I congedi di paternità favoriscono la parità di genere?

È uscito da poco più di un mese sulla Gazzetta ufficiale il decreto che rende obbligatorio il congedo di un giorno dal lavoro per paternità, da prendere entro i cinque mesi della nascita del bambino. Se da un lato l'astensione dal lavoro di un solo giorno sembra concessione irrisoria, dall'altro la parola "obbligatorio" apre uno spiraglio di speranza sui temi di conciliazione famigliari.

In Italia la gravidanza e la maternità sono ben tutelate, questo tuttavia non comporta un alto tasso di natalità, anzi: c'è un alto tasso di disoccupazione femminile e il lavoro precario spesso impedisce la possibilità di mettere su famiglia.

L'ottima legge 8 marzo 2000 per la prima volta aveva reso possibile ai padri di usufruire dei congedi parentali, agevolandone l'applicazione e concedendo addirittura un "bonus" di un mese se il congedo veniva preso dal padre invece che dalla madre.
Se questa era un'ottima idea per incentivare i neogenitori a suddividere il congedo, nella realtà poi sono pochi i padri che ne fanno uso: meno del 7% nel 2011. Il concetto di "facoltativo" non viene visto come possibilità di stare insieme al proprio bambino, ma come illusoria speranza, perché quasi mai un uomo che lavora in azienda può permettersi di assentarsi. Anche se ha un contratto a tempo indeterminato. I pochi che lo fanno, spesso sono penalizzati in termini di opportunità lavorative, anche più delle donne. Il part time poi è quasi sempre negato anche là dove è concesso alle madri.
E che dire dei lavoratori precari? Forse sembrerà un problema marginale, di fronte alla mancanza di un lavoro, parlare di congedi, ma se vogliamo guardare a un futuro, se pensiamo in un\'ottica di conciliazione, per i bambini dobbiamo ripensare a un modo di vivere in cui sia rispettato il tempo per la persona, per i rapporti famigliari.

In molti paesi d 'Europa, le politiche di sostegno famigliare consentono già da anni di usufruire di permessi obbligatori per i padri. La Norvegia, in particolare, è all'avanguardia: ha attuato una politica per la tutela della paternità e maternità che va tutto a beneficio del bambino che può godere di entrambi i genitori, i quali usufruiscono entrambi di 15 giorni obbligatori dopo la nascita e si dividono un periodo di permesso di 46 settimane, indennizzato al 100 per cento, o di 56 settimane, in questo caso pagato all’80 per cento. Il padre non è obbligato a prendere il congedo, ma se non lo fa, la madre non può prenderlo al suo posto.

Se da un lato questo può favorire la parità di genere nell'ambito lavorativo, così come la possibilità di suddividersi le incombenze famigliari che generalmente ricadono sulla donna, dall\'altro non è sufficiente, da solo, senza una diversa visione della maternità e paternità e una cultura della cura dell'infanzia.
Anche nei paesi nordici, dove sono avanti di cento anni rispetto all'Italia, queste leggi sono fonti di polemiche e rivisitazioni. Non sono pochi i padri, infatti, che mandano i bambini al nido, pur essendo a casa, oppure in molti casi entrