Maestrapiccola

Cristina Petit, è così che si firma l'autrice di "Maestrapiccola. Diari, spugnature e spensieri di un anno di scuola" un libro-diario edito da "Il Castoro", scritto da una maestra bolognese, mamma di tre bambini, i suoi tre porcellini.
Pagine nate da un blog per raccontare bambini veri, che "hanno sentimenti e passioni grandi" e che vedono quello che "noi adulti non vediamo più".

Una Maestra che sa cogliere la sensibilità dei suoi alunni, li ascolta senza dare giudizi augurandosi che i bambini possano restare tali il più a lungo possibile, perché "L'infanzia è sacra e nessuno ha il diritto di accorciarla". Nonostante, poi, si definisca piccolina, quando si tratta di "accoglienza" ha la A maiuscola.

A noi di Officina Genitori, è piaciuta davvero tanto, ed abbiamo deciso di fare quattro chiacchiere con lei, certi che di maestre speciali come lei ce ne siano molte altre in giro per l'Italia.



In alcuni tuoi racconti ci si imbatte nell'insensibilità degli adulti, genitori ma anche insegnanti. Quali sono le cattive abitudini, o le reticenze di chi dopo tanti anni d'insegnamento non si è ancora reso conto che con la forte immigrazione che sta vivendo il nostro paese, le classi italiane sono cambiate?

Le cattive abitudini sono quelle di essere arrabbiati con i bambini stranieri per la situazione che abbiamo a scuola.
La realtà è: nessuna o pochissima alfabetizzazione, alunni che arrivano a metà anno, non sanno una parola di italiano e vengono inseriti nelle classi in cui non ci sono più ore di compresenze tali da poter aiutare nell'inserimento in una nuova classe, scuola, città, regione, Stato.
Noi non ci immaginiamo le vite di questi piccoli al seguito di clan familiari. Troppo poco potrà la scuola su queste vite, mentre se non vogliamo che la loro strada sia la delinquenza occorre curarli molto a scuola, fargli respirare un'aria di accoglienza e di piacere nello stare con loro.
I bambini stranieri hanno molto in comune con noi: facciamo tutti parte della razza umana e questo non è possibile contestarlo.


Dai tuoi racconti emerge il fatto che spesso noi genitori sbagliamo con i nostri figli rendendoli tremendamente tristi. Hai una formula magica che ci possa aiutare a non dimenticare mai che il loro benessere futuro come quello presente dipende proprio da noi?

Innanzitutto ci sono delle buone pratiche che si sono assolutamente perse:

• Non mettere la tv in camera dei bambini e così pure la playstation
• Non lasciarli ore davanti a programmi insulsi e a videogiochi violenti
• Alimentarli con cose sane
• Non vestirli come piccoli adulti

Seguendo questo abc di base le cose migliorerebbero dell'80 %. I disagi di tanti non ci sarebbero e molti bambini sarebbero molto molto più felici. Pensiamo che sommergendoli di cose, esperienze e cibo gli dimostriamo amore, invece li stiamo affogando.
Basta veramente poco per garantirgli un'Infanzia.

I bambini di oggi possono essere ancora sorpresi?

Assolutamente, anche se la maggior parte degli adulti afferma il contrario. E' difficile perché la corazza di schifezze in cui sono immersi ha sopito la loro parte che si incanta e si meraviglia.
La loro natura può prevalere, deve imporsi a noi adulti distratti che ci siamo scordati cosa piace ad un bambino di qualunque generazione.
Se si lascia un bambino libero di giocare con acqua, terra, bastoni e sassi per un po', si potrà vederlo in tutto il suo splendore di fantasia nel gioco.
Se si lascia un bambino davanti ad un video gioco si potrà vedere quanto gli offuschiamo testa e cuore e gli spegniamo ogni forma di creatività.

Tu sei un'insegnate della primaria, formi quelli che saranno gli adolescenti di domani. Ritrovi in questa nuova generazione la descrizione che spesso ne fanno i media?
Questa specie di esseri superficiali che si muovono in branco solo alla ricerca dello sballo?


I media dovrebbero parlare molto meno perché parlare tanto per parlare fa solo del danno. Nel denunciare un modello di adolescente ne hanno fatto un simbolo in cui gli adolescenti ora si riconoscono e si legittimano.
L'adolescenza è l'età più difficile, e ancor più se non si ha avuto un'infanzia esaltante. Il problema è degli adulti che non sanno gestire un adolescente, non ne hanno voglia. Ci sono classi da cui si vorrebbe scappare, loro insieme sono un branco, loro possono schiacciarti ma a guardarli bene sono così fragili che basta davvero poco a prenderli. Basta fargli sentire che provi piacere a stare con loro, ti interessa il loro mondo, non vuoi criticarli, vuoi scoprirli. Una volta scoperti, il terreno è neutrale e da lì si riparte. Non è facile, ci vuole una grande motivazione, una passione estrema e tanta tanta pazienza, ma il gioco vale la pena, i risultati arrivano nei loro sorrisi, quando ti cercano timidi e piano ti dicono grazie.
Fra gli esseri superficiali in cerca di uno sballo ci sono anche i bambini che hanno sempre avuto tutto, sempre troppo viziati e coccolati. Bambini a cui si è negata la fatica, pensando di fare il loro bene evitando loro lo sforzo, anche solo quello di portarsi lo zaino della scuola.

