Accetta la e-sfida

Le scuole sono finite, e le famiglie si organizzano per sistemare i bambini durante i tre mesi di vacanza. Nonni e centri estivi si occupano dei più piccoli, ma alle medie se non ci sono dei famigliari che ti possono portare al mare/montagna si è abbastanza grandi per restare a casa da soli.
Sappiamo tutti che il grande rischio che corriamo è quello che i nostri ragazzi, restando da soli a casa, trascorrano gran parte della giornata davanti alla Tv, al computer o al cellulare, collegati costantemente in rete, per di più senza neanche il controllo sporadico di un adulto.

E’ difficile riuscire ad impedirlo, ma possiamo fare in modo che siano in grado non solo di difendersi dalle eventuali insidie che spesso la rete nasconde, ma di far loro comprendere quando sia importate per la loro crescita, il giusto equilibrio fra tecnologia, la lettura di un buon libro, il contatto reale e non solo virtuale con gli amici e l’attività all’aperto.

Questo è lo scopo del libro “Accetta la e-sfida” scritto da Federica Riva e Stefania Sommavilla, rivolto direttamente ai ragazzi dai 9 ai 13 anni ma anche agli educatori e ai genitori.

Attraverso Didi un amico immaginario, ed un adulto al loro fianco, i ragazzi sono guidati ad un uso consapevole delle nuove tecnologie, e possono commentare, fare domande ed esporre le loro idee.

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Il volo di Sara

In un grigio pomeriggio autunnale la piccola Sara scende dal treno che la porta insieme a tanti altri verso le baracche di un campo di concentramento.

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Tecnobarocco. Tecnologie inutili e altri disastri

Leggendo questo libro molti troveranno delle conferme a dei ragionamenti  che spesso sorgono spontanei di fronte a innovazioni tecnologiche che la gente ha subito come traumi e che invece di semplificare l’esistenza  l’hanno resa più complicata. La domanda è quasi sempre la stessa: “Ne abbiamo veramente bisogno?”  Cambiamo ogni due o tre anni sistemi operativi che non comportano necessariamente miglioramenti;  affrontiamo lunghissime telefonate presso enti e aziende, digitando vari codici di accesso col telefono a pulsanti, solo per ascoltare un’alberatura di messaggi vocali che rende impossibile il contatto con un operatore; immagazziniamo una mole immensa di immagini digitali di cui non ricordiamo più niente; compriamo il cellulare di ultima generazione quando per comunicare ci bastava la prima versione.  Mario Tozzi (geologo e noto conduttore di trasmissioni televisive di divulgazione scientifica) e molti altri della sua stessa generazione,  non “nativi digitali”,  hanno vissuto l’epoca in cui si andava in biblioteca a fare le ricerche scolastiche, si usava il telefono con il duplex, ci si muoveva con la mappa geografica, si giocava al biliardino e al flipper, ma soprattutto ci si spostava  con automobili dotate di quel magnifico e comodo aggeggio chiamato deflettore per il quale anche Francesco Guccini nel suo libro “Dizionario delle cose perdute” pensa di  fondare una Lega (Prodeflettore!).

 

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Il banchiere dei poveri

Muhammad Yunus vive in uno dei paesi più poveri del mondo. Ad arginare gli effetti devastanti delle calamità naturali, della malnutrizione, della povertà strutturale, dell'analfabetismo e della alta densità di popolazione, in Bangladesh, non sono bastati i trenta miliardi di dollari degli aiuti internazionali.

E' difficile, quindi, immaginare che l'Occidente abbia qualcosa da imparare da questo paese. Eppure, è nata qui la Grameen Bank e con essa un'idea per far sparire la povertà dalla faccia della terra. Il professor Yunus ha trovato il modo, accordando minuscoli prestiti ai diseredati della terra, di fornire al 10% della popolazione - bengalese (dodici milioni di persone) gli strumenti per uscire dalla miseria, e di trasferire poi la sperimentazione del microcredito dal Terzo mondo ai poveri di altri paesi.

La banca presta denaro, a tassi bonificati, solo ai poverissimi: in questo modo coloro che non potevano ottenere prestiti dai tradizionali istituti di credito (e sono state in maggioranza donne) vengono messi nella condizione di affrancarsi dall'usura, di allargare la propria base economica e di prendere in mano il proprio destino. 

Segnaliamo un articolo su Muhammad Yunus scritto dalla redazione di Officina Genitori

autore: Muhammad Yunus
editore: Feltrinelli