Tutte dalla stessa parte

Molte di noi che ora sono madri, sono cresciute dando per scontati diritti, autodeterminazione, libertà di scelta. Eravamo bambine quando entrò in vigore il nuovo diritto di famiglia, adolescenti o ragazze quando lo stupro diventò reato contro la persona e non contro la morale. Abbiamo letto da giovani "Dalla parte delle bambine" (1) e ci siamo dette "a noi questo non succede più". Mentre eravamo occupate a studiare, a riprenderci quella maternità finalmente vissuta con consapevolezza, a voler lavorare e nello stesso tempo avere figli e occuparci della loro educazione, i tempi non si sono affatto evoluti, anzi. 

Come aveva già osservato Loredana Lipperini qualche anno fa (2) il tessuto culturale in cui crescono le bambine non è migliorato da quando eravamo piccole noi. Anzi: nei libri scolastici campeggiano sempre figure femminili "passive" che se non sono mamme o angeli del focolare, al massimo occupano ruoli di cura. Per non parlare del mercato, le cui dure leggi del marketing invitano le bambine a essere più grandi, imponendo il ruolo seduttivo che va per la maggiore: esisti solo se sei bella, se hai un corpo. Questo messaggio, veicolato in maniera fin troppo esplicita dalla tv, appare in maniera subdola fin dall'età della scuola materna, quando è tutto un trionfo delle tonalità del rosa e fucsia con profumi e trucchi: difficile perfino trovare degli zaini di scuola di colore diverso. Facciamoci caso, all'uscita da scuola: quanti zaini di bambine sono di colore rosa? Quasi tutti. Come ci si veste per carnevale? Pare paradossale ma la velina è un costume preso in considerazione là dove fino a qualche anno fa le già deprecabili Winx tutta seduzione e ombelico di fuori, erano i costumi più desiderati dalle più piccole. 

Ma l''affronto più grande, e non solo a destra, è essere tacciate con grande ipocrisia di becero moralismo, quando osiamo protestare per il corpo femminile sempre più ostentato in pubblicità o in televisione. Non si riesce ad afferrare che rigettiamo proprio quei ruoli tradizionali - donna seduttrice o brava ragazza - che sottolineano quanto in realtà le donne e soprattutto le ragazze giovani non siano affatto libere di scegliere. Come scrive Michela Marzano (3), le qualità giudicate utili per gli show pubblicitari si trasformano in doti politiche essenziali, producendo indecenti confusioni di genere: obbedienza e avvenenza diventano l'unica dote per candidarsi in posti di responsabilità. Altro che moralismo, questo è un "burka" gettato sul corpo per umiliarlo! D'altro canto le ragazze e le bambine non sono libere di scegliere perché in questa sub-cultura ci sono cresciute, come le loro sorelle quasi trentenni, che non si permettono di fare figli, dato che non possono neppure fruire della tutela della maternità, il 55% delle under 30 non ha infatti un posto fisso. Sono brave a scuola, ma poi si scopre che "per natura" i maschi sono più bravi in matematica, senza tener conto che qualunque statistica di questo tipo viene prodotta sulle basi di dati inquinati o sbagliati (4). 

D'altro canto, oltre a non essere libere di scegliere le ragazze non si indignano neppure, come se la cosa non le riguardasse, visto che fin da piccole la maggior parte di loro apprende che valgono se hanno un bel vestito che le rende appariscenti e "belle". E' anche e soprattutto per loro che dobbiamo vigilare, adirarci, essere tutte ancora dalla loro parte, che non è solo delle bambine, ma anche dei maschi, in definitiva della gioventù tutta quanta. Perché una società in cui le donne vengono rispettate, in cui c'è una vera parità e dignità della persona, è migliore anche per gli uomini. Questo modello unico in cui siamo immersi ostacola la democrazia e la crescita di tutti, e molti uomini se ne sono già accorti. 
D'altro canto, come cambiare se il potere è essenzialmente maschile? In Italia, le donne con figli lasciano il lavoro, mentre per gli uomini invece vale il contrario (fonte eurostat cds di oggi). I posti dirigenziali sono occupati da uomini: solo il 3% dei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa è formato da donne, contro il 42% della Norvegia (5) : con simili percentuali è chiaro che le cose difficilmente potranno cambiare. Non è (solo) questione di governo, purtroppo, ma di una radice culturale profonda, antica, che si intesse profondamente nel tessuto sociale italiano.

L'Italia di oggi offende le donne, la differenza col passato è che si vuole dare una veste di modernità a un vizio antico: da una parte si esalta a parole la famiglia, con le donne a casa, beninteso, dall'altra si reclama una libertà sessuale che vede la donna come puro oggetto mercificato. Sono due facce della stessa medaglia ed è triste pensare che i nostri ragazzi e le nostre ragazze debbano vivere in un paese così.


Paola Crisafulli per Officina Genitori

Citazioni:
(1) Elena Gianini Belotti Dalla parte delle bambine Feltrinelli 
(2) Loredana Lipperini Ancora dalla parte delle bambine Feltrinelli 2007
(3) Michela Marzano Sii bella e stai zitta. Perché l'Italia di oggi offende le donne. Mondadori 2010
(4) Raffaella Rumiati Donne e uomini: si nasce o si diventa? Mulino, 2010
(5) Se non ora quando

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