Le recite natalizie

Che commozione vedere il proprio frugolo di tre anni abbozzare una canzoncina dopo appena tre mesi dall'inserimento! C'è chi versa una lacrimuccia, chi si accalca per strappare un sorriso con la macchina fotografica, chi si getta per terra in prima fila per un primo piano con la videocamera. In genere, quando si tratta del primo figlio vengono tutti i nonni disponibili e magari anche qualche zia: il salone della scuola è pieno all'inverosimile e le insegnanti si chiedono con apprensione se sono rispettate le norme di legge, vista l'affluenza di gente. 

Tutto questo è fatto per gli adulti, per i parenti, i nonni e i genitori che vogliono un segno tangibile della didattica di quella scuola oppure che desiderano godersi la soddisfazione di vedere il proprio bimbo esibirsi nelle canzoncine o nelle recite. Ma i bambini? Quanto amano tutto questo i bambini? Per loro la festa di Natale della scuola è avere i genitori vicino, li cercano con ansia nella folla delle prime file e, non di rado, appena li vedono si mettono a piangere. I più grandicelli si sentono invece fieri di quegli sguardi ammirati, s'impegnano con determinazione nella manifestazione, salvo poi, durante il momento del panettone e degli auguri, scivolare in un pianto inesorabile, indispettendo i genitori che si vedono costretti a ricorrere alle urla e alle sgridate, non considerando lo sforzo considerevole e lo stress che la festa rappresenta per dei bambini piccoli. 

Dopo anni di feste alla materna in cui ho avvertito disagio, non solo per la maleducazione di genitori che spingono, si accalcano, parlano senza rispetto, ma anche per i bambini che non paiono tanto felici, provo a mettermi nei panni di una bambina, che magari va anche a scuola volentieri e che passa questi giorni a provare e riprovare una recita, un canto per la festa in cui la mamma verrà a scuola a vederla. Che aspettative, che impegno, anche se non capisce bene come si svolgerà! 

Arriva il giorno: "Dov'è la mamma? La mia scuola si riempie di gente che non conosco. La mia maestra è tesa, sembra stanca, non è affettuosa e carina come al solito. Ho un po' di paura, con tutta quella gente che mi guarda, ma dov'è la mamma? Eccola, perché non viene a salutarmi? Corro da lei ma mi manda via perché devo cantare. Io non canto, però. Voglio andare a casa con la mamma, ma non si può. Allora mi metto a piangere e, come al solito, vengo sgridata." 

Ho estremizzato, forse, ma le educatrici che conosco non mi raccontano storie troppo diverse da queste, almeno nelle linee generali e ammettono che le feste sono fatte per accontentare i genitori. Ci sono tante di noi che nel cuore portano il ricordo di quel giorno, di quel faccino un po' frastornato che s'illumina quando ci vede. Ma, mi chiedo, e vi chiedo, non sarebbe meglio che quella festa a scuola fosse solo dei bambini, senza noi come spettatori? Una festa in cui arrivano doni, in cui c'è uno spettacolo, certo, ma solo per loro; qualcosa che sappia di festa ma nello stesso tempo rispetti i bisogni dei più piccoli? 

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