Educazione socio-affettiva a scuola: un esempio di progetto

L'educazione socio-affettiva rappresenta un argomento molto attuale nella nostra società e sempre più educatori, insegnanti, pedagogisti e psicologi si stanno interessando a questa tematica avvertendo la forte esigenza di rialfabetizzare la società "curandola" dal proprio malessere emotivo. 

Goleman è stato uno dei primi studiosi ad interessarsi dello sviluppo della competenza emotiva definendola come la capacità di motivare se stessi perseguendo l'obiettivo anche in situazioni di difficoltà e frustrazione, di gestire comportamenti impulsivi, di riuscire a regolare i propri stati d'animo evitando che la sofferenza ci impedisca di pensare e, infine, la capacità di essere empatici. Goleman è stato anche uno dei primi a credere che questo tipo di competenza possa essere promossa nelle scuole, ritenendo che possa incrementare il livello di competenza sociale ed emozionale nei ragazzi ed essere intesa come una vera e propria materia di studio da includere nel programma scolastico.

Un progetto volto a sviluppare la consapevolezza emotiva nel contesto scolastico è, quindi, di fondamentale importanza per diversi motivi, uno di questi è sicuramente quello di favorire l'equilibrio e il benessere psicofisico dell'alunno che, divenendo più consapevole di ciò che prova, è in grado di esprimere meglio le proprie emozioni e di comunicare adeguatamente con l'altro, creando una relazione più armonica. 
Un altro aspetto importante è che lo sviluppo della competenza emotiva favorisce un migliore rendimento scolastico dell'alunno: i bambini felici sono più partecipativi e ben inseriti nella classe, s'impegnano di più nell'apprendimento, sono più motivati, più predisposti a comportarsi in modo appropriato e meno propensi a manifestare comportamenti problematici e sono in grado di ottenere più facilmente risultati positivi a scuola, rispetto a quelli con difficoltà emotive. Detto ciò, sarebbe opportuno promuovere lo sviluppo dell'educazione socio-affettiva nelle scuole primarie allo scopo d'affrontare con maggiore efficacia e consapevolezza le grandi e piccole sfide che la vita pone tutti i giorni. 

L'obiettivo generale è quello di stimolare i bambini ad acquisire una consapevolezza socio-affettiva. Obiettivo più specifico è poter conoscere e riconoscere le proprie emozioni; essere capaci di assumere la prospettiva e il ruolo di un altro compagno; essere empatici; riconoscere le emozioni attraverso le espressioni del volto e del corpo; sviluppare relazioni efficaci con l'altro, capacità di sapersi motivare.

Metodologia: il progetto prevede l'utilizzo di metodologie di partecipazione attiva prevedendo attività di role playing, circle time, discussioni, proiezioni video sulla tematica esposta. Inizialmente si potrebbe prevedere una fase di formazione degli insegnanti (teacher training) in cui introdurre l'argomento e i modi in cui si deve procedere per lo svolgimento delle attività, successivamente sarà prevista una fase in cui i veri protagonisti sono i ragazzi. 

Fasi e tempi: le attività potranno essere svolte nel corso del secondo quadrimestre con incontri pomeridiani e articolate in più fasi.

Fase 1: in questa fase verranno previsti incontri con gli insegnanti in cui si cercherà di illustrare il tema dell'educazione socio-affettiva, verranno riportati esempi video volti a favorirne la comprensione e la necessità. Al termine di ogni incontro saranno previsti momenti di discussione e confronto in cui poter chiarire eventuali dubbi. Gli incontri saranno tenuti da uno psicologo, scolastico o esterno, esperto nella tematica suddetta.

Fase 2: sono previsti incontri pomeridiani con le classi di alunni che aderiscono al progetto creando momenti di interazione attiva attraverso attività di role playing in cui c'è la possibilità per ciascun bambino di mettersi nei panni dell'altro imparando a riconoscerne i sentimenti, come una sorta di rappresentazione teatrale semplificata, in cui ognuno interpreta il ruolo del compagno. Potrà essere impiegata anche la tecnica del circle time, molto usata in progetti di educazione socio-affettiva per favorire la conoscenza di sé, facilitare la comunicazione interpersonale, facilitare la libera espressione dei sentimenti e dei vissuti personali favorire la conoscenza e il confronto delle idee e delle opinioni. Gli incontri saranno tenuti da uno psicologo preparato ed esperto in queste tecniche.

Fase 3: organizzazione di una recita scolastica in cui potranno essere messe in scena le principali emozioni in maniera creativa. Ci sarà un momento in cui gli alunni, aiutati dall'insegnante di riferimento, potranno scrivere la loro storia e stabilire i ruoli. In seguito, si passerà alla rappresentazione vera e propria che potrà essere messa in scena come recita di fine anno scolastico. Potranno essere coinvolti lo psicologo, l'insegnante di educazione artistica e di musica delle rispettive classi e, eventualmente, genitori volontari per la realizzazione di costumi e scenografie.

Valutazione: prima e dopo l'intervento saranno previsti momenti di osservazione del contesto classe fatte dallo psicologo per verificare il raggiungimento degli obiettivi e un follow up previsto dopo 6 mesi, per verificare l'efficacia dell'intervento nel tempo. Potrebbe essere prevista la compilazione di questionari costruiti ad hoc sul grado di soddisfazione dell'intervento da somministrare a genitori, insegnanti e alunni.

Per saperne di più:

Il circle time è una delle tecniche più efficaci nell'educazione socio-affettiva. L'essere seduti in cerchio, l'uno accanto all'altro, crea un clima di rilassatezza e fiducia all'interno della classe, favorendo un maggiore coinvolgimento e partecipazione dell'alunno a tutte le attività rispetto alla disposizione assunta tradizionalmente in classe.

