Testati in Officina. Gli oggetti transizionali

Linus, tenero personaggio nella striscia a fumetti "Peanuts" di Charles M. Schulz, è praticamente sempre ritratto in compagnia della sua coperta azzurra da lui chiamata "coperta di sicurezza".

La calda e morbida copertina di Linus, un piccolo peluche, o un vecchio pezzo di stoffa che profuma di mamma, dà sicurezza al bambino quando la mamma non c'è, diventando così una compagnia inseparabile.

Il bambino, fin dalla nascita, vive in simbiosi con la figura materna, non riuscendo a distinguere che in realtà lui e la mamma sono due persone ben distinte.
Quando, crescendo il piccolo, la mamma comincia a lasciarlo, dai nonni o al nido, il bambino si angoscia per la separazione, perché non sa che che la mamma torna, che il fatto di non vederla non significa che essa scompaia per sempre e che il distacco e l'assenza sono solo uno stato transitorio. Di conseguenza, un bambino che lascia la mamma le prime volte, o che manifesta ansia quando va a dormire, teme la perdita del rapporto affettivo, ed ha bisogno di un tramite che lo rassicuri, un oggetto che non lo faccia sentire mai solo e che lo consoli, dandogli la certezza di essere in qualche modo ancora legato alla mamma anche se in quel momento non la vede.

Questi oggetti, una morbida copertina, un orsacchiotto, una bambolina, sono stati definiti da Donald Woods Winnicott, pediatra e psicoanalista inglese, oggetti transizionali. Spesso si tratta di un oggetto messo nella culla, al quale il bambino si attacca profondamente perché acquista un valore affettivo, e diventa importantissimo nei momenti cruciali, come nella fase dell'addormentamento, infondendo fiducia e sicurezza al bambino che lo succhia o stringe a sé, aiutandolo a superare l'angoscia o la frustrazione.

Sappiamo tutti che non è obbligatorio, e non tutti i bambini ne hanno uno, ma spesso facilita la vita, basta non perderlo, e per gli adulti sono un pezzo della storia genitoriale, un ricordo imprescindibile della prima infanzia dei loro figli.

Capita anche che bambini che per anni snobbino qualsiasi peluche o oggetto che i genitori gli propongono nella speranza che vi si affezioni diventando così un pochino più autonomi, poi improvvisamente quando oramai non ce n'è più bisogno, ne eleggano uno ad amico inseparabile.

A tal proposito abbiamo voluto dar voce ai racconti della community di genitori del nostro forum, e sembra proprio che esistano "famiglie transizionali"; là dove un figlio ha un oggetto transizionale, anche gli altri figli ne hanno uno:

"I miei lo hanno avuto entrambi: Il primogenito, il cosiddetto "sole vecchio" così chiamato perché in origine era un carillon di peluche a forma di sole che, quando si ridusse ai minimi termini tentammo di sostituire con uno analogo, senza successo. Quindi quello divenne il sole vecchio per distinguerlo dal sole nuovo. 
La piccola ha tuttora "Chiocco" un (ex) orsacciotto di peluche, attualmente privo d'imbottitura in testa e con solo un residuo di corpo."

"Le mie figlie hanno Pè! Due topi grigi che hanno dalla nascita e che sono inseparabili. 
Ormai sembrano due stracci, da quanto sono consumati, ma a casa nostra senza Pè non si dorme."

"La mia grande verso i 4 anni si impossessò di un elefantino del fratello. Ci dorme ancora adesso, ma da almeno tre anni non lo porta più con sé in viaggio." 

"Il mio medio vuole un peluches per dormire, ma ne ha a disposizione una vasta gamma."

"Il mio piccolo dorme con "cane", lo porta nel lettone quando viene, ma se non c'è va bene lo stesso."

