Lo sviluppo dell’intelligenza emotiva per migliorare la nostra vita socio-affettiva

Tutti noi, ogni giorno, viviamo una molteplicità di situazioni che ci portano a provare una serie di emozioni positive, o negative più o meno intense, mostrate palesemente o vissute più internamente. 


Solitamente, quando ci viene chiesto di descrivere le nostre emozioni si tende ad enfatizzarle, a percepirle come se fossero un turbine che all'improvviso prende su di noi il sopravvento e ci confonde solo le idee. È probabile che questa visione così "colorita" dell'emozione non sia poi insolita, anzi, è spesso condivisa dalla maggior parte della gente, in quanto un po' la nostra cultura, un po' il senso comune ci portano a pensare alle emozioni come a delle reazioni irrazionali, disgregatrici del comportamento. 
Incontriamo, infatti, molto spesso la convinzione che le emozioni siano di ostacolo al raggiungimento dei nostri obiettivi, un blocco della razionalità, una perdita del controllo. Questa visione è, però, piuttosto distante dalla realtà dei fatti e da ciò che le emozioni rappresentano! Esse hanno, difatti, un ruolo adattivo nell'uomo, sono fondamentali per creare un'interfaccia tra noi e l'ambiente che ci circonda: senza emozioni non saremmo in grado di capire chi ci sta di fronte, non saremmo capaci di porre attenzione ai dettagli dell'evento che ha generato l'emozione stessa e non riusciremmo ad attivarci per produrre un comportamento adeguato alla data situazione. 

Le teorie più moderne sulle emozioni hanno messo in luce le loro principali funzioni:
- favorire i cambiamenti fisiologici all'interno del nostro organismo, in modo da produrre risposte adattive rispetto a una data situazione;
- motivare l'individuo ad agire in risposta all'evento scatenante l'emozione;
- svolgere funzioni sociali (attraverso le espressioni facciali e il corpo comunichiamo agli altri i nostri piani e le nostre intenzioni)
- regolare la nostra attività mentale.
Le emozioni sono anche potenti mezzi di comunicazione interna (se, ad esempio, ho paura, la mia prima reazione è di bloccarmi, di valutare l'ambiente circostante e di attivare un comportamento adeguato alla situazione, come irrigidirsi, combattere, fuggire…) ed esterna, poiché comunicano agli altri quello che sto provando in quel momento. 

Negli ultimi anni, gli studiosi delle emozioni hanno ampliato il proprio campo d'interesse e hanno focalizzato la propria attenzione su un particolare tipo d'intelligenza detta, per l'appunto, "emotiva ". Essa rappresenta la capacità di riconoscere le proprie e altrui emozioni, di avere il pieno controllo su di esse e d'impiegarle in modo costruttivo agendo saggiamente sulle situazioni che conducono a un coinvolgimento emotivo. 

Uno dei maggiori studiosi dell'intelligenza emotiva è Goleman che la definisce come la capacità di motivare se stessi perseguendo l'obiettivo anche in situazioni di difficoltà e frustrazione, di gestire comportamenti impulsivi, di riuscire a regolare i propri stati d'animo evitando che la sofferenza ci impedisca di pensare e, infine, la capacità di essere empatici. Secondo Goleman le persone competenti sul piano emozionale sono avvantaggiate in tutti i campi della vita, sia nelle relazioni intime sia nel cogliere le regole implicite presenti nel contesto sociale. 

L'intelligenza emotiva è, quindi, la capacità di saper gestire le proprie emozioni impiegandole al meglio. Lo sviluppo di questo tipo d'intelligenza dovrebbe essere promossa, come per gli altri tipi di competenze, nel contesto famigliare, nella relazione educativa genitore-figlio. Lo sviluppo della competenza emotiva dipende, però, molto dallo stile educativo-relazionale che i genitori adottano con i propri figli. Un genitore che, ad esempio, educa il proprio figlio con una rigida disciplina, con punizioni, negando l'espressione delle emozioni, sarà diverso dal genitore che ritiene importante nell'educazione del figlio favorire la comprensione empatica: nel primo caso, è probabile che il bambino sia meno consapevole delle proprie emozioni e meno capace di riconoscerle; nel secondo caso, invece, è possibile che il bambino sviluppi una maggiore comprensione delle proprie e altrui emozioni, sia più sensibile e ricettivo nel rapporto con l'altro risultando, perciò, più adeguato e riducendo le incomprensioni. 

