Essere figli: sentirsi piccoli è sentirsi protetti

"....è la mancanza di punti fermi a rendere i bambini disorientati ed insicuri; la vera autorità non incute paura, ma anzi genera sicurezza" 

Bernhard Bueb


Mentre mi trovavo ai grandi magazzini, ho assistito ad una scena abbastanza frequente: una mamma cercava di convincere il suo bimbo di circa tre anni che era inutile acquistare un giochino e lui, per tutta risposta, lanciava con la forza di cui era capace il suo piccolo carrello della spesa (quello in dotazione per i più piccoli) al centro della corsia e iniziava a battere i piedi per terra. 
La mamma, tra il mortificato, l'arrabbiato e lo sconcertato, arrossiva e si scusava con i passanti... e acquistava il balocco conteso con aria rassegnata. Esito: il bambino felice, la mamma triste e convinta di non essere una buona madre.
Il mio primo pensiero, in quel momento, è andato a quel piccolo tutto rosso in faccia, con atteggiamenti da grande, ma bisogni da bambino!
La mamma non è riuscita in quel frangente ad essere GRANDE, ad imporsi, ad essere ferma, a toglierlo dalla scena in cui lui era piacevolmente protagonista e condurlo fuori, in altro spazio e luogo.
Il bambino non è riuscito invece ad essere PICCOLO, quindi ad accettare la regola della mamma, a rinunciare alla sua onnipotenza, egocentrismo (tipico dell'età) che lo ha portato a volere tutto e subito.
Volendo "tutto e subito" ha giocato ad essere Grande e il genitore non ha "ridimensionato" questo ruolo e lo ha in realtà assecondato. Così facendo è accaduto che un adulto non ha "protetto", rassicurato attraverso una regola un bambino. L'adulto è stato piccolo, fragile lui stesso.

Ma come avrebbe potuto agire quella mamma?
Sarebbe stato opportuno si fosse sentita "Grande", il che significa:
- togliere suo figlio dalla scena in cui è protagonista assoluto, portarlo in disparte; 
usare poche parole ma ferme;
- rimandare le spiegazioni a un momento successivo quando tutti sono più calmi e tranquilli;
- non acquistare il regalino (questo lo si farà solo se il bambino ha tenuto un comportamento adeguato che va rinforzato e premiato); 
- eventualmente uscire dal negozio senza parlare troppo ma esprimendo al piccolo la propria emozione, vale a dire: sono arrabbiata.
Mi rendo conto che è più facile a dirsi che a farsi! 
Moltissime volte quando parlo ai genitori delle regole, dico loro che essere assertivi è un atto d'amore più grande che assecondare.
È più faticoso dire no, ed impegnarsi con coerenza in quella strada piuttosto che dire sì e sorridere. Dire no, stoppare un comportamento inadeguato, è molto difficile ed io stessa ho sperimento come mamma questo sentimento che alle volte è di completa impotenza.
Dietro ai tanti sì di molti genitori ci sono coppie in difficoltà; mamme e papà impegnati tutto il giorno al lavoro con grandi sensi di colpa al ritorno e pronti a cedere, anche, per stanchezza.
Ci sono genitori in conflitto sulla regola da dare; padri senza autorevolezza e madri molto forti con difficoltà enormi ad esprimere l'affettività.
Questa è quotidianità... questa è la vita.

Ma educare non è una sfida o un conflitto di potere tra genitori e figli: dire no significa assumere responsabilità e trasmettere amore e senso di rispetto.
Le regole, poche ma chiare e condivise dalla coppia genitoriale, sono dei punti fermi che orientano i bambini, creano sicurezza. Immaginiamo per metafore e pensiamo alla crescita di un piccino come al camminare in una stanza buia: ecco, allora, che le regole sono le luci che si accendono e fanno capire al bambino dove è, dove si sta trovando in quel momento.
Ma perchè ogni bimbo possa riconoscere quelle luci, è fondamentale che i suoi genitori gli facciano sentire tutto il loro calore, la loro affettività donandogli tempo di significato e di ascolto.
Il bambino si sente protetto sia dal calore dei suoi genitori, dal loro amore, sia anche dalla forza interiore con cui loro sanno far rispettare una regola.
Amore, contatto affettivo, punti fermi sono tutti ingredienti indispensabili nella ricetta quotidiana del nostro essere genitori.

L'aspetto più difficile con cui mamma e papà si confrontano spesso, è poi quello di essere anche degli adulti "positivi" capaci non solo di dare punizioni, di dire sempre ciò che "non si fa" ma piuttosto a riconoscere ciò che un figlio riesce a fare di buono facendoglielo notare chiaramente e magari premiandolo. Meglio rinforzare, premiare i comportamenti corretti che punire gli errori! 
Quanta forza ed autostima i figli acquisiscono se si sentono protetti da tutto questo!
Il viaggio, come sempre, parte da noi adulti, da quanto siamo stati in grado di passare dalla fase infantile, a quella adulta, a quella genitoriale...senza saltare passaggi.
Prendo a prestito una bellissima immagine che sintetizza in modo efficace il rapporto genitori figli: "Pensate che vi sia qualche conflitto tra le radici e i boccioli? Vivono tutti della stessa linfa. Dovete cominciare dalle radici, i fiori arriveranno alla fine! " 
Noi siamo grandi, nostra è l'esperienza.
I bambini sono piccoli
Questa è una grande e semplice verità, ma se questo pensiero la portiamo nel cuore sino in fondo, lo facciamo nostro e ne respiriamo pienamente l'efficacia, attiviamo in noi adulti dei cambiamenti utili. Accettiamo il valore di un ordine famigliare (grande e piccolo) che va riconosciuto e rispettato, perché solo cosi è capace di generare protezione e calore.