"La grande scelse la copertina di lana ("tette") del suo lettino. Sembrava linus, in particolar modo quando la mettevo in lavatrice e lei pazientemente aspettava che la tirassi fuori... Una tragedia d'estate ma non poteva farne a meno. 
La seconda aveva "Bubu", un cane dalmata, appena mi resi conto che aveva scelto lui, ne comprai uno identico lo legai all'originale per fargli prendere lo stesso odore, ma non c'è stato niente da fare era troppo tardi: le volte che lo abbiamo dimenticato piangeva disperatamente. È ancora nel suo letto (20 anni). Con il piccolo, memore delle esperienze precedenti, ho scelto io prima che scegliesse lui. 
Gli ho comprato circa 3 metri di stoffa in cotone con una bella fantasia, e ne ho fatti tanti fazzoletti di circa 40x40 tutti con l'orlo. Così abbiamo avuto un sacco di "Chichi" , in macchina a casa all'asilo dai nonni... Leggeri e veloci da lavare/asciugare" 

"La mia ha avuto Kaloo, un coniglio di pezza. Gliel'avevo messo nel lettino, all'inizio ci saliva coi piedi, poi l'ha amato. Fino a qualche anno fa ci seguiva ovunque, ora no, ma sta sulla mensola accanto al suo letto e lo amiamo ancora molto."

"Ai miei ho piazzato nel lettino verso i 6 mesi un pezzo di stoffa con il mio profumo. 
Intorno ai 9/10 mesi sono stati inseriti al nido con il loro bell'oggetto transizionale. 
Il pezzo di stoffa, era una tenda di cotone leggero indiano fatta a pezzi e ripetutamente bollita perché fosse morbida, dalla quale ho prodotto "oggetti" distribuiti tra casa/nido/nonni.
La grande lo chiamava "tatto" (da straccio) e ne ha ancora un rimasuglio lurido e puzzolente che si tiene nel letto. Il mediano l'ha mollato verso i 18 mesi. Il piccolo lo chiama "nanna" e ancora se lo tiene stretto stretto la notte e lo portiamo anche in vacanza (ma non quando si dorme dagli amichetti)."

"Il grande ha avuto la Sendibel, bambola bionda che, all'abbandono dopo 4 anni di passione, aveva i capelli rasta. Il secondogenito ha Teddy e lo usa ancora per dormire, era il pareo della sua prima vacanza al mare. La più piccola aveva un ammasso informe di ciucci, uno per ciucciare, uno da annusare, uno da toccare. Ora che l'ha abbandonato ha una gattina di peluche che è praticamente sua figlia."

"La femmina aveva il ciuccio, anzi due, che non ciucciava ma strofinava sotto il naso finché si consumavano. Il maschio ha avuto al nido un pupazzo carillon, ne avevo comprati due su suggerimento delle maestre del nido, in modo che se se ne fosse perso o distrutto uno, avremmo avuto il sostituto. Verso i tre anni, per caso si addormentò al mare con un mio pigiama morbidissimo con la presenza marcata del mio odore. È diventata la sua "Magliemammma" che giace tuttora sulla sponda del suo letto (nove anni e mezzo)"

"Mia figlia ha Puffolone, un orsetto che se abbracci suona una lieve melodia. Il meccanismo per la melodia lo abbiamo fatto sparire appena l'orso è diventato amico per dormite, perché capitava che, in piena notte, lei si girava, lo schiacciava e partiva la musica."

"La mia bambina aveva un orsetto di pezza, che poi negli anni è stato sostituito da Toby, un cagnolino di peluche."

"Io ho perso Ciuchino, un somarello di peluche, comprato in un outlet anni prima. 
Ho messo annunci sui giornali locali in caso di ritrovamento, ho chiamato l'outlet ma il negozio nel frattempo aveva chiuso, all'outlet mi dicono a che catena apparteneva, scovo un negozio, che potrebbe averlo, chiamo, ne hanno uno in magazzino, faccio fare una foto con il cellulare alla commessa per verificare la conformità, è uguale, mando il marito a ritirarlo.
Morale della favola, nella memoria storica di mia figlia io sono quella che ha perso Ciuchino e il padre è quello che girando tutta la città l'ha trovato e lavato!"

"Comunque mia figlia l'ha scelto verso i tre anni, continua a dormire con lui e lo porta in giro per il mondo (ora solo durante i lunghi viaggi)"

"Il mio grande, ha un cagnolino di pezza che ancora si tiene nel letto, ma più per abitudine che per altro. Il piccolo, a 2 anni, ha scelto anche lui un cane di pezza senza il quale è difficile addormentarsi."

"Il mio grande, dodici anni, tiene ancora il suo oggetto transizionale nel cassetto della biancheria intima, un orrendo maglioncino simil pile che gli avevo comprato quando non aveva nemmeno 6 mesi che fu tagliato in due per averne un pezzo a casa e uno al nido. Il guaio era che non potevamo lavarlo e finiva per puzzare tantissimo."

