I piccoli lettori crescono

La maggior parte dei genitori lettori ha trascorso gran parte del tempo con i figli leggendo loro storie, libri, creando momenti piacevoli e unici nella speranza che i bambini e le bambine seguissero la loro passione. 

In effetti quasi tutti sanno che leggere ai bambini fin dalla prima infanzia è uno stimolto grandissimo affinché crescendo diventino poi buoni lettori, ma certo non è sufficiente e a volte neppure necessario. Tutti quelli che hanno più di un figlio sanno che, mentre hanno trascorso molto tempo con il più grande leggendo, spesso si lasciano prendere dai sensi di colpa perché non altrettanto tempo hanno speso con quelli più piccoli; in presenza di molti figli, poi, capita che la possibilità di leggere loro libri sia quasi nulla. 
Eppure non è affatto detto che i secondogeniti o i terzogeniti abbiano meno probabilità di diventare buoni lettori. Leggere ai bambini aiuta certamente, ma non è tutto. Lo sanno bene i genitori di adolescenti che si lamentano delle (mancate) letture dei figli, rimpiangendo i tempi d'oro dell'infanzia. 

Ma quando si inceppa il meccanismo che fa passare da bambini lettori a ragazzi che non leggono (più)? Non so, però è naturale che le imposizioni non funzionino con i ragazzi, inoltre, non si possono amare le cose imposte, quasi sempre i ragazzi che amano leggere si scelgono da sè i libri. 

Fin da piccolì la cosa migliore è creare degli appositi scaffali alla loro portata con libri tematici, anche plastificati, con molte figure, che possono smangiucchiare, rompere, buttare giù per esserne quasi sommersi. 
Una volta che hanno imparato a leggere, può essere un modo divertente per passare il tempo insieme, andare in biblioteca, dove sempre più sono allestiti appositi spazi per i più piccoli. In questo modo imparano a scegliersi i libri, che non devono mai essere imposti, neppure quando sono più grandi. Lasciamo alla scuola il compito di fornire spunti e titoli, noi limitiamoci ad accompagnarli e lasciamoli scegliere.

Certo è che sceglieranno fumetti, o libri che a noi non piacciono. Evitiamo di dire loro Hai già undici anni e leggi ancora Geronimo Stilton? Qualunque cosa leggano va bene. Non leggeranno come piace a noi, e certo non quello che vorremmo. A volte leggono lo stesso libro decine e decine di volte, mentre quello per la scuola a malapena riusciranno a finirlo. Eppure tutti da ragazzi hanno letto i fumetti, impedire loro di leggerli vuol dire creare sicuramente dei lettori scontenti. 
Lo scrittore Vassalli (1), a questo proposito, ha scritto qualche giorno fa sul Corriere della Sera su come i grandi lettori si siano formati leggendo di tutto, imparando col tempo ad affinare le scelte.

La passione, inoltre, si trasmette anche per imitazione. Quando una cosa ci entusiasma e cerchiamo in ogni modo di farla è probabile che i figli seguano l'esempio. Può sembrare paradossale, ma la televisione non è da proibire, semmai siamo noi che dobbiamo tenerla spenta più spesso per noi stessi per riscoprire un silenzio di letture: se non ci vedono interessati, se vedono che possiamo fare a meno di assopirci passivamente davanti alla tv, si chiederanno perché noi che siamo i loro modelli preferiamo il fascino di un racconto scritto a un telefilm televisivo. Certo non deve essere un'imposizione ma una scelta libera e naturale. Per contro, vedere un film o uno spettacolo insieme può essere fonte di discussione e di spunto. 
Gli atteggiamenti assoluti, come non accendere mai la televisione possono essere controproducenti; meglio vedere insieme un programma e commentarlo, piuttosto. Tu che ne pensi? Cosa ti è piaciuto? Cosa ti ha colpito? L'apprezzare una storia, sentirla raccontare, ravviva la voglia di cercarla e di apprezzarla anche nei libri. In fondo non c'è come proibire una cosa per renderla appetibile, avete mai provato a impedire a vostro figlio di leggere un libro o di nasconderlo perché non adatto? Viceversa, noi lettori e lettrici, quante volte ci siamo nascosti da adolescenti con una lucina sotto le coperte per continuare a leggere oppure ci siamo arrampicati su alti scaffali per raggiungere Lamento di Portnoy o Paura di volare che i nostri genitori cercavano di nascondere?

