Violenza. Nessuna Donna sia lasciata sola.

Guardò fuori dalla finestra e sussurrò: "Per favore Dio puoi esistere, per favore? Fa' che tutte le piaghe d'Egitto lo colpiscano, per favore. Ha picchiato la mamma e non era la prima volta!" Dio tacque in tutte le lingue. Gli angeli cercarono di asciugarsi le lacrime, ma i loro fazzoletti s'inzupparono tanto che perfino nei deserti cominciò a piovere.

Guus Kuijer – Il libro di tutte le cose – Ed. Salani

Sono stimate in 6 milioni 743 mila le donne da 16 a 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita (il 31,9% della classe di età considerata). 5 milioni di donne hanno subito violenze sessuali (23,7%), 3 milioni 961 mila violenze fisiche (18,8%). Sono le giovani dai 16 ai 24 anni (16,3%) e dai 25 ai 24 anni (7,9%) a presentare i tassi più alti.

Nella quasi totalità dei casi le violenze non sono denunciate. Il sommerso è elevatissimo e raggiunge circa il 96% delle violenze da un non partner e il 93% di quelle da partner. Anche nel caso degli stupri la quasi totalità non è denunciata. È consistente la quota di donne che non parla con nessuno delle violenze subite.

Le donne subiscono più forme di violenza. La violenza ripetuta avviene più frequentemente da parte del partner. (Dati Indagine Istat 2006 sulla Sicurezza delle Donne). I numeri ci dicono che la violenza contro le donne è ancora oggi causa di gravissimo disagio, paura, e nei casi peggiori di morte per moltissime di noi in tutto il mondo.

Chi ne è vittima si chiede come uscirne, quale aiuto sia possibile trovare, cosa facciano le istituzioni in sua difesa.
Questo articolo lungi dal voler fornire risposte esaustive per situazioni così complesse e diverse, offre uno sguardo solidale, una raccolta di pensieri e consigli di chi ci è in qualche misura "passata", fra le nostre amiche di Officina Genitori.

Perché la violenza contro le donne rimane ancora così diffusa, e così spesso impunita? 
Alcune ipotesi:
- viene vista dalle istituzioni come "fatto privato" e come tale la trattano con una minore urgenza.

- chi ne è vittima spesso evita di denunciare la violenza domestica per paura di ritorsioni o nella speranza che le cose possano migliorare.

- molte donne pensano di "meritarselo", in parte perché continuano a evitare la denuncia.

Inoltre molte persone evidentemente ritengono di avere il diritto di essere violenti, ma è una convinzione malata . Non bisogna mai smettere di chiarire, anche se sembra banale e scontato, che la violenza non è mai la normalità, non è mai giustificata, non è mai accettabile.

Ognuno di noi può dare un aiuto ricordando a chi ne è vittima, che nessuno merita violenza, psicologica o fisica che sia, e che lo strumento più importante per uscirne è la denuncia, unita alla richiesta di aiuto dai centri antiviolenza che possono davvero fare molto. La paura, i luoghi comuni, la vergogna di chi subisce violenza sono i fattori che vanno abbattuti.

Alcuni consigli:
- Chiedere aiuto e assistenza contattando i centri sociali cittadini, chiedendo assistenza e rifugio, in seconda istanza nel centro antiviolenza più vicino.

- Non restare mai soli, né in casa né fuori casa.

- Se bisogna, per necessità, entrare in contatto con "la controparte", evitare di contrastarlo, in quei momenti meglio il silenzio o assecondarlo.

- Sporgere denuncia presso i carabinieri per un eventuale allontanamento con i minori (questo per evitare denunce per sottrazione).

- In caso, dopo la denuncia, si ripetessero fatti gravi, recarsi in questura e chiedere rifugio

Alcuni link che possono aiutare chi è in difficoltà 

http://www.telefonorosa.it/
http://www.antiviolenzadonna.it/ 

Per saperne di più

http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/25 
http://www.siamopari.it/
http://www.antiviolenzadonna.it/

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Parla con me. Comunicare con i nostri figli è difficile? Consigli, situazioni, soluzioni per un dialogo sereno

Non si può non comunicare e come genitori dobbiamo sempre pensare agli effetti che la nostra comunicazione avrà sui destinatari dei nostri messaggi, cioè i nostri figli. Non esiste solo una comunicazione verbale atta a trasmettere concetti e significati, esiste anche una comunicazione implicita, non verbale, caratterizzata da comportamenti e da atteggiamenti attraverso i quali i bambini percepiscono cosa i genitori pensano di loro e sono il veicolo di emozioni e sentimenti.

 

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La musica in testa

Autobiografia del giovane pianista e compositore Giovanni Allevi che intervalla il racconto degli episodi che hanno contrassegnato la propria ascesa al successo con riflessioni filosofiche sulla vita e sull’importanza che l’arte musicale ha esercitato su di essa. Il libro inizia con il primo concerto di Napoli quando a 22 anni  era ancora agli inizi della propria carriera e a vederlo erano solo 5 spettatori e approda ai trionfi conquistati negli Stati Uniti.

 

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Il fanciullo difficile

E' uno dei primi libri scritti dal pedagogista scozzese Neill, ma è già ricco di quelle tematiche rivoluzionarie in campo pedagogico che fecero dell'autore un punto di riferimento per tutti coloro che, nei decenni successivi, vollero cercare strade alternative ad un'educazione autoritaria e repressiva.

Alexander S. Neill è il creatore della scuola di Summerhill, dove i bambini sono liberi di fare quello che vogliono, senza che l'autorità dell'adulto imponga le sue regole di morale e di condotta. A Summerhill non ci sono punizioni per chi si comporta male, e le regole del vivere insieme sono regole sociali, dettate dalla stessa comunità, formata dai ragazzi.

Il libro è scritto nel 1927, può sembrare datato per certi aspetti, ma alcune idee sono davvero interessanti e meritano uno spunto di riflessione. Il titolo "il fanciullo difficile" non tragga in inganno, anche se l'autore prende spunto da casi di ragazzini con problemi le sue riflessioni hanno valenza universale: "[...]non vedo che una via per l'educazione: dire coraggiosamente che noi adulti non sappiamo cosa sia l'educazione; confessare che noi ignoriamo cosa sia il meglio per un fanciullo[...]" e ancora "[...] nessun uomo è tanto buono da poter dire a un altro come deve vivere; nessun uomo è tanto saggio da poter guidare i passi di un altro". 

Il libro è preceduto da un saggio introduttivo di Annalisa Pinter, che fa notare come in quest'opera, ancora più che in Summerhill, l'autore cerchi di costruire una teoria organica. A volte, dice sempre la Pinter, "non vi è molto impegno nel cogliere l'eziologia dei problemi" e certo non fornisce una metodologia di analisi e intervento.

E' chiaro che non è un saggio pedagogico che possa illuminare un genitore in crisi: ma è un arricchimento, anche storico per chi si interessa di tematiche sull'educazione e sulla scuola. Summerhill è lontanissima dal concetto di scuola a cui siamo abituati, ma proprio per questo vale la pena sognare, perché tutti noi, nella nostra infanzia abbiamo sognato una scuola così. Ma la realtà è un'altra cosa.

autore: Alexander S. Neill

editore: La Nuova Italia (collana Classici dell'educazione contemporanea)

[Copertina del libro non disponibile]