Mamme nella crisi

Save the Children Italia pubblica annualmente un rapporto sulle condizioni delle mamme nel nostro paese; quello di quest'anno si intitola "Mamme nella crisi" e tratta della difficile situazione delle mamme italiane in tempo di grave crisi economica. 

Ecco cosa ci dice: nel 2010 le donne lavoratrici senza figli erano il 50,6%, contro il 62,1% della media europea. Questo dato scende al 45,5% per le madri che hanno un figlio minore di 15 anni, raggiunge il 35,9% se i figli sono due e tocca quota 31,3% nel caso di tre o più figli. 

L'Italia è da sempre collocata agli ultimi posti in Europa per quanto concerne laqualità di vita delle mamme lavoratrici, infatti, la maggiore difficoltà che riscontrano le donne lavoratrici in Italia che decidono di avere dei figli è quella di riuscire a conciliare la famiglia e il lavoro, a causa degli scarsi servizi di cura per l'infanzia, e della non condivisione delle responsabilità genitoriali con i padri, nonostante dal punto di vista legislativo e delle opportunità, i presupposti per una condivisione delle responsabilità familiari oggi ci siano, grazie alle legge 53 del 2000 dove vengono presi in considerazione i diritti di entrambi i genitori. 

Ma ancora oggi in Italia, la maternità è la principale motivazione d'abbandono temporaneo o definitivo del lavoro per molte donne. 

Alle generali difficoltà di trovare o mantenere il lavoro, si aggiungono anche le carenze per quanto concerne i servizi di assistenza all'infanzia.
La scuola dell'infanzia è in gran parte disponibile e accessibile a tutti, purtroppo però, gli asili nido per i bambini fino ai due anni sono scarsi e spesso troppo costosi. Secondo una ricerca condotta da "cittadinanzattiva", le famiglie spendono circa 302 euro al mese per mandare il proprio bambino all'asilo nido comunale, ma i prezzi si differenziano molto a seconda del comune o della regione. La Calabria è la regione più economica, vi si spendono circa 110,00€ , la Lombardia, la regione più cara, si sfiorano i 400,00€ mensili.

Se è vero che una delle ragioni principali per la quale le donne lasciano il lavoro è la nascita di un figlio, molte volte la rinuncia al lavoro non è una scelta, infatti per riuscire ad ottenere un impiego capita che siano costrette a firmare una lettera didimissioni in bianco, senza data, in modo tale che il datore di lavoro la possa utilizzare se la lavoratrice resta incinta. Nel 2007 venne approvata una legge che cercava di contrastare questo fenomeno, ma venne abrogata solo un anno dopo.
L'Istat stima che nel 2008-2009, circa 800mila madri siano state licenziate in occasione o a seguito di una gravidanza.
Con la crisi economica, dal 2009 questo fenomeno continua ad aumentare e oltre la metà delle interruzioni dell'attività lavorativa per la nascita di un figlio non risulta essere una libera scelta da parte delle donne.

Il part time insieme ad altre forme di lavoro "flessibile" sarebbe un valido strumento di conciliazione fra lavoro e responsabilità familiari, ma in Italia è utilizzato esclusivamente dalle donne, soprattutto per arginare le carenze dei servizi dedicati alla prima infanzia. 
E il lavoro delle donne che fanno part time, viene valutato meno rispetto a un impegno a tempo pieno, a causa dei redditi più bassi e delle minori opportunità di carriera, di conseguenza si pensa che possa essere sacrificabile rispetto all'occupazione maschile. 

Anche se rispetto agli altri paesi europei resta notevole il divario, l'utilizzo del part time ha registrato una forte crescita in Italia nei 5 anni tra il 2005 e il 2010. Dal 2005, per le donne (25-49 anni) con un figlio è aumentato del 3%, mentre per le donne con 3 o più figli del 5%. Nel 2010 la quota di lavoratrici a tempo parziale oscilla fra il 34% delle donne con un figlio al 40% di quelle con 3 o più figli.

Per le madri lavoratrici, l'incremento del part time in tempo di crisi, è dovuto quasi esclusivamente a quello di tipo involontario, ossia ai lavori accettati in mancanza di occasioni di impiego a tempo pieno, questo significa che l'utilizzo della flessibilità oraria risponda più alle esigenze delle imprese piuttosto che alla necessità di conciliare i dei tempi di vita.

Naturalmente la condizione delle donne italiane ha pesanti ricadute sui figli, infatti il 22,6% dei minori è a rischio povertà, quota che sale al 28,5% nel caso di figli di mamme sole, che insieme a quelle di origine straniera e alle giovani donne sono le più vulnerabili di fronte alla crisi.


Per approfondire:

Scarica il dossier Mamme nella crisi
Save the Children http://www.savethechildren.it/ è la più grande organizzazione internazionale indipendente che lavora per migliorare concretamente la vita dei bambini in Italia e nel mondo. 

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