi alcuni semplici suggerimenti pratici nei quali possiamo e dobbiamo coinvolgere anche i nostri bambini.

- Quando si esce per fare la spesa, insieme alla lista della spesa, ai soldi, alle carte fedeltà dei vari punti vendita, prendere l'abitudine di portare sempre anche le borse riutilizzabili in stoffa, iuta o altri materiali resistenti sicuramente preferibili anche ai sacchetti biodegradabili o di carta ora disponibili al posto di quelli di plastica

- Tenere sempre una borsa riutilizzabile con sé: ce ne sono ormai di tutti i tipi, anche molto capienti che una volta appallottolate, ripiegate, richiuse tengono pochissimo spazio e si possono portare anche nelle borsette meno capienti

- Lasciare qualche grossa borsa riutilizzabile nel bagagliaio della macchina in modo da averne sempre a disposizione anche quando si fa una spesa imprevista

- Se si è comunque sprovvisti di borsa riutilizzabile o di sacchetto portato da casa, evitare, per quanto possibile, di chiedere un sacchetto per riporre poche cose e rifiutarlo quando il negoziante vuole a tutti i costi fornircelo (a volte bisogna essere un po' decisi, ma con il tempo e la pratica ci si abitua e si ha la meglio anche con il negoziante più insistente)

- Anche in tempo di saldi uscire con qualche grosso sacchetto che sicuramente abbiamo in casa da precedenti acquisti di vestiario e rifiutare i sacchetti nuovi che tanto andrebbero ad intasare ulteriormente il nostro ripostiglio o arrivati a casa sarebbero buttati nel contenitore della carta.

- Anche i sacchettini fini delle verdure si possono riutilizzare se sono puliti, basta avere l'accortezza di attaccare la nuova etichetta con peso, prezzo e codice a barre sopra quella precedente

- Per alcune verdure o per alcuni frutti (melanzane, cavolfiori, banane, meloni) i sacchettini si possono proprio evitare attaccando l'etichetta direttamente sul prodotto

Aspettiamo anche i vostri suggerimenti! 
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Vi invitiamo a visitare il sito della campagna Porta la sporta, un sito di ricco di informazioni, iniziative e proposte rivolte a tutti: istituzioni, associazioni, negozianti, semplici cittadini.

Per conoscere e approfondiore l'esperienza di altri paesi, visita il sito Eco dalle città

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Il mare in fondo al bosco

…quella era un città buia fitta di misteri, una città piccola perché un bambino come lui, Paolo, potesse esplorarla e scoprirci dei segreti…

Trovò in terra dei libri, li guardò uno dopo l’altro e a poco a poco riuscì a leggerli. Intanto si accorgeva che quello che stava leggendo riusciva a vederlo anche se non c’erano le figure. “Forse - pensò - sto diventando anch’io un bambino inventato. Sarebbe divertente!”
A un tratto aprì un libro e dalle pagine si alzò una foresta: era un libro animato, di quelli da cui, quando si sfogliano, si vedono saltar fuori castelli, boschi, velieri, talmente belli che sembrano veri. Gli venne voglia di provare a entrarefra quegli alberi. Quella foresta poi era una giungla, certo zeppa di belve, di serpenti di insetti velenosissimi.
Be’ paura o non pauraaveva una gran smania divederla quella giungla, l’idea di passare dal buio di una città pericolosa, al buio di una foresta tropicale, adesso, lo tentava troppo.
Sentì delle voci e un gran correre: lontano nelle strade dei tipi loschi.

Il romanzo è una fantasticheria in cui, con ritmo crescente, compaiono città insidiose, giungle popolate di belve, mari in burrasca, magie luminose, grovigli di strade misteriose. I protagonisti sono bambini, bande criminali, mercanti di schiavi, maghi e mostri orrendi, pirati e scimmie, folletti e coccodrilli.

Età di lettura consigliata: da 4 anni.

autore: Pinin Carpi

editore: Einaudi Ragazzi

Parla con me. Comunicare con i nostri figli è difficile? Consigli, situazioni, soluzioni per un dialogo sereno

Non si può non comunicare e come genitori dobbiamo sempre pensare agli effetti che la nostra comunicazione avrà sui destinatari dei nostri messaggi, cioè i nostri figli. Non esiste solo una comunicazione verbale atta a trasmettere concetti e significati, esiste anche una comunicazione implicita, non verbale, caratterizzata da comportamenti e da atteggiamenti attraverso i quali i bambini percepiscono cosa i genitori pensano di loro e sono il veicolo di emozioni e sentimenti.

 

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Che forza papà!

Un gruppo di vivaci bambini conversando tra loro riflettono su quanti tipi di papà ci sono al mondo.

Dai loro racconti viene fuori che le tipologie sono le più variegate; ci sono papà che lavorano vicino e quelli che lavorano lontano, quelli che aggiustano automobili e quelli che "aggiustano" animali. Quelli che fanno la spesa, quelli forti, quelli coraggiosi, quelli che sanno fare tutte le faccende domestiche. Poi c'è chi ha due papà, quello biologico e quello di "cuore", ci sono papà che si frequentano tutto l'anno, altri solo nei fine settimana o nel periodo delle vacanze; alcuni singoli altri doppi...

Sarà Mario, che ha un papà single, ad aiutarli a capire che, quale che sia la tipologia del proprio papà, è importante ed unico il forte legame che unisce un padre al proprio bambino.

Una tenera storia da leggere insieme ai bambini, priva di stereotipi, piena d'ammirazione per i diversi tipi di papà, e che fa certamente sorridere e riflettere.

autore: Autore Isabella Paglia - Illustratore Francesca Cavallaro

editore: Fatatrac