Fuori dalla cricca

Un giorno torna a casa in lacrime e scopriamo che non è invitata a quella festa ambita a cui vanno tutte le sue amiche. In un'altra occasione la troviamo arrabbiata, perché a quella festa non è invitata la sua amica a cui è particolarmente legata e non sa cosa fare. 
Capita anche, soprattutto se è più piccola, che nessuno voglia giocare con lei, perché non ha le scarpe giuste. Le scarpe, però, non c'entrano nulla. C'entra la difficoltà di diventare grandi, di sentirsi accettate, di fare di tutto per non essere escluse, anche se questo comporta dover fare o dire cose sgradevoli. 

Essere genitori è sempre difficile, si sa, ma a volte pare un'impresa particolarmente ardua, quasi un'operazione diplomatica. Succede anche che la nostra bambina adorabile che vedeva la mamma come un mito da seguire non è proprio come vorremmo fosse. Così, meglio essere onesti e ammetterlo, non ci piace come si comporta. Naturalmente non è sempre vero, ci sono tanti ragazzi e ragazze impeccabili che in apparenza non danno problemi, amati da tutti dal comportamento irreprensibile. Ma è davvero così? Il loro mondo non è semplice. La cosa che conta di più alla loro età è l'accettazione sociale, il sentirsi apprezzato, non sentirsi diverso dagli altri, soprattutto all'esterno della famiglia. Vale per tutti, maschi e femmine, e il fatto che poi molti dicano che è tipico delle bambine, quello del sentirsi parte di una "cricca", l'essere di moda o fuori, essere "cool" e non sfigati, quasi per scaricarsi la coscienza, è solo un'aggravante: anche questa è una forma di discriminazione che tocca subire. 
Il fatto è che sulle ragazze giocano altri fattori oltre quello dell'importanza dell'essere accettate dal gruppo, spesso contradditori, provenienti dall'ambiente, dalle compagne che ora che crescono diventa sempre più importante. Così sentono da una parte - soprattutto a parole- che valgono per quello che sono, ma dall'altro percepiscono che devono essere belle, attraenti e piacere nel corpo. Non sono solo i media, la pubblicità a lanciare questi messaggi, ma anche il gruppo delle pari, importantissimo a quest'età, per l'affermazione di sé e per riconoscersi. 
Trasmettere alla propria figlia cosa conta davvero rispettandone l'individualità, aiutarla a prendere le decisioni giuste senza sostituirsi a lei, consentendole di fare errori e nel contempo proteggerla è davvero un compito che ci sembra impossibile.
Come sviluppare una forte coscienza di sè? La fiducia nelle proprie capacità, in un mondo in cui tutto ancora gioca contro le donne, in un'età in cui conta più quello che dicono le amiche di quello che dice la mamma? Credo che ascoltarle senza giudicare (troppo!) sia ancora la cosa migliore, soprattutto per conoscere quel loro mondo. Ma occorre anche essere coscienti di come funziona il loro mondo: un microcosmo di amiche e compagne all'apparenza spietato. Il libro di Rosalind Wisemand "Adolescenti terribili" (tea libri) fa una minuziosa descrizione di quelle che sono le dinamiche all'interno di queste cricche; a prima vista paiono esagerate, ma provate a chiedere a vostra figlia, fate leggerle la descrizione dei comportamenti all'interno dei gruppi per scoprire che è più diffuso di quanto si pensi ed è fonte di grande malessere e disagio. 
Si scopre così che c'è sempre una "reginetta" che gode di massima popolarità tra le amiche, quella che verrebbe chiamata "alpha" prendendo a prestito la terminologia di Aldous Huxley, per definire la ragazza vincente, la trainante, quella che qualunque cosa faccia la fa bene. Tutto il gruppo ruota intorno a lei, che ha un braccio destro e che decide come vestirsi e i comportamenti da seguire. C'è poi la reietta di turno: quella esclusa o presa di mira, la "sfigata". A volte i comportamenti possono essere blandi, oltrettutto possono ruotare, ma sentirsi "fuori dalla barca" per usare la metafora della Wiseman è quanto di più triste possa succedere nella quotidianità della ragazzina, visto che dai 9-10 anni fino ai 14 e oltre, il gruppo delle amiche, compagne di scuola, rappresenta la base dei loro rapporti sociali. 

Naturalmente è bene non immischiarsi troppo, ma vigilare e soprattutto offrire una spalla è il nostro compito. Il nostro comportamento influenza molto di più di quello che pensiamo, non tanto per quello che diciamo loro, quanto per ciò che facciamo, ciò che pensiamo. Se accettiamo gli altri, difendiamo i deboli, abbiamo fiducia in noi stesse, difficilmente i nostri figli saranno escludenti o esclusi, o per lo meno lo saranno in modo fisiologico, per mettersi alla prova e esercitarsi in quelle che saranno le relazioni umane adulte.

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Asino chi legge

Se scrivo, soffro, dice Irene, 16 anni. Mi piace, è rilassante ma se insisto soffro. Perché scavo e scavo. Alessandra, invece, fa il liceo "Psicopedagogico", e si indigna perché tutte le compagne votano come rappresentanti di scuola i pochi maschi, dell'unica classe dello Scientifico. Sara legge Bakunin e sa di essere diversa. Mosche bianche, perle rare che si annidano tra le pareti cadenti, tra i brutti casermoni di cemento della scuola italiana.

