Janusz Korczak

Negli anni più bui del Novecento, in cui la speranza nell'uomo e nel suo futuro era offuscata da un cupo pessimismo, in cui i totalitarismi cercavano di spazzare via il senso di Umanità, c'era chi credeva nella possibilità di migliorare, e che per farlo occorresse partire dall'infanzia, dai bambini.

Una visione straordinaria e innovativa a cui Janusz Korczak, pedagogista, medico, poeta ed educatore dedicò la vita, fino alla fine, quando morì nel campo di sterminio di Treblinka nel 1942. 
Come tanti altri grandi educatori che hanno passato una vita intera a capire e a migliorare la condizione dei bambini sia in famiglia che nella società, anche Korczak abbracciò vari ambiti disciplinari. Il suo stesso nome è uno pseudonimo con cui iniziò a pubblicare drammi e racconti verso la fine del XIX secolo, e riprende il nome di un eroe di un romanzo storico polacco. Il suo nome vero, infatti, è Henryk Goldszmit. Nasce nel 1878 in una famiglia ebrea agiata, liberale, legata alla cultura e alle tradizioni polacche. Studia medicina a Varsavia e diventa medico. Lavora in ospedale, dove si preoccupa dello stato di salute dei più poveri e disagiati, soprattutto di bambini. Nel frattempo scrive, si occupa del sistema scolastico, sogna una scuola al servizio degli scopi di tutta l'umanità e non soltanto agli interessi di una classe. 


Nel 1911 fonda la Casa dell'Orfano, un orfanotrofio modello, conforme ai moderni principi sociali e pedagogici. Korczak, infatti, si interessa sempre più al mondo dell'infanzia, che in quegli anni godeva dell'attenzione di grandi pedagogisti e sperimentatori. 

Dato che una parte considerevole dei suoi scritti e dei suoi pensieri furono persi durante la guerra e la furia Nazista su Varsavia, la conoscenza della sua opera è ancora frammentaria; lo si ricorda in genere per la tragica scelta di seguire i suoi trecento bambini nel campo di sterminio di Treblinka, ed è stato a lungo ignorato nella cultura europea sull'infanzia, pur ritenuto da Bettelheim uno dei più grandi educatori di tutti i tempi, come indica nella prefazione di "Come amare il bambino" :[K] non ci insegna ad amare il bambino – cosa non difficile per quanto ancora troppo rara – ma a rispettarlo e a comprenderlo partendo dai suoi punti di riferimento piuttosto che dai nostri. Perfino a Treblinka, pochi giorni prima della morte, insegnava ai bambini a osservare la natura, a scrivere poesie. 

Korczak diede un'impronta enorme alla cultura dell'infanzia moderna, fornì uno dei più importanti contributi, la visione che un bambino amato e non umiliato diventerà un adulto libero e felice, un uomo migliore. In epoche in cui i bambini non contavano, in cui vigevano visioni repressive e punitive, lui ne vedeva innanzitutto degli individui, delle persone che avevano diritto all'ascolto e al rispetto. Sembra scontato, eppure scriveva cose che ancora oggi risultano straordinarie e innovative: Se non sottovalutassimo il bambino, i suoi sentimenti, le sue aspirazioni, i suoi desideri, quindi anche i suoi giochi capiremmo che ha ragione [...]L'amore privo di comprensione può essere una tortura per il bambino. Stare dalla parte dei bambini, veramente, costa fatica perché occorre innalzarsi fino all'altezza dei loro sentimenti. Tirarsi, allungarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli.
E non sono parole vuote, perché per trent'anni ha vissuto e diretto l'istituto che ha fondato anche nelle piccole beghe quotidiane, nelle gioie, nei giochi e nelle ristrettezze del Ghetto. Si è occupato delle cose pratiche, senza pontificare, semplicemente ascoltando, come descrive nei suoi libri, attualissimi nelle considerazioni e ricchi di spunti anche (e soprattutto) per un genitore di oggi.


Ha minato la pedagogia dalle fondamenta, contestandone perfino la definizione, scienza che studia il bambino piuttosto che l'uomo, proprio per l'importanza che dava al bambino come individuo, come se in lui ci fossero i germogli per un'umanità migliore. Si è occupato insomma dei suoi ragazzi, della loro coscienza, della loro anima, con rispetto, cercando di farne persone libere, seguendoli fin nell'inferno del lager. 

Lui, in fondo, ha messo in pratica il principio che scriveva mirabilmente Vasilij Grossman, in Vita e destino: Solo quando riconosce negli altri ciò che ha colto dentro di sé, l'uomo assapora la gioia della libertà e della bontà.


Bibliografia 
J. Korczak, il diritto del bambino al rispetto, Luni ed. 1994
J. Korckak Come amare il bambino (prefazione di B. Bettelheim) Luni- 2005
J. Korczak Diario del ghetto (prefazione di Elio Toaff) Luni 1997 

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