Il lettone

Tornare ad essere in due nel lettone è una missione impossibile?

Non c’è ombra di dubbio: è colpa nostra se i nostri figli dormono nel “lettone” insieme a noi. È una pessima abitudine, lo sappiamo tutti, ma alle volte la stanchezza che accumuliamo durante i primi mesi di vita del nostro bambino, è tale che averlo nel lettone con noi, senza doverci alzare enne volte per notte, solo per un fatto di comodità, ci fa dimenticare che più passano i mesi e più sarà difficile riuscire a convincerlo che quello non è il suo lettino, generando così una serie di nervosismi e arrabbiature.

Ma cerchiamo di capire perché questa abitudine, secondo la maggior parte di pediatri e psicologi protratta dopo l’anno di età, diventa una cattiva abitudine.

Dal punto di vista della salute, se si tratta di un neonato è pericoloso perché il genitore stanco, potrebbe schiacciarlo o soffocarlo senza rendersene conto, basta tenere la culla accanto al lettone dei genitori.

Se il bambino è più grande, magari in età scolare, la salute ne risente perché il bambino, non ha mai imparto ad addormentarsi da solo, e segue i ritmi dei genitori andando a dormire troppo tardi, soffrendo più frequentemente di disturbi del sonno perché non asseconda i suoi normali ritmi fisiologici. Dobbiamo partire dal presupposto che molto spesso la condivisione del lettone, non è una reale esigenza del bambino, ma aiuta ad alleviare i sensi di colpa di una mamma che magari pensa di essere ritornata troppo presto al lavoro.

Gli esperti dicono che il lettino per un bambino rappresenta il primo passo verso l’autonomia, e il suo senso di sicurezza si basa anche sulla capacità di star solo, e noi genitori in questo dobbiamo aiutarli, evitando così l\'angoscia della perdita e del vuoto.

Per noi adulti invece, il letto matrimoniale, è il nostro spazio privato, abbiamo bisogno d’intimità, con il passare del tempo, se nel lettone ci ritroviamo sempre in tre, rischiamo di non avere più una vita sessuale, generando così una profonda crisi nella coppia.

Se ci rendiamo conto che oramai il lettone è diventato “un\'abitudine” al punto tale che il bambino non è in grado di addormentarsi e di dormire da solo, noi genitori, che cosa possiamo fare per tentare di renderlo autonomo ?

Bisognerà certamente armarsi di tanta pazienza!

Dobbiamo insegnare ai nostri figli che il sonno non deve essere vissuto come un abbandono o come una separazione, ma come un azione naturale della propria giornata. È importante responsabilizzarli facendogli notare che sono “grandi”, fargli scegliere le lenzuola e le coperte potrebbe aiutarli a sentire il proprio letto come uno spazio tutto loro, una lucina sempre accesa aiuta a farli sentire meno soli. Instaurare una routine per la messa a nanna; una serie di rituali che danno sicurezza, come ad esempio, leggere una favola, augurare la buona notte a tutti i giocattoli, rispettando sempre lo stesso orario.
È molto probabile che le prime volte che tenteremo di farlo addormentare nel suo lettino, piangerà, bisognerà restargli vicino insistendo perché rimanga nel suo letto, la cosa importante è che siate convinti che state facendo la cosa giusta, in questo modo vostro figlio vi sentirà decisi e capirà che è la cosa giusta per lui.

Il lettone però non deve diventare territorio off limit; infatti, non è da considerare un comportamento patologico se un bambino che si addormenta da solo vi raggiunge nel lettone, occasionalmente, dopo un incubo per essere rassicurato e coccolato.

Vale la stessa cosa quando è malato; in questo caso per il bambino il letto dei genitori, diventa un premio di consolazione, che vi permette di controllare il suo stato di salute durante la notte, non dimentichiamoci però di spiegargli che è una cosa eccezionale.

E soprattutto il lettone, diventa un posto speciale dove poter correre la mattina, per avere una super dose di coccole, prima di incominciare la giornata.


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Pane e cioccolato

Nina e Susi sono amiche del cuore, stanno molto bene insieme e hanno molte cose in comune, tranne…il colore della pelle. A scuola tutte le chiamano pane e cioccolato.

Nina sogna una principessa color cioccolato, proprio come lei, ma ha paura di essersi sbagliata perché i suoi compagni dicono che è impossibile: non esiste qui una principessa così. E anche a casa, nel libro di fiabe della mamma, una principessa nera non si trova. Così mamma e papà, insieme alla sua amica Susi organizzano una caccia alla principessa color cioccolato, fanno una spedizione in biblioteca e scoprono che fra le pagine di un libro c'è Akira, una principessa africana, bella e anche coraggiosa.

