La pagella della nonna

Capita di curiosare all'interno di armadi e cassetti nella vecchia casa di famiglia, alla ricerca di tutto quello che potrebbe tracciare la storia dei propri cari.
Una foto ingiallita, una vecchia banconota, dei documenti poco importanti ma che per noi assumono un valore inestimabile perché riportano i nomi dei nonni che non ci sono più.
Ed è così che questa estate dentro il cassetto di una vecchia madia ho trovato una pagella anno scolastico 1917-1918, della bisnonna dei mie figli, la nonna Francesca.
Larga circa 10 centimetri, lunga 20, copertina di color rosso invecchiata e scolorita dal tempo riporta il suo nome scritto in bella calligrafia proprio come si usava un tempo.

È la pagella della III elementare, frequentava una scuola mista, l'unica del paese, le classi erano divise in maschili e femminili.
I bimestri erano 5 e le materie erano suddivise in:
"Prove scritte", "Grafia e pratica", "Prove orali" e "Condotta", dove aveva 8 nel primo bimestre, suppongo sia stata rimproverata dai genitori, visto che poi il suo voto in condotta si è trasformato in un 9 dal secondo sino all'ultimo bimestre.

Le materie erano le seguenti:
Prove scritte:
• Scrittura sotto dettatura
• Calligrafia
• Componimento
• Aritm. sist. metr. geom
• Computisteria

Grafia e pratica:
• Lavori donneschi
• Educazione fisica
• Disegno

Prove orali:
• Lettura
• Spiegazione e riassunto
• Grammatica
• Educazione morale e civile
• Storia
• Geografia
• Aritm. Sist. Met. Geom. Cont.
• Scienze, igiene, economia domestica

Ovviamente l'occhio si è soffermato più a lungo su "lavori donneschi" convinta di aver letto male.

Per secoli l'educazione scolastica ha avuto due percorsi diversi, nelle forme e nei contenuti, uno per i maschi e uno per le femmine. Lavori donneschi è una delle materie che per lunghi anni ha segnato la discriminazione delle donne, il cui ruolo all'interno della società era quello di doversi dedicare unicamente alla propria famiglia, in quanto sposa e madre.

Nell'ultima pagina c'è la descrizione di come deve essere "Lo scolaro dabbene" ;

"Lo scolaro dabbene, sempre lindo della persona, col suo corredino completo, e senza sbocconcellare pane o frutta per la via, si presenta alla scuola durante il tempo d'ingresso, che precede la lezione, depone cappello e cappotto nell'attaccapanni, entra nell'aula salutando il signor maestro, e siede al suo posto con compostezza e silenzio. Presta viva attenzione alla parola dell'insegnate, ne eseguisce prontamente i comandi, si alza in piedi quando è interrogato e quando persone rispettabili entrino nell'aula e ne escano. Con i condiscepoli è cortese, gentile, garbato; pronto all'aiuto e disposto al compatimento; non li disturba mai e non conversa con loro durante la lezione. All'uscita della scuola, se ne va difilato a casa senza correre e senza schiamazzare. Se incontra i signori maestri od altre persone ragguardevoli, saluta levandosi il cappello o berretto. Rientrando in casa saluta i genitori, e le altre persone che fossero presenti, come già la mattina partendo per la scuola; si ricrea un poco e quindi eseguisce, se lo ha, il lavoro assegnato dal signor maestro. E in ogni sua azione, in ogni luogo, in ogni occasione, con ogni persona rivela di essere un fanciullo bene educato. 

C'è anche una nota dedicata "Ai genitori" 

"I genitori debbono:
Mandare alla scuola i loro figli puliti nella persona e negli abiti e provveduti di tutto l'occorrente.
Astenersi dal mandarli quando sono affetti da qualche malattia contagiosa, e presentare il certificato medico quando vi ritornano.
Giustificare presso il maestro, a voce o per iscritto, le assenza dei figli.
Prendere ogni tanto informazioni dal maestro ed aiutarlo nella difficile opera sua e ricordare che la scuola e la famiglia debbono procedere d'accordo verso lo scopo comune della educazione dei fanciulli.


