10 Luoghi comuni sul bullismo

...il bullismo è sempre esistito
È vero. Questa NON è una buona ragione perché debba esistere per sempre.

...il bullismo esiste solo nei contesti degradati
Non è vero. Il bullismo può esistere in tutti i quartieri, in tutte le città, in tutti i contesti sociali o culturali, anche se cambiano le forme: ci sono luoghi dove le aggressioni fisiche sono molto diffuse, altri contrassegnati dalle prese in giro o dalle esclusioni. Ma la natura del bullismo non cambia.

...il bullismo è una questione tra maschi
Non è vero. Anche le ragazze fanno e subiscono prevaricazioni, tra loro e con i compagni dell'altro sesso. In genere le prepotenze femminili sono soprattutto verbali e psicologiche, quelle maschili prevalentemente verbali e fisiche.
Queste differenze stanno cambiando nel tempo; le ragazze tendono più di un tempo a far emergere la violenza fisica.

...il bullismo è "una malattia della scuola", che invece è un luogo sano
Non è del tutto vero. Le influenze familiari, sociali, mediatiche sono molto forti, ma anche l'ambiente scolastico ha la sua importanza. Le regole della scuola, il modo con cui gli insegnanti si relazionano con i ragazzi, il dialogo scuola-famiglia, il coinvolgimento dei collaboratori scolastici, la possibilità o meno di affrontare i problemi quando si presentano... sono tutti fattori che fanno la differenza. 

...chi è bullo, sarà per sempre bullo; chi è vittima, sarà per sempre vittima
Non è vero. Essere bulli o vittime è un ruolo, non un'identità. Ci sono persone che in momenti diversi della loro vita attraversano tutti i ruoli. E ci sono vittime che poi diventano bulli, bulli che si trasformano in vittime, bulli o vittime che capiscono la situazione e si fanno difensori del più debole. Tutti possono imparare a rapportarsi alla pari con gli altri e a risolvere le situazioni senza ricorrere alla violenza.

...il bullismo rende forti
Per qualcuno forse è così. Per tutti è un'esperienza che fa male.

...la violenza fisica va contrastata, le altre prepotenze sono cose da poco
E come si fa a dirlo? Nessuno può parlare per gli altri e stabilire se un'esperienza è grave oppure no. Una situazione è grave o meno a seconda di come viene vissuta.

... il bullismo riguarda gli adolescenti, i bambini no
Non è vero. Il fenomeno del bullismo viene studiato in tutto il mondo fin dalle scuole primarie. I suoi presupposti si ritrovano addirittura nel gioco di bambini molto piccoli. Certo il bullismo cambia con l'età. Possiamo dire che il bullismo nasce insieme alla dimensione del gruppo. Intorno agli otto o nove anni le prepotenze verso i deboli possono essere moltissime ma più fluide di quanto accadrà in futuro, cioè con ruoli meno fissati, e con forme tipiche dei bambini di quell'età: fisiche tra i maschi, di esclusione tra le femmine. Col crescere dell'età diminuiscono coloro che fanno o subiscono bullismo ma aumenta l'intensità delle prevaricazioni. Le prepotenze in adolescenza hanno un'intensità maggiore e possono lasciare conseguenze più gravi, anche per l'importanza che il gruppo riveste nella fase dell'adolescenza.

... la scuola è impotente di fronte al bullismo
Non è vero. Ci sono situazioni in cui c'è bisogno di prepararsi, di formarsi, di acquisire strumenti di intervento.
Ma decenni di ricerche, progetti, esperienze hanno messo a punto conoscenze e metodologie che possono diventare patrimonio della scuola, ed espandersi ancora. Qualche volta si può aver bisogno di chiedere aiuto a professionisti esperti nella gestione delle dinamiche di gruppo, perché sicuramente contrastare il bullismo non è un compito facile.
E non c'è niente di male se una scuola cerca risorse anche fuori dalle sue mura.