Questa è l'incantevole storia di una bambina nera, che esprime il suo senso di estraneità in mezzo a gente dalla pelle "bianca come la panna".

Per affrontare un tema delicato come le diverse identità e le varie peculiarità somatiche, è molto utile la chiave di lettura per gli adulti a cura di Mariateresa Zattoni, inserita alla fine del libro, scritto da Lodovica Cima.

Età consigliata dai 6 agli 8 anni

Il libro è inserito all'interno della collana "Parole per dirlo" edita da San Paolo Edizioni, rivolta ai bambini di 6-8 anni. Non sempre è facile trovare le parole giuste per spiegare ai bambini alcuni eventi della vita, situazioni difficili che si incontrano in famiglia, a scuola o con gli amici. Il modo migliore è quello di raccontare loro una storia che gli aiuti a capire ed accettare la novità.

Lodovica Cima vive e lavora a Milano, dove si è laureata in Letteratura italiana comparata alla Letteratura inglese. Ha due figli. Da più di quindici anni lavora nell'editoria per ragazzi, dapprima come redattrice in case editrici librarie (Signorelli, Vita e Pensiero, Cetem, De Agostini, Giunti, PBM Editori) e poi, dal 1996 come autrice/progettista e consulente editoriale. Ha creato e diretto per nove anni la collana di narrativa per ragazzi "La giostra di carta" per Bruno Mondadori Editore. Insegna al Master per L'Editoria istituito dall'Università degli studi di Milano e dalla Fondazione Alberto e Arnoldo Mondadori. Partecipa a giurie di premi letterari riservati ai ragazzi e scrive, oltre a romanzi e fiabe che si trovano in libreria, anche testi scolastici e parascolastici.

Francesca Carabelli, autrice delle illustrazioni, è nata a Roma nel 1969. Ha iniziato la sua attività artistica nel campo dell'animazione e successivamente si è dedicata all'illustrazione per l'infanzia. Ha partecipato a diverse mostre e concorsi. Ha pubblicato i suoi lavori con varie case editrici.

Intervista all'autrice: Lodovica Cima

autore: Lodovica Cima - Illustrazioni Francesca Carabelli

editore: San Paolo Edizioni, 2009

Una sorellina per Paolino

Presto mamma coniglio avrà un piccolo e tutti sono felici...

Tutti tranne Paolino. Il suo amico Robi l'ha avvertito: i neonati sono una vera catastrofe e Paolino, a dire il vero, preferirebbe avere un criceto, piuttosto che un bebè.

Ma, quando nasce la sorellina, cambia tutto...

Una storia piena di umorismo e tenerezza che parla dei dubbi e delle paure di tutti i bambini, quando arriva a casa un fratellino.

Età consigliata: dai 3 anni.

 

autore: Brigitte Weninger, Éve Tharlet (traduzione di L. Battistutta)

editore: Nord-Sud

Manuale a uso dei bambini che hanno genitori difficili

Con molto humour Jeanne Van den Brouck, pseudonimo dietro il quale si nasconde una psicoanalista parigina, cerca tutte le situazioni familiari in cui possono incappare i bambini di ogni età, attraverso le quali essi devono costruire la propria personalità e “educare” i loro genitori difficili.

Un estratto:
In breve bisogna aiutare quanto più si può la maturazione dei genitori; in caso contrario saranno soltanto dei “grandi” sempre più decrepiti ma non diventeranno mai adulti. Sembra siano i figli adolescenti quelli che si accollano più volentieri questa parte del lavoro educativo. Si tratta essenzialmente di scuotere le strutture sclerotiche nelle quali i genitori tendono a rinchiudersi appena cessano di venir stimolati. Per permettere ai genitori di conservare l’agilità necessaria, il figlio diventa allora fonte di difficoltà permanenti a tutti i livelli: affettivo, morale, intellettuale, materiale. Il lavoro è enorme, spossante e impegna tutta l’energia del figlio. In molti casi si rivela anche deludente: spesso i genitori non si rendono conto degli sforzi compiuti per loro e non mostrano alcuna riconoscenza. A volte si ribellano, o reagiscono con atteggiamenti quasi paranoici. Soltanto i figli pronti a pagare di persona dovranno dunque intraprendere un lavoro tanto ingrato.

autore: Jeanne Van den Brouck (tradotto da A. Vittorini)

editore: Cortina Raffaello