Giovanni Bollea. Dalla parte dei bambini

Giovanni Bollea, fondatore della moderna neuropsichiatria infantile in Italia, viene considerato lo psichiatra che ha salvato dal disagio tanti bambini. A Roma ha fondato e diretto per tanti anni l’Istituto di Neuropsichiatria Infantile in via dei Sabelli, curando la più alta percentuale al mondo di bambini e ragazzi con sindrome di Down e neurolesi, circa 4mila ragazzi da 0 a 18 anni.

Un istituto famoso, nel mondo e in Italia, che attualmente, a causa delle misure restrittive della regione Lazio, rischia di essere chiuso.
Bollea si è battuto molto per l’inserimento dei bambini portatori di handicap nella scuola, a lui dobbiamo la chiusura delle scuole speciali e la teorizzazione di una scuola che favorisca l'integrazione di tutti. La legge 517 del 1977 ha sancito l'integrazione dei bambini disabili ed è tuttora una legge - nonostante le difficoltà per attuarla - invidiata da tutto il mondo.

Portò in Italia la psicoanalisi e la terapia di gruppo e l'introduzione di terapie non farmacologiche e non violente per i bambini con problemi psichiatrici, decisamente un medico con un grande rispetto per l’infanzia, sapeva infatti ascoltare i bambini, valorizzava sempre le loro potenzialità e non “medicalizzava” i loro problemi.
Autore di innumerevoli pubblicazioni scientifiche e di un trattato di neuropsichiatria infantile, Bollea è più noto al grande pubblico per il suo bestseller dal titolo “Le madri non sbagliano mai”, libro-bibbia della nuova educazione, e per “Genitori maestri di felicità”, una raccolta di articoli usciti nel corso degli anni e contenenti preziosi suggerimenti su aspetti importanti dell’educazione dei figli.

Per Bollea le parole chiave per crescere un bambino sono amore, ascolto ed esempio, perché un bambino ascoltato è un bambino felice che sa vivere affrontando le sfide quotidiane. Sempre e comunque dalla parte del bambino, professava un’educazione che non ricorresse ad alcun tipo di violenza fisica o psicologica.
Infatti il professore odiava lo “schiaffo” per un paio di motivi; “Il primo è che colpisce una zona molto delicata qual è quella zigomatica: un trauma del genere può produrre seri danni cerebrali. Il secondo motivo è che lo schiaffo non è mai educativo, bensì offensivo poiché diretto contro la personalità.”
Sapeva sempre motivare i genitori, aveva una fiducia smisurata nei bambini e nelle loro madri, infatti affermava che “le madri creano la mente del bambino”.
La famiglia era per lui è il “contenitore familiare” fatto di rapporti reciproci, fondati non solo sull’amore ma sul rispetto dell’altro. Genitori nuovi che educano senza schiacciare la personalità del proprio figlio, rispettando i suoi valori e la sua creatività.

Promotore di innumerevoli iniziative per l'infanzia, è stato protagonista di battaglie non solo sul piano medico, ma anche sul piano sociale, si batteva affinché bambini ed adolescenti avessero scuole a loro misura dove potessero sentirsi come a casa propria, ricordava spesso a tutti che i minori sono tutelati dalla legge ed hanno i loro diritti, e che vanno comunque protetti da ogni forma di violenza ed inutile sofferenza.
Al Professor Bollea non mancarono poi certo i riconoscimenti: dopo aver ricevuto la laurea honoris causa in Scienze dell'Educazione dall'Università di Urbino, nel 2004 ebbe anche il premio alla carriera dal Congresso mondiale di psichiatria e psicologia infantile di Berlino.