Come funziona? I bambini e l'insegnante (o lo psicologo) sono disposti in cerchio. S'inizia adottando una sorta di rituale (un minuto di silenzio, un esercizio respiratorio, tenersi per mano silenziosamente, o altro) volto a rilassare i bambini e sottolineare l'inizio dell'attività. Nessuno è obbligato a parlare, ma il conduttore chiede nuovamente a ciascuno di intervenire, ogni volta che si ripresenta il suo turno.
La successione degli interventi secondo l'ordine del cerchio va rigorosamente rispettata; la durata dell'intervento è libera e ognuno deve prestare attenzione a ciò che dicono i compagni favorendo, così, un ascolto attivo e fiducia reciproca. Il conduttore ha il ruolo di facilitare la comunicazione, facendo rispettare l'ordine degli interventi, richiamando l'attenzione del gruppo sul compito ogni volta che ci si allontana dal tema in discussione.
Questo tipo di attività dura, generalmente, 20-30 minuti e può essere svolta 1-2 volte a settimana.

Il role playing è una sorta di rappresentazione drammatica di situazioni conflittuali e rilevanti per la persona. Viene assunto dall'individuo un ruolo ed egli è libero di interpretarlo come meglio crede.
Questa tecnica consente di tirar fuori i vissuti emotivi, di dargli voce e di esserne più consapevoli, oltre alla possibilità di provare a mettersi nei panni dell'altro. 
In seguito alla messa in scena è possibile prevedere momenti di riflessione e discussione derivanti da ciò che è emerso dalla rappresentazione in cui dire cosa si è provato, cosa hanno provato gli altri nel guardare tale rappresentazione, valutare le reazioni e come, eventualmente, affrontare e gestire più efficacemente conflitti emersi nel corso dell'attività.

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L'ombra del vento

"Una mattina del 1945 il proprietario di un modesto negozio di libri usati conduce il figlio undicenne, Daniel, nel cuore della città vecchia di Barcellona al Cimitero dei Libri Dimenticati, un luogo in cui migliaia di libri di cui il tempo ha cancellato il ricordo, vengono sottratti all'oblio. Qui Daniel entra in possesso del libro "maledetto" che cambierà il corso della sua vita, introducendolo in un labirinto di intrighi legati alla figura del suo autore e da tempo sepolti nell'anima oscura della città. Un romanzo in cui i bagliori di un passato inquietante si riverberano sul presente del giovane protagonista, in una Barcellona dalla duplice identità: quella ricca ed elegante degli ultimi splendori del Modernismo e quella cupa del dopoguerra."

Un'ottima opera prima, di questo scrittore che finora si era cimentato solo nella narrativa per bambini; un libro che, uscito in sordina, è diventato un best-seller grazie al passaparola dei lettori. Un romanzo a tratti inquietante, che mescola mistero, Storia e vita vissuta; e che ha, soprattutto, un grande pregio: è sempre coerente alla trama e ai riferimenti. Ogni rimando, ogni indizio, alla fine trova una sua collocazione, ogni mistero ha una spiegazione, ogni rapporto una sua conclusione. Bellissime le descrizioni di una Barcellona cupa, invernale e lontana dall'idea che si può avere di questa città, vittima di un triste dopoguerra ed un ancor più triste strascico del regime. Ancor più belle, seppur drammatiche alcune, le descrizioni delle coppie: coppie di padri e figli, coppie di amici, coppie di fidanzati, e degli intrecci che li legano.

Da leggere d'un fiato, e rileggere con calma una seconda volta.

autore: Carlos Ruiz Zafon

editore: Mondadori

Io sono Malala. La mia battaglia per la libertà e l'istruzione delle donne

Malala Yousafzai è una ragazza nata in Pakistan nella valle dello Swat. Nel libro descrive con orgoglio la bellezza della sua terra: la natura meravigliosa, la bellezza delle montagne e delle sue acque; racconta con sguardo attento anche la storia del suo paese e del suo popolo: i Pashtun, suddivisi in varie tribù sparse nel Pakistan e nell’Afghanistan dove l’ospitalità e l’onore sono i valori fondamentali. Malala ci racconta della sua famiglia, di suo padre e di sua madre che si sono sposati per amore e non attraverso un accordo stipulato dalle rispettive famiglie.

Il padre, in particolare, figlio di un Imam insegnante di teologia, è un padre diverso dagli altri che usano violenza contro le loro mogli. Suo padre condivide ogni scelta di vita con la propria moglie. Anche il nome Malala fu scelto da lui perché era il nome di un’eroina afghana che nel 1880 incitò le truppe del suo paese che stavano per essere sconfitte dall’esercito inglese: innalzò una bandiera afghana, venne uccisa, ma il suo coraggio servì a vincere una sanguinosa battaglia.

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Il bambino arrabbiato. Favole per capire le rabbie infantili.

“Una rabbia infantile cela il più delle volte una situazione di conflitto e di sofferenza psicologica. Quando un genitore si trova di fronte a tali manifestazioni spesso si sente in un tunnel: vede che il piccolo sta male ma non riesce a individuare i reali motivi che si nascondono dietro il disagio e la sofferenza del proprio figlio.

Se riusciamo a capire che un bambino si arrabbia perché sta soffrendo per qualcosa che impedisce il suo naturale processo evolutivo, è più facile anche per noi adulti cercare dentro di noi delle strade diverse per aiutarlo a sciogliere i suoi nodi.

Attraverso l’uso di favole, che prendono spunto da storie reali, questo libro offre alcuni suggerimenti per aiutare gli adulti a comprendere meglio le rabbie infantili.” 

 

autore: Alba Marcoli

editore: Mondadori (collana Oscar saggi)