Essere sicuri fin da piccoli per divenire autonomi da grandi

Crescere i propri figli in modo che siano felici e sicuri di sé è solitamente uno degli obiettivi principali che un genitore si prefigge, anche se non è affatto semplice e richiede tanta determinazione e pazienza.

È molto importante che i bambini sviluppino, sin da piccoli, un senso di sicurezza e di fiducia in se stessi e per fare ciò è necessario che i genitori svolgano due importanti compiti tra loro interconnessi: da una parte devono rappresentare per i loro figli una "base sicura", cioè, un punto di riferimento su cui poter fare affidamento nei momenti di difficoltà e, dall'altra, devono favorire un processo di separazione-individuazione, cioè aiutare i propri figli a divenire sempre più indipendenti da loro.

Perché dico che questi due compiti sono strettamente connessi tra loro? È semplice: se il genitore è stato in grado di mostrarsi sensibile alle richieste del bambino e di adattarsi alle sue esigenze, soprattutto nei primissimi anni di vita, il bambino avrà sviluppato un'immagine di sé positiva, cioè, sarà consapevole di essere meritevole di cure e avrà più fiducia in se stesso. Questo lo porterà a fidarsi del mondo che lo circonda e sarà capace di fronteggiare le difficoltà della vita con maggiore sicurezza e indipendenza. Al contrario, un bambino che non ha ricevuto le giuste attenzioni fin da piccolo, svilupperà una visione di sé negativa e crescerà con un forte senso d'insicurezza nei propri e altrui confronti, gestendo le situazioni di vita quotidiana con maggiore ansia e difficoltà.

Per questi motivi è importantissimo che i genitori portino avanti questi due compiti nella maniera più efficace possibile. Essere responsivi e sensibili alle richieste del figlio permette che in quest'ultimo si sviluppi un legame d'attaccamento sicuro.
Secondo John Bowlby - uno dei massimi studiosi dell'attaccamento infantile - se il caregiver è adeguato e risponde con sensibilità ed efficacia alle esigenze del bambino, adattandosi alle sue richieste, il piccolo svilupperà un attaccamento sicuro e avrà un'immagine di sé e del mondo positiva. Avrà un maggior senso d'indipendenza perché sicuro che in un momento di pericolo o in una situazione a lui sconosciuta potrà contare sempre sul sostegno dei propri genitori, per cui non avrà paura di esplorare il proprio ambiente e ciò, man mano che cresce, si tradurrà in una maggiore capacità di fronteggiare da solo i problemi e le varie difficoltà della vita.

Secondo Bowlby, quindi, il tipo di attaccamento che s'instaura nei primi anni di vita (soprattutto nel primo anno) ha un forte impatto sulle relazioni future dell'individuo e sulla sua personalità.
Il bambino procede a piccoli passi verso un maggiore senso di autonomia e i suoi genitori devono sostenerlo in queste piccole conquiste.

Una di queste è sicuramente quella di dormire nel proprio letto piuttosto che nel lettone dei genitori. Potrà sembrare un esempio banale eppure il dormire ognuno nel proprio letto rappresenta, per molte famiglie italiane, un vero problema.
A volte può sembrare comodo far dormire il bambino con i genitori, lui si sente sicuro e dorme più sereno e i genitori evitano, così, di gestire crisi di pianto e continui risvegli notturni; però, così facendo non li aiutiamo ad imparare come "fronteggiare il buio" da soli. Eppure, con i dovuti accorgimenti, questa è una piccola conquista che il bambino deve raggiungere perché non potrà sempre contare sulla presenza fisica dei suoi genitori. L'ansia da separazione che scatena il momento della buonanotte è bene sia fronteggiata fin da subito.

Ma come far sì che il bambino dorma nel proprio letto? Bisogna prima di tutto parlare chiaro al bambino, stabilire la regola che ognuno dorme nel proprio letto. Una volta stabilita questa regola, si possono creare dei rituali di accompagnamento alla buonanotte; questi generalmente, aiutano il piccolo a capire cosa sta accadendo e aiutano a gestire l'ansia con maggiore efficacia.
I rituali possono essere stabiliti dai genitori in base alle esigenze del piccolo ma, generalmente seguono uno schema del genere: mettere il pigiamino, lavarsi i denti, lettura di una favola preferita o inventata da mamma o papà, bacio della buonanotte. Se il bambino dovesse aver paura del buio, possiamo stabilire con lui che lasciamo la luce del corridoio accesa e socchiudiamo la porta della sua stanza, lasciando intravedere uno spiraglio di luce, così il bambino saprà che, in caso di bisogno, mamma e papà accorreranno.
Se, invece, dovesse svegliarsi per via di un incubo, è opportuno che sia il genitore ad andare nella stanza del bambino per rassicurarlo invece di farlo dormire nel lettone; quest'ultima opzione innescherebbe, difatti, un concatenamento e il bambino capirebbe che basta dire d'aver avuto un incubo per avere accesso al lettone dei genitori.

Un altro supporto importante è rappresentato dai cosiddetti oggetti transizionali. Sono degli oggetti che, come sostiene Winnicott, aiutano il bambino a tollerare la separazione dalla figura di riferimento, a gestire la rabbia e l'ansia di separazione e possono essere impiegati per fronteggiare la notte con maggiore serenità. L'oggetto in questione può essere qualcosa che lo lega, inconsapevolmente, alla figura del genitore, generalmente a quella della madre, un pezzo di coperta, un orsetto o altro. È come se quest'oggetto permettesse, simbolicamente, di portare con sé una "parte" della figura materna ed è importante che sia presente al momento dell'addormentamento in modo che il bambino possa contare su quest'ultimo per gestire l'angoscia provocata dalla notte.

Mi rendo conto che quanto detto possa rappresentare per i genitori un compito davvero arduo, ma è importante che tale processo venga attuato per il bene dei propri figli. Tenerli sempre solo stretti a sé non li aiuta, e li può portare anzi a divenire persone insicure o dipendenti dagli altri. 

 

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