...nella nostra scuola il bullismo non esiste
I nostri ragazzi non sono cattivi Il bullismo non dipende dal fatto che gli studenti – o i loro genitori e insegnanti – siano buoni o cattivi. Il bullismo è un modo per agire potere all'interno di un gruppo. Per questo, dove c'è un gruppo di ragazzi, è possibile – non certo!! - che si creino relazioni basate sulla prepotenza. Non c'è niente di male, in questo. Bisogna prenderne atto e agire per evitare che il bullismo si crei, o per riconoscerlo e fermarlo non appena è possibile.

a cura di Elena Buccoliero e Marco Maggi 

Pubblicato sul sito Smontailbullo http://www.smontailbullo.it sito del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca dedicato al tema del bullismo rivolto ai ragazzi e alle ragazze, agli insegnanti ed ai genitori.

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L'aggancio

L'incontro casuale in un garage di Cape Town tra una ricca ragazza bianca e un giovane arabo, colto ma povero, mette in moto una serie di eventi inimmaginabili. Abdu, l'uomo del garage, si chiama in verità Ibrahim ibn Musa. È immigrato illegalmente in Sudafrica da un misero paese africano con una laurea in economia. La ragazza è Julie Summers, insofferente al proprio ambiente privilegiato ma culturalmente ristretto.

La loro relazione è sostenuta all'inizio da una forte attrazione sessuale che è quasi l'unico linguaggio comune tra due mondi assolutamente diversi. Ma la loro storia si rafforza al punto che, quando le autorità obbligano Ibrahim a tornare nel suo paese, Julie sorprende la famiglia, gli amici e soprattutto se stessa decidendo di seguirlo come moglie.

In una piccola città sommersa dalla polvere e circondata dal deserto, Julie lotta per essere accettata dalla sua nuova famiglia mussulmana. Ibrahim, intanto, continua a lottare per emigrare ancora, verso gli Stati Uniti. Quando finalmente arriva il momento della partenza, la scelta di Julie sarà ancora una volta sorprendente: decide infatti di restare. Con questo nuovo romanzo, Nadine Gordimer indaga le ragioni dell'amore, esplora l'incontro tra culture diverse e racconta la condizione dei disperati, privati di ogni certezza.

[Descrizione tratta dal sito dell'editore La Feltrinelli]

autore: Nadine Gordimer

editore: Feltrinelli Editore - Universale Economica

 

I No che aiutano a crescere

A prima vista si può pensare che questo libro presenti il "No" come strumento educativo e non come conseguenza di un normale rapporto tra le persone.

Almeno, così pare leggendo la quarta di copertina:
Un neonato strilla, un bambino vampirizza la madre, un adolescente sta fuori fino a notte fonda. Per paura di frustrarli, i genitori spesso rinunciano a educare i figli, a riconoscere i confini tra l'io e il mondo, a controllare gli impulsi, a dominare l'ansia, a sopportare le avversità. Nelle famiglie si creano cosi situazioni di disagio per la semplice incapacità di dire un no. Dovrebbe essere ovvio che in certi casi bisogna dire di no, eppure l'opinione comune è che sia meglio dire di sì. Non saper negare o vietare qualcosa al momento giusto può pero avere conseguenze negative sulla relazione tra genitori e figli, come anche sullo sviluppo della personalità dei bambini.

In realtà, il libro è un'analisi lucida e profonda del comportamento dei bambini dalla nascita all'adolescenza e del loro rapporto con i genitori. I "No" e i limiti non sono solo quelli che il genitore dice al bambino, ma sono soprattutto quelli che il genitore impara a dire a se stesso per favorire la crescita del figlio. Le ragioni del bambino sono sempre tenute in considerazione, come pure l'interazione madre-figlio. I limiti sono anche per la madre, quando non sa accettare che il figlio possa essere diverso da come lei se lo immagina, quando non accetta che possa essere autonomo, o quando interferisce con il ritmo e le sue modalità di apprendimento.

È pieno di ottimi spunti e di buon senso e, a dispetto del titolo, non è affatto un incoraggiamento a una revisione autoritaria del ruolo genitoriale.

autore: Asha Phillips (traduzione L. Cornalba)

editore: Feltrinelli

L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento

Non sono più rami storti da raddrizzare e nemmeno vasi da riempire i nostri ragazzi che frequentano le scuole, siano esse primarie, secondarie o università . L’insegnante deve recuperare il ruolo che è indicato nella stessa etimologia  della parola “insegnare”, lasciare un segno, un’impronta importante nell’allievo, svincolandosi dal contenuto del sapere, per trasmettere l’amore per il sapere. 

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