Nonostante siano passati quasi 100 anni e la scuola abbia subito tanti cambiamenti nel corso di questo periodo, l'ultima frase dedicata ai genitori è ancora molto attuale, l'educazione dei nostri bambini è nelle nostre mani e in quelle della scuola.
Per un bambino, la famiglia è senza ombra di dubbio il contesto primario di apprendimento e la scuola ha un grande responsabilità nella crescita e nella costruzione dell'identità personale di ogni bambino.
Insieme, genitori e scuola, attraverso una relazione positiva, possono mettere in atto progetti comuni, indispensabili per una corretta formazione e determinanti per la buona crescita delle nuove generazioni.

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Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione

Una grande Riforma dell’educazione o meglio una vera e propria METAMORFOSI (ultima parola del libro) quella  che auspica il grande pensatore contemporaneo Edgar Morin,  oggetto di analisi anche nei suoi due precedenti saggi:  La testa ben fatta e I sette saperi necessari all’educazione del futuro. 

Partendo dalla massima di Rousseau nell’Emilio: “Vivere è il mestiere che voglio insegnargli”,  Morin si richiama anche alla tradizione filosofica greca che insegnava la saggezza della “vita buona” e lo fa proprio  perché individua nell’umanità odierna l’assunzione di un modello di pensiero legato al dominio, alla conquista di potere, all’individualismo sfrenato,  ad un sapere fatto a compartimenti stagni che determina  una iper-specializzazione  che fa perdere la visione d’insieme e ci conduce al mal-essere, all’incomprensione che regna nelle relazioni tra umani.

 

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I bambini nascono per essere felici. I diritti li aiutano a crescere

Il termine "diritto", sempre più presente nel nostro vocabolario comune, è alla base del nostro vivere, per questo è fondamentale che anche i più piccoli ne conoscano il significato, che siano consapevoli che in quanto bambini, hanno dei diritti propri, perché anche "da grandi" ne siano veri promotori.

Le parole di Vanna Cercenà e le immagini di Gloria Francella danno qui una reinterpretazione della "Convenzione sui Diritti dell'Infanzia approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, ratificata dall'Italia con legge del 27 maggio 1991 n. 176 depositata presso le Nazioni Unite il 5 settembre 1991".

Data la complessità del testo originale, gli articoli sono stati raggruppati in temi principali: da quelli a carattere più generale a quelli più specifici su identità, famiglia, partecipazione, educazione, protezione, salute, informazione, controllo dell'attuazione. Ognuno di questi argomenti viene sviluppato puntualmente con il riferimento agli articoli - spiegati con termini semplici e comprensibili – e una divertente e arguta filastrocca, di cui le immagini, coloratissime e ricche di particolari, sono il perfetto complemento visivo.

Come gli altri libri-gioco della collana Carte in Tavola, seguendo la numerazione delle schede, si affiancano le immagini fino a formare un'unica grande tavola illustrata: un grande albero su cui "sbocciano" le rappresentazioni dei 20 diritti riportati sul retro.

TEMI TRATTATI: diritto, famiglia, identità, multiculturalità, informazione, gioco, disabilità, salute, uguaglianza, pace, scuola, libertà, genitorialità, Stato.


La sottile linea scura

Lansdale Joe R. é un autore americano che spazia dal giallo al western, dall'horror al romanzo storico, dalla satira sociale al romanzo di formazione come 'La sottile linea scura'.

Ambientato nel Texas del 1958 è la storia del tredicenne Stanley, che lavora nel drive-in del padre e mette il naso in un segreto che doveva rimanere celato. In quell'estate avviene "la perdita dell'innocenza" di Stanley, il mondo per lui cambierà per sempre.

La 'sottile linea scura', che segna per lui la scoperta del male, del dolore e della morte insieme con l'esplosione del sesso e la consapevolezza del conflitto razziale, diventa il mezzo con cui l'autore ci fa immergere in quegli anni Cinquanta che sembrano così lontani.

Se avete letto con passione 'Il buio oltre la siepe' di Harper Lee questo è un libro che fa per voi.

Autore: Lansdale Joe R.

Editore: Einaudi