Si stringe il cuore a leggere Antonella Cilento, che racconta con passione l'esperienza dei suoi laboratori di scrittura creativa tenuti come Esperto Esterno nelle scuole pubbliche italiane. Nell'insegnare scrittura "mostro tecniche che la scuola non insegna, risolvo problemi di relazione, riporto i ragazzi alla lettura, suggerisco letture a insegnanti che non leggono o non sanno bene come orizzontarsi tra i libri, a volte riporto anche ragazzi che hanno abbandonato l'obbligo a scuola", scrive. Il quadro che ne emerge non è molto diverso se a seguire i laboratori sono i ragazzi di una media della periferia di Napoli o del liceo bene della città o di una bella scuola di Bolzano: si, diverso l'ambiente, ma ovunque si nota la stessa povertà culturale di fondo, l'incapacità di concentrarsi per più di 5 minuti fosse anche guardare un film di Hitchocock (che per altro non conoscono) gli stessi "sogni diventati sintetici o semplicemente estinti". Ma la lettura, la passione, per fortuna, si trasmettono e quasi sempre ne emerge profonda soddisfazione per un lavoro così impegnativo, e poco gratificante in termini economici e di riconoscimenti. Abbiamo allora un problema, almeno in Italia. Lo sapevamo già, d'altronde, però non è irrisolvibile se poi emerge della vera poesia in qualche incipit di ragazzine che sanno raccontare uno stato d'animo in maniera struggente, o un idraulico descrive in maniera suggestiva gli attrezzi blu del suo lavoro. Ma viva i ragazzi, scrive Cilento, perché non è certo colpa loro. Troppo spesso inascoltati, sia che abbiano in tasca troppi soldi, sia che vivano nell'indigenza dei quartieri più malfamati e abbandonati.

Questi ragazzi crescono con l'idea che sia facile ottenere ciò che si vuole, che conta l'apparire, dove tutto si può improvvisare: mentalità che hanno appreso dagli adulti, anche dagli stessi insegnanti che improvvisano laboratori, teatri come se la tecnica, la professionalità non contassero. E naturalmente colpa è anche dei genitori, sempre di fretta, che fanno al posto dei figli, piuttosto che aspettare che facciano e magari sbaglino, che li proteggono dalle frustrazioni, dalla disciplina e rigore, dove disciplina non è intesa con ordine precisione obbedienza, fare i compiti, ma applicazione, imparare con passione, impegno e metodicità.

Allora, in un'Italia che non legge se non il best seller del momento o il giallo dove c'è una rivelazione in ogni riga altrimenti ci si annoia, queste persone riscoprono il "piacere degli asinI" quello della lettura, perché come si fa a scrivere senza leggere? La letteratura, i racconti, le storie, sono come internet, scrive Cilento, è avere relazioni, scoprire che prima di te tanti altri hanno sofferto, pianto, amato. E dopo aver scoperto il piacere di leggere ci si accorge che scrivere "è una disciplina , è accorgesi del tempo, lasciarlo andare, ritmare il lavoro.
È un balsamo per l'anima. Abbiamo bisogno di tutto questo, ne abbiamo bisogno noi per poter aiutare i nostri ragazzi, ne abbiamo bisogno per indignarci, per non accettare le apparenze e andare oltre.

Paola Crisafulli per Officina Genitori

Rosi e Moussa

Rosi si è appena trasferita in città con la sua mamma, in un grande palazzo, molto alto, pieno di scale e di vicini che sembrano scontrosi. Non si farà mai degli amici, lo sa già!

E invece arriva Moussa: grande giacca, cappello sempre in testa, tanti fratelli, e un cane che in realtà è... un gatto. Il loro incontro nasce con una sfida: salire sul tetto proibito per guardare tutta la città dall'alto – in barba al bisbetico vicino signor Tak.

E dalle sfide, si sa, nascono le migliori amicizie e le avventure più belle.

Una delicata storia di amicizia e multiculturalità, scritta con naturalezza e senza ipocrisie.

Romanzo perfetto per le prime letture.

Autore: Michael de Cock e Judith Vanistandael

Editore: Il Castoro

La sottile linea scura

Lansdale Joe R. é un autore americano che spazia dal giallo al western, dall'horror al romanzo storico, dalla satira sociale al romanzo di formazione come 'La sottile linea scura'.

Ambientato nel Texas del 1958 è la storia del tredicenne Stanley, che lavora nel drive-in del padre e mette il naso in un segreto che doveva rimanere celato. In quell'estate avviene "la perdita dell'innocenza" di Stanley, il mondo per lui cambierà per sempre.

La 'sottile linea scura', che segna per lui la scoperta del male, del dolore e della morte insieme con l'esplosione del sesso e la consapevolezza del conflitto razziale, diventa il mezzo con cui l'autore ci fa immergere in quegli anni Cinquanta che sembrano così lontani.

Se avete letto con passione 'Il buio oltre la siepe' di Harper Lee questo è un libro che fa per voi.

Autore: Lansdale Joe R.

Editore: Einaudi