Bollea è stato anche un fervido ambientalista, spesso impegnato in battaglie per dare spazi verdi e luoghi di gioco ai bambini, perché una città adatta ai bambini è adatta a tutti.
Nel 1987 fondò l’associazione AL.VI “Alberi per la vita”, che ha lo scopo di rimboscare il territorio italiano. È stato uno tra i promotori della legge Rutelli che, se rispettata, obbligherebbe i Comuni italiani a piantare un albero per ogni bambino che nasce, soleva ripetere: “qualche gioiellino, qualche confetto in meno per poter regalare al neonato, oltre alla vita, anche il suo bagaglio d'ossigeno”. Per lui il cortile era un posto sicuro dove i bambini potevano incontrarsi, giocare, per un primo e importante passo verso la socializzazione.

Sempre e comunque dalla parte dei bambini e degli adolescenti, si rammaricava spesso del fatto che i giornali, si interessassero molto dei giovani, ma quasi sempre in modo negativo, dipingendoli esclusivamente come una pessima gioventù, mentre sarebbe importante trovare argomenti e toni validi per mettere in evidenza gli sforzi positivi che fanno ogni giorno i nostri adolescenti. Il professore ci esortava a non dimenticare mai che anche per i giovani la vita è difficile, la “crescita” non è facile, perché la strada da percorrere è costellata di gioie e dolori.
Come la nostra, in fondo: il ruolo di genitore è certamente uno dei più difficili, la paura di sbagliare commettendo errori che potrebbero ripercuotersi sul futuro dei nostri figli non ci abbandona mai, ma non bisogna aver paura di sbagliare, importante è esserci.
Una domanda che si è sempre fatto il Professore Bollea è: ”Quanti errori ho commesso come padre, essendo un padre che ha sempre voluto lottare per un ideale, assorbito dal costruire quello che allora non c’era? Nonostante gli errori sono stato in ogni caso fortunato perché sia i figli sia i nipoti mi hanno dato molte soddisfazioni. Mentre i pronipoti per ora mi regalano la bellezza del loro sorriso”.

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E l'eco rispose

L’eco è la propria voce che si ripete all’infinito. Qui si tratta di vite di uomini e donne che si intrecciano come le radici di un albero e che nel libro sembrano riflettersi come in uno specchio. All’inizio una sorella sarà strappata al proprio fratello in un piccolo paese dell’Afghanistan  e da questo dolore nasceranno le storie di tanti personaggi che dal passato arrivano al presente: quella di Sabur il padre, amato da due sorelle gemelle, la più bella Masuma e la meno bella Parawami, quella dello zio Nabi , fedele domestico della ricca, ma infelice coppia di Nali e Wahdati, quella di Idris e di Roshi, quella del medico volontario Marcos , di sua madre e della ragazza sfigurata, quella di un ragazzo e della sua disillusione nei confronti di un padre  e quella delle due Pari una figlia e l’altra sorella di Abdullah che alla fine del libro, ormai vecchio e malato di demenza, riuscirà a re-incontrare .

 

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Il giardino dei giochi dimenticati

"Giocare non è solo giocare: è cercare (quello che serve per realizzare un'idea), è immaginare (qualcosa che nessuno ha mai fatto), è costruire (un oggetto che sarà per noi indimenticabile)".
In questo manuale i due autori restituiscono a genitori smemorati e a bambini curiosi i giochi che i padri e i nonni facevano per strada e nei cortili: giochi contadini, giochi rari, giochi storici, giochi dimenticati e soprattutto insegnano loro a costruirli con divertenti e dettagliate illustrazioni.

In realtà oltre a essere un libro per bambini è un libro per i loro genitori e per chi continua a essere un po' bambino; raccoglie infatti un patrimonio culturale che ci tramandiamo, e che ricordiamo con nostalgia. I giochi descritti hanno due ingredienti fondamentali: i costi bassissimi di realizzazione e la fantasia. Per dirla con le parole dell'autore: "un bambino rimane piccolo per poco tempo, poi ha tutta la vita per ricordare chi ha passato del tempo a giocare con lui".

Giorgio F. Reali è il fondatore dell'Accademia del gioco dimenticato.

La prefazione è di Stefano Bartezzaghi.

autore: Giorgio F. Reali, Niccolò Barbiero

editore: Salani

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