Poi peró ci sono anche mamme che ricordano ancora il proprio oggetto transizionale:

"Io da piccola scelsi una mucchina in plastica pure dura secondo mia madre orrenda. A me a distanza di quarant'anni piace ancora. L'ho ben nascosta nell'armadio per paura che mia figlia ci giochi"

"Io ho avuto una copertina di lana che mi sono tenuta stretta da 0 mesi a 15 anni, ed ora giace ben conservata nel mio cassetto dell'armadio..." 

Una cosa certa è, che dopo il protratto uso durato anni, nonostante abbiamo qualche punto di sutura, siano malconci e maleodoranti, questi oggetti sono ancora tutti conservati in qualche angolo della casa.


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E l'eco rispose

L’eco è la propria voce che si ripete all’infinito. Qui si tratta di vite di uomini e donne che si intrecciano come le radici di un albero e che nel libro sembrano riflettersi come in uno specchio. All’inizio una sorella sarà strappata al proprio fratello in un piccolo paese dell’Afghanistan  e da questo dolore nasceranno le storie di tanti personaggi che dal passato arrivano al presente: quella di Sabur il padre, amato da due sorelle gemelle, la più bella Masuma e la meno bella Parawami, quella dello zio Nabi , fedele domestico della ricca, ma infelice coppia di Nali e Wahdati, quella di Idris e di Roshi, quella del medico volontario Marcos , di sua madre e della ragazza sfigurata, quella di un ragazzo e della sua disillusione nei confronti di un padre  e quella delle due Pari una figlia e l’altra sorella di Abdullah che alla fine del libro, ormai vecchio e malato di demenza, riuscirà a re-incontrare .

 

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La sottile linea scura

Lansdale Joe R. é un autore americano che spazia dal giallo al western, dall'horror al romanzo storico, dalla satira sociale al romanzo di formazione come 'La sottile linea scura'.

Ambientato nel Texas del 1958 è la storia del tredicenne Stanley, che lavora nel drive-in del padre e mette il naso in un segreto che doveva rimanere celato. In quell'estate avviene "la perdita dell'innocenza" di Stanley, il mondo per lui cambierà per sempre.

La 'sottile linea scura', che segna per lui la scoperta del male, del dolore e della morte insieme con l'esplosione del sesso e la consapevolezza del conflitto razziale, diventa il mezzo con cui l'autore ci fa immergere in quegli anni Cinquanta che sembrano così lontani.

Se avete letto con passione 'Il buio oltre la siepe' di Harper Lee questo è un libro che fa per voi.

Autore: Lansdale Joe R.

Editore: Einaudi

Arcobaleno fa la pace

Il pesciolino Arcobaleno e i suoi amici vivono spensierati in fondo all'oceano. Poco lontano, una bella balena blu si lascia cullare dalle onde osservandoli placidamente.

"Perché ci guarda in quel modo?" si chiedono un giorno, insospettiti, i pesciolini.

"Grande e grossa com'è, chissà quanto mangia. E se divorasse tutto quello che c'è in giro?".

Sentendoli parlare così, la balena, che in realtà stava solo ammirando le loro belle scaglie brillanti, s'indispettisce e la sua rabbia non resterà senza conseguenze...

"Dobbiamo fare la pace" decide allora Arcobaleno "perché quando si litiga si finisce per stare male tutti".

Sì, ma in che modo?

Sembrava complicato, ma quanto è semplice fare la pace! Balena e Arcobaleno parlano a lungo. La balena spiega ad Arcobaleno perché si è arrabbiata... i due ridono insieme e trovano un accordo e ben presto nessuno riesce a spiegarsi più perché quel bisticcio sia mai avvenuto.

Le illustrazioni sono ulteriormente abbellite dalle lamine rifrangenti che fanno luccicare le scaglie dei pesciolini.

Per bambini in età prescolare.

Della stessa serie
"Arcobaleno, il pesciolino più bello di tutti i mari" che insegna la felicità nel donare 
"Arcobaleno, non lasciarmi solo!", che insegna a non creare gruppi esclusivi e ad accettare anche coloro che sono diversi da noi.

autore: Isabella Bossi Fedrigotti, Marcus Pfister

editore: Nord-Sud