Letture consigliate
Al riguardo consiglio la lettura di un libro molto chiaro di facile comprensione che si intitola: "Il bambino Sovrano. Un nuovo capo in famiglia" di Daniel Marcelli, Raffello Cortina Editore

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Nazi Hunters. L'avventurosa cattura del criminale nazista Adolf Eichmann

Il Primo Ministro prese posizione dietro il podio. Nella stanza, tutti aspettavano in silenzio. In tono fermo e solenne annunciò: «Devo informare che recentemente i servizi segreti israeliani hanno catturato uno fra i maggiori criminali nazisti, Adolf Eichmann, responsabile insieme ad altri dirigenti nazisti di quello che essi stessi avevano definito "la soluzione finale del problema ebraico", cioè lo sterminio di sei milioni di ebrei europei. Adolf Eichmann si trova attualmente in carcere in Israele e presto sarà condotto in tribunale in conformità alla legge per i reati commessi dai nazisti e dai loro alleati». 

Neal Bascomb è giornalista, saggista e autore di molti bestseller per adulti, tra cui "Hunting Eichmann", dal quale è stata tratta la versione per ragazzi, intitolata appunto: "Nazi Hunters. L'avventurosa cattura del criminale nazista Adolf Eichmann."

Il libro descrive nei minimi dettagli e con dovizia di particolari quella che fu la cattura di Adolf Eichmann, capo del dipartimento IVB4, la divisione delle SS responsabile della "soluzione finale", che dopo la fine della seconda guerra mondiale partì dall'Italia per l'Argentina dove cominciò una nuova vita insieme alla sua famiglia.
Nonostante il suo tentativo di vivere una vita nell'anonimato per non farsi scoprire, verrà individuato, infatti, David Ben Gurion, primo ministro israeliano, decide di inviare in Argentina un gruppo scelto di spie del Mossad (servizi segreti israeliani) molte delle quali avevano perso familiari nei campi di concentramento, con il compito di catturare e trasportare a Gerusalemme, in assoluta segretezza, l'emblema dell'orrore dell'Olocausto. Lì sarà oggetto di uno dei più importanti e significativi processi contro i crimini perpetuati dai nazisti. 

Il 27 gennaio 1945 è la data in cui le truppe sovietiche arrivarono ad Auschwitz, scoprendo l'omonimo campo di concentramento, cinquantacinque anni dopo, nel 2000, è stata scelta questa data per commemorare ogni anno le vittime del nazismo.

Il libro di Bascomb mette in evidenza due aspetti che raramente vengono toccati quando si parla di antisemitismo ai ragazzi: il primo e alquanto intuitivo, è che la fine della seconda guerra mondiale non ha significato la fine dell'ideologia nazista che anzi ha continuato a serpeggiare sia tra chi aveva vissuto la guerra così come tra i giovani, nei paesi europei come in quelli oltre oceano.
Un esempio è l'Argentina: simpatizzante nazista che è uscita dalla sua neutralità politica e si è schierata con gli Alleati solo poco prima della fine della guerra, quando oramai era chiaro che le potenze dell'Asse sarebbero state sconfitte. Il suo appoggio agli Alleati è stata una scelta politica intelligente e durante gli anni dopo la fine della guerra ha aiutato diversi esponenti del partito nazista a nascondersi cambiando identità.
Per questo motivo, la cattura di Eichmann da parte del Mossad è stata un'operazione molto rischiosa da svolgere in completa segretezza.

Il secondo aspetto è l'importanza che ha avuto per il popolo ebraico e il neonato stato di Israele il processo a Eichmann. L'autore infatti scrive: "il processo si rivelò quasi più importante nel campo dell'educazione che in quello della giustizia" perché per la prima volta, dopo il processo di Norimberga, permise ai sopravvissuti di parlare apertamente delle loro esperienze. Fu un processo di educazione per i ragazzi che dovevano conoscere ciò che era stato fatto al popolo ebraico e contemporaneamente Israele legittimava così la nascita del paese, che assumeva quindi il vessillo del rifugio di tutte le vittime del genocidio che era stato commesso.

autore: Neal Bascomb

editore: Giunti editore

TANDEM, due storie che viaggiano insieme

Si dice spesso che il piacere di leggere cresce leggendo. All'inizio però non sempre le cose sono facili per i piccoli lettori alle prime armi. Diventa quindi fondamentale aiutare i bambini a non spaventarsi davanti ad un libro facendo in modo che invece ne siano attratti sentendo il desiderio di toccarlo, sfogliarlo, leggerlo. Impareranno così che i libri sono contenitori di emozioni che aiutano a fantasticare e noi saremo riusciti a trasmettere il desiderio e il piacere della lettura.

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Requiem per il giovane Borgia

 

Si tratta di un romanzo storico e nello stesso tempo di un avvincente giallo scritto da due giovani autrici milanesi esordienti che hanno svolto approfondite ricerche storiche sulla opulenta e maestosa Roma rinascimentale e le ricche corti italiane, soggiogate dalla morale del tempo, individualista e brutale, tesa al conseguimento dei fini senza curarsi dei mezzi con i quali ottenerli.

La vicenda parte dal brutale omicidio di Juan Borgia, duca di Gandia, figlio prediletto di papa Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia.

Chi è il mandante dell'assassinio? L'indagine non è facile. È possibile il movente politico (il dominio dei Borgia è inviso alle potenti famiglie romane, agli Orsini, agli Sforza di Milano, a Guido da Montefeltro, ai baroni romani e a molti prelati che disapprovano la scandalosa condotta del papa), ma può essere un movente passionale o può essere maturato nell'ambito familiare....

La scrittura è scorrevole e varia e si presta facilmente ad una trasposizione filmica.

autore: Elena Martignoni, Michela Martignoni

editore: TEA