I genitori italiani giocano ancora con i propri figli?

Sicuramente sì, ma il tempo dedicato rispetto a dieci o trent'anni fa, si è drasticamente ridotto. Da una parte i cambiamenti sociali hanno "costretto" entrambi i genitori a dedicarsi al lavoro e città con sempre meno spazi per giocare, dall'altra parte le tecnologie di cui può disporre un bambino che lo portano a dedicare molto più tempo alla televisione, all'uso del computer o dei video-games. 

I genitori italiani si collocano all'ultima posizione di una classifica europea, che ha preso in considerazione il tempo che mamma e papà dedicano ai bambini: 21 minuti. Anche gli americani e i norvegesi dedicherebbero più tempo ai propri figli, rispetto ai genitori italiani. A scoprirlo sono stati due economisti, Alberto Alesina e Andrea Ichino, che hanno affrontato l'argomento nel libro "L'Italia fatta in casa" (Mondadori 2009). Secondo l'indagine condotta dagli autori, il tempo che i genitori trascorrono a casa con i figli, è limitato a dar loro un'occhiata ogni tanto. 

Tale ricerca è stata avvalorata da un'altra indagine, condotta dall'associazione Pepita nel 2011-2012, su 500 genitori, che confermerebbe un tempo medio che i genitori italiani dedicano ai figli, per giocare insieme, di circa 15 minuti, spesso nemmeno tutti i giorni. L'aspetto peggiore è che soltanto il 25% dei genitori intervistati ritiene che giocare con i figli sia educativo. 

Il gioco come valore educativo

Le ricerche condotte sino ad oggi, in campo educativo e psicologico, sostengono invece che la capacità dei genitori di giocare con i propri figli è sicuramente un buon indice di armonia familiare e garantisce al bambino una sensazione di benessere psichico, perchè rafforza in lui il senso di sicurezza e protezione. 

L'adulto che gioca con il bambino e si diverte, dà un messaggio molto chiaro: "Va bene divertirsi...". Si tratta di un messaggio che non viene detto a parole, ma con i comportamenti e dà al bambino una grande rassicurazione. Può crescere e mentre crescerà potrà continuare a vivere e a divertirsi perché ha di fronte un modello di adulto che continua a vivere e a divertirsi, nonostante le fatiche, gli impegni e le responsabilità di ogni giorno. Oggi i bambini hanno bisogno di questo messaggio, che invita a non avere paura di crescere, di entrare nel mondo degli adulti, perché si può essere un lavoratore serio e nello stesso tempo un bambino che si diverte. Inoltre, la relazione tra genitore e figlio istaurata con il gioco è la base per lo sviluppo della socialità, per le relazioni che egli andrà a costruire con i compagni.


Le attività manipolative

Anche le attività manipolative con la creta oppure utilizzando materiale non preparato come: la farina gialla e bianca, la terra, la sabbia, hanno un'importante rilevanza dal punto di vista psicopedagogico. L'attività manipolativa fornisce delle risposte interne e tutto si quieta. I bambini sentono, vivono emozioni, anche forti, ma non sempre sanno tradurre con le parole, specie se molto piccoli, quel loro sentire: le paure, il dolore, a volte la gioia e l'ironia. La pasta di sale può essere un canale per esprimere le emozioni, i sentimenti (rabbia, dolore..), come lo sono le attività grafico-espressive.

Un'ottima alternativa, può essere impastare insieme al proprio figlio un dolce. Spesso quando un bambino entra in cucina una delle classiche frasi è: "Guardare e non toccare!". Se vogliamo bambini attivi, svegli, capaci più tardi di rendersi utili, dobbiamo renderli partecipi alle attività degli adulti… come il preparare un dolce, in questo modo educhiamo alla cooperazione, al fare insieme, al costruire insieme.

Giocare vuol dire stare insieme, rafforzare il legame di intimità tra genitore e figlio, ed è sicuramente un modo diverso per dirsi ti voglio bene, sono felice che tu ci sia, che tu esista, puoi sempre contare su di me, e dall'altra parte avremo qualcuno che penserà: voglio diventare come il mio papà, come la mia mamma, voglio essere come te, bravo/a come te. 

Sabrina Germi Pedagogista Clinico

Pin It
Accedi per commentare

Le favolette di Alice

"Anche se non va nel paese delle meraviglie, l'Alice di Rodari porta a termine straordinari, inaspettati e simpaticissimi percorsi: la sua piccolissima statura le consente infatti di esplorare oggetti e angoli nascosti della vita quotidiana.

In famiglia ormai conoscono la sua predilezione per le avventure imprevedibili e non si stupiscono più delle improvvise scomparse e delle altrettanto prodigiose riapparizioni.

Rodari nascondeva in ognuno dei suoi personaggi un fondo di verità e con Alice il nostro favoloso Gianni sembra valorizzare la curiosità, che è una delle stupende, preziose qualità dell'infanzia."

 

autore: Gianni Rodari

editore: Einaudi Ragazzi

L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento

Non sono più rami storti da raddrizzare e nemmeno vasi da riempire i nostri ragazzi che frequentano le scuole, siano esse primarie, secondarie o università . L’insegnante deve recuperare il ruolo che è indicato nella stessa etimologia  della parola “insegnare”, lasciare un segno, un’impronta importante nell’allievo, svincolandosi dal contenuto del sapere, per trasmettere l’amore per il sapere. 

Leggi tutto...

Arcobaleno fa la pace

Il pesciolino Arcobaleno e i suoi amici vivono spensierati in fondo all'oceano. Poco lontano, una bella balena blu si lascia cullare dalle onde osservandoli placidamente.

"Perché ci guarda in quel modo?" si chiedono un giorno, insospettiti, i pesciolini.

"Grande e grossa com'è, chissà quanto mangia. E se divorasse tutto quello che c'è in giro?".

Sentendoli parlare così, la balena, che in realtà stava solo ammirando le loro belle scaglie brillanti, s'indispettisce e la sua rabbia non resterà senza conseguenze...

"Dobbiamo fare la pace" decide allora Arcobaleno "perché quando si litiga si finisce per stare male tutti".

Sì, ma in che modo?

Sembrava complicato, ma quanto è semplice fare la pace! Balena e Arcobaleno parlano a lungo. La balena spiega ad Arcobaleno perché si è arrabbiata... i due ridono insieme e trovano un accordo e ben presto nessuno riesce a spiegarsi più perché quel bisticcio sia mai avvenuto.

Le illustrazioni sono ulteriormente abbellite dalle lamine rifrangenti che fanno luccicare le scaglie dei pesciolini.

Per bambini in età prescolare.

Della stessa serie
"Arcobaleno, il pesciolino più bello di tutti i mari" che insegna la felicità nel donare 
"Arcobaleno, non lasciarmi solo!", che insegna a non creare gruppi esclusivi e ad accettare anche coloro che sono diversi da noi.

autore: Isabella Bossi Fedrigotti, Marcus Pfister

editore: Nord-Sud