Un altro aspetto da prendere in considerazione nel contesto educativo sono ledifferenze di genere : le bambine sono, generalmente, educate dai loro genitori ad essere più inclini alle emozioni, a riconoscerle ed esprimerle; ai bambini, al contrario, viene chiesto di evitare d'esprimere palesemente le proprie emozioni, specie se legate all'aver paura, perché ciò rappresenterebbe, nella nostra cultura, un segno di debolezza! Di conseguenza, questa differenza nell'educazione finisce per alimentare capacità molto diverse: le bambine sono più abili dei bambini nel riconoscere segnali emozionali verbali e non verbali e nell'esprimere i propri sentimenti; i bambini imparano a minimizzare le emozioni che esprimono un sentimento di vulnerabilità. 
Lo stile educativo dei genitori è, in parte, influenzato dalla nostra cultura e dalla società in cui viviamo. In tempi odierni diventa sempre più difficile educare i propri figliall'alfabetizzazione emotiva , quindi, alla capacità di gestire le proprie emozioni, essere empatici, relazionarsi adeguatamente con l'altro. La società di oggi rende il compito educativo dei genitori ancora più arduo che nel passato, perché, troppo spesso TV, pubblicità, politica e quant'altro, fanno passare il messaggio che l'unico modo per farsi ascoltare in questa "giungla di società" è di essere aggressivi, d'imporsi, prevaricando gli altri, negando ogni tipo di espressione emotiva che possa essere considerata da "debole", come piangere perché si ha paura. Questo insegnamento vale tutti, bambini e bambine, ragazzi e ragazze, uomini e donne. 
Siamo sempre più invasi da un malessere emozionale dell'individuo che contribuisce alla disgregazione della comunità, all'essere affettivamente degli incompetenti, a chiuderci in noi stessi, sviluppando disturbi d'ansia ed emotivi come la depressione, diffusissima anche tra i più giovani.

In un clima sociale così difficile, la scuola potrebbe essere di sostegno ai genitori e alla comunità per correggere le carenze di competenza emozionale e sociale dei ragazzi. A tal proposito, come si potrebbe intervenire? Realizzando, ad esempio, un progetto di promozione dell'alfabetizzazione emotiva dei ragazzi, prevedendo, magari, anche degli incontri con i genitori per dare loro indicazioni, chiarimenti su come favorire un adeguato sviluppo dell'intelligenza emotiva. Goleman ha affermato che l'alfabetizzazione emozionale organizzata a scuola può alzare il livello di competenza sociale ed emozionale nei ragazzi ed essere parte della loro istruzione regolare. Partendo da questa idea si potrebbero ipotizzare una serie di contenuti da affrontare nel corso della formazione come, ad esempio, imparare a riconoscere i proprisentimenti costruendo un vocabolario per la loro verbalizzazione; cogliere i nessi trapensieri, sentimenti reazioni ; sapere se le decisioni prese sono guidate da riflessionio da sentimenti; prevedere le conseguenze di scelte alternative. Un altro aspetto che andrebbe insegnato è come controllare le emozioni 

In sintesi, l'intelligenza emotiva è un termine che, come si sarà capito, include una serie di competenze e caratteristiche, fondamentali per sapere affrontare bene la vita, come autocontrollo, entusiasmo, perseveranza e capacità di automotivarsi e se questi elementi non sono appresi nel corso dello sviluppo, nei contesti familiare e scolastico, se la società non si decide a riconoscere l'utilità della competenza emozionale e a promuovere interventi di sensibilizzazione della comunità difficilmente il bambino sarà in grado di affrontare la vita di tutti i giorni nel migliore dei modi.


Bibliografia
Daniel Goleman, L'intelligenza emotive, Rizzoli, Milano, 1996
Daniel Goleman, Lavorare con l'intelligenza emotive, Rizzoli, Milano, 1998 

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Nazi Hunters. L'avventurosa cattura del criminale nazista Adolf Eichmann

Il Primo Ministro prese posizione dietro il podio. Nella stanza, tutti aspettavano in silenzio. In tono fermo e solenne annunciò: «Devo informare che recentemente i servizi segreti israeliani hanno catturato uno fra i maggiori criminali nazisti, Adolf Eichmann, responsabile insieme ad altri dirigenti nazisti di quello che essi stessi avevano definito "la soluzione finale del problema ebraico", cioè lo sterminio di sei milioni di ebrei europei. Adolf Eichmann si trova attualmente in carcere in Israele e presto sarà condotto in tribunale in conformità alla legge per i reati commessi dai nazisti e dai loro alleati». 