È stato più volte ribadito che c'è una stretta correlazione tra libri posseduti in famiglia e percentuale di lettori tra i figli, perfino il rendimento scolastico di quest'ultimi è legato al numero di volumi nella biblioteca di casa. Ma non è questo il problema, perché chi vorrebbe che i figli leggessero hanno ovviamente libri in casa, titoli accattivanti, belle copertine attireranno la loro attenzione. Quello che davvero trasmettiamo ai nostri figli sono le passioni sincere; perciò, anche se adesso i nostri bambini pare che si allontanino dai libri, oppure dopo un'infanzia passata ascoltando leggere, ora, da adolescenti, pare siano attratti da altro, non rammarichiamoci, è normale. 
Tutti possiamo avere alti e bassi nella lettura, ma arriva sempre il momento in cui i libri rappresentano un rifugio sicuro, uno svago impagabile. Possiamo stare ragionevolmente tranquilli: se noi amiamo leggere e per noi è un valore, loro lo riscopriranno.


(1)L'articolo di Vassalli sul Corriere.

 

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Sorella del mio cuore

La vita di due bambine che diventano donne perdendosi e ritrovandosi fra le tradizioni dell'India e le sue contraddizioni. Nate e cresciute insieme si conoscono e si amano profondamente, condividendo gioie, dolori, speranze.

Ma fuori dai muri protettivi della loro famiglia le attendono i segreti del passato e le nebbie del futuro: i fantasmi dei loro padri, i fanatismi dei pregiudizi e dei riti sociali, la fatica quotidiana di una famiglia di sole donne per allevarle e mantenerle, lo spettro del matrimonio combinato e l'incanto del vero amore.

Un romanzo che ci avvicina al mondo affascinante dell'India, che ce ne fa scoprire la magia ma anche le profonde contraddizioni che lo caratterizzano.

La storia ha un seguito, nel libro "Il fiore del desiderio", che si svolge in America dove si perde la magia che caratterizza questo volume, le ragazze crescono e con loro la difficoltà e l'amarezza dei loro destini.

autore: Chitra Banerjee Divakaruni (traduzione Federica Oddera)

editore: Einaudi

La bambina che mangiava i lupi

E' la storia di una bambina di nome Bambina, che aveva una gallina di nome Gallina e che viveva in una casetta in cima a un albero di un bosco.

D'inverno Bambina aveva così tanta fame da mangiare i lupi. Così che la favola di Cappuccetto Rosso viene ribaltata; nel bosco si sparge la voce che c'è una bambina che mangia i lupi e sono i lupi ad avere paura dei bambini.

Bambina infine diventa essa stessa un lupo, troppi avendone mangiati.
(E dunque non abbiate paura dei lupi, bambini. Dentro di loro batte il cuore di Bambina).

Per bambini di età 3-6 anni

autore: Vivian Lamarque

editore: Emme Edizioni (collana Prime Letture)

Il fanciullo difficile

E' uno dei primi libri scritti dal pedagogista scozzese Neill, ma è già ricco di quelle tematiche rivoluzionarie in campo pedagogico che fecero dell'autore un punto di riferimento per tutti coloro che, nei decenni successivi, vollero cercare strade alternative ad un'educazione autoritaria e repressiva.

Alexander S. Neill è il creatore della scuola di Summerhill, dove i bambini sono liberi di fare quello che vogliono, senza che l'autorità dell'adulto imponga le sue regole di morale e di condotta. A Summerhill non ci sono punizioni per chi si comporta male, e le regole del vivere insieme sono regole sociali, dettate dalla stessa comunità, formata dai ragazzi.

Il libro è scritto nel 1927, può sembrare datato per certi aspetti, ma alcune idee sono davvero interessanti e meritano uno spunto di riflessione. Il titolo "il fanciullo difficile" non tragga in inganno, anche se l'autore prende spunto da casi di ragazzini con problemi le sue riflessioni hanno valenza universale: "[...]non vedo che una via per l'educazione: dire coraggiosamente che noi adulti non sappiamo cosa sia l'educazione; confessare che noi ignoriamo cosa sia il meglio per un fanciullo[...]" e ancora "[...] nessun uomo è tanto buono da poter dire a un altro come deve vivere; nessun uomo è tanto saggio da poter guidare i passi di un altro". 

Il libro è preceduto da un saggio introduttivo di Annalisa Pinter, che fa notare come in quest'opera, ancora più che in Summerhill, l'autore cerchi di costruire una teoria organica. A volte, dice sempre la Pinter, "non vi è molto impegno nel cogliere l'eziologia dei problemi" e certo non fornisce una metodologia di analisi e intervento.

E' chiaro che non è un saggio pedagogico che possa illuminare un genitore in crisi: ma è un arricchimento, anche storico per chi si interessa di tematiche sull'educazione e sulla scuola. Summerhill è lontanissima dal concetto di scuola a cui siamo abituati, ma proprio per questo vale la pena sognare, perché tutti noi, nella nostra infanzia abbiamo sognato una scuola così. Ma la realtà è un'altra cosa.

autore: Alexander S. Neill

editore: La Nuova Italia (collana Classici dell'educazione contemporanea)

[Copertina del libro non disponibile]