Un lavoro come il tuo lo si può svolgere senza passione?

No assolutamente no, NO, NO, NO. I danni di chi lo fa per portare a casa uno stipendio sono tremendi. Non si timbra un cartellino, si accendono cuori, non si stacca quando si torna a casa, ci si porta dietro tutto nel bene e nel male.

Progetti per il futuro?

Sto lavorando a libri per l'infanzia, come autrice e illustratrice: un sogno che si realizza!

 

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Il giardino dei giochi dimenticati

"Giocare non è solo giocare: è cercare (quello che serve per realizzare un'idea), è immaginare (qualcosa che nessuno ha mai fatto), è costruire (un oggetto che sarà per noi indimenticabile)".
In questo manuale i due autori restituiscono a genitori smemorati e a bambini curiosi i giochi che i padri e i nonni facevano per strada e nei cortili: giochi contadini, giochi rari, giochi storici, giochi dimenticati e soprattutto insegnano loro a costruirli con divertenti e dettagliate illustrazioni.

In realtà oltre a essere un libro per bambini è un libro per i loro genitori e per chi continua a essere un po' bambino; raccoglie infatti un patrimonio culturale che ci tramandiamo, e che ricordiamo con nostalgia. I giochi descritti hanno due ingredienti fondamentali: i costi bassissimi di realizzazione e la fantasia. Per dirla con le parole dell'autore: "un bambino rimane piccolo per poco tempo, poi ha tutta la vita per ricordare chi ha passato del tempo a giocare con lui".

Giorgio F. Reali è il fondatore dell'Accademia del gioco dimenticato.

La prefazione è di Stefano Bartezzaghi.

autore: Giorgio F. Reali, Niccolò Barbiero

editore: Salani

La forza d'animo

Argomento del libro è la "resilienza", intesa come capacità di fronteggiare e ricostruire; tale capacità è in gran parte scritta nel nostro patrimonio genetico, ma può anche svilupparsi nel corso dell'esistenza, rafforzarsi o indebolirsi a seconda delle esperienze che si vivono, soprattutto negli anni infantili, nel proprio ambiente, a contatto con le proprie figure di attaccamento o in loro assenza. La formazione di un legame di attaccamento saldo nella prima infanzia è alla base della fiducia in se stessi e dell'autostima. 

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Genitori in Gioco

Ben 240 attività fisiche, manuali e intellettuali, suddivise in pratiche schede con le indicazioni di fascia di età e tipologia, adatte a tutti i bambini dalla nascita ai 6 anni da svolgere da soli o con i compagni, in casa o all'aperto, questi giochi stimolano l'immaginazione e la creatività dei bambini e rendono più profondo il legame con i loro genitori.

Una guida che, con entusiasmo ed energia insegna ad esplorare, manipolare, far finta che, sporcare la cucina, animare pupazzi e peluche, disegnare su fogli ciclopici, utilizzare materiali insoliti, in compagnia dei propri figli.

Ogni momento trascorso insieme è un'occasione unica per conoscersi meglio e rinsaldare il legame affettivo; attraverso il gioco, si comunicano sensazioni ed esperienze e si apre la porta alla conoscenza del mondo.
I bambini nascono e crescono a una velocità sorprendente. I ritmi frenetici della vita moderna, però, spesso impediscono a mamma e papà, specie se impegnati con il lavoro, di prendere parte ai giochi dei figli piccoli: costretti a lasciarli in compagnia della «baby-sitter» televisione o con giocattoli e videogiochi già pronti, che lasciano poco spazio alla creatività, rischiano di sentirsi inadeguati e smarriti.

Per venire incontro alle esigenze di tutti quei genitori con sempre più impegni e sempre meno tempo libero a disposizione, ma che desiderano essere presenti con costanza e amore nel prezioso e irripetibile periodo della crescita dei figli, questa guida propone una ricca raccolta di attività ludico-didattiche da organizzare in famiglia, tutte ideate e sperimentate in prima persona dalla mamma/autrice: dai giochi all'aperto ai lavoretti di Natale, dal disegno alla manipolazione dei materiali, dall'invenzione di storie agli sporto più classici rivisitati a "misura di bambino".

autore: Alessandra Zermoglio

editore: Sonda