Neal Bascomb è giornalista, saggista e autore di molti bestseller per adulti, tra cui "Hunting Eichmann", dal quale è stata tratta la versione per ragazzi, intitolata appunto: "Nazi Hunters. L'avventurosa cattura del criminale nazista Adolf Eichmann."

Il libro descrive nei minimi dettagli e con dovizia di particolari quella che fu la cattura di Adolf Eichmann, capo del dipartimento IVB4, la divisione delle SS responsabile della "soluzione finale", che dopo la fine della seconda guerra mondiale partì dall'Italia per l'Argentina dove cominciò una nuova vita insieme alla sua famiglia.
Nonostante il suo tentativo di vivere una vita nell'anonimato per non farsi scoprire, verrà individuato, infatti, David Ben Gurion, primo ministro israeliano, decide di inviare in Argentina un gruppo scelto di spie del Mossad (servizi segreti israeliani) molte delle quali avevano perso familiari nei campi di concentramento, con il compito di catturare e trasportare a Gerusalemme, in assoluta segretezza, l'emblema dell'orrore dell'Olocausto. Lì sarà oggetto di uno dei più importanti e significativi processi contro i crimini perpetuati dai nazisti. 

Il 27 gennaio 1945 è la data in cui le truppe sovietiche arrivarono ad Auschwitz, scoprendo l'omonimo campo di concentramento, cinquantacinque anni dopo, nel 2000, è stata scelta questa data per commemorare ogni anno le vittime del nazismo.

Il libro di Bascomb mette in evidenza due aspetti che raramente vengono toccati quando si parla di antisemitismo ai ragazzi: il primo e alquanto intuitivo, è che la fine della seconda guerra mondiale non ha significato la fine dell'ideologia nazista che anzi ha continuato a serpeggiare sia tra chi aveva vissuto la guerra così come tra i giovani, nei paesi europei come in quelli oltre oceano.
Un esempio è l'Argentina: simpatizzante nazista che è uscita dalla sua neutralità politica e si è schierata con gli Alleati solo poco prima della fine della guerra, quando oramai era chiaro che le potenze dell'Asse sarebbero state sconfitte. Il suo appoggio agli Alleati è stata una scelta politica intelligente e durante gli anni dopo la fine della guerra ha aiutato diversi esponenti del partito nazista a nascondersi cambiando identità.
Per questo motivo, la cattura di Eichmann da parte del Mossad è stata un'operazione molto rischiosa da svolgere in completa segretezza.

Il secondo aspetto è l'importanza che ha avuto per il popolo ebraico e il neonato stato di Israele il processo a Eichmann. L'autore infatti scrive: "il processo si rivelò quasi più importante nel campo dell'educazione che in quello della giustizia" perché per la prima volta, dopo il processo di Norimberga, permise ai sopravvissuti di parlare apertamente delle loro esperienze. Fu un processo di educazione per i ragazzi che dovevano conoscere ciò che era stato fatto al popolo ebraico e contemporaneamente Israele legittimava così la nascita del paese, che assumeva quindi il vessillo del rifugio di tutte le vittime del genocidio che era stato commesso.

autore: Neal Bascomb

editore: Giunti editore

Facciamo i colori!

Se dipingere, colorare e "pasticciare" sono tra le attività preferite di ogni bimbo, immaginate quanto divertimento nel realizzare da soli i propri colori?

Leggi tutto...

Rinoceronte

Scimmia si è svegliata male stamattina e dà un calcio a Uccello che cade in una pozzanghera.

Uccello diventa furioso a sua volta e se la prende con Rospo che lì sta facendo il bagno.

Rospo si agita e schizza Coccodrillo; anche quest'ultimo si arrabbia e colpisce Tartaruga con la coda.

Tartaruga è già pronta a bisticciare anche lei quando vede Rinoceronte... molto grande, molto forte, ma oggi Rinoceronte è soprattutto molto contento.

Ed ecco, come per contagio, che Tartaruga si calma e così a catena si calmano anche gli altri animali e tutto finisce in una grande risata, dove nessuno ricorda più i motivi dei litigi.

La forza, la tranquillità e la gioia di Rinoceronte sono servite per ritrovare la pace e la felicità.

Può capitare di svegliarsi malcontento, di cattivo umore, contagiando così il prossimo; litigio chiama litigio. E' bello vedere come la gentilezza e la gioia siano altrettanto contagiose e capaci di ristabilire l'armonia. Evviva i "rinoceronti" della vita quotidiana!

Per bambini in età prescolare.

autore: Lucia Scuderi

editore: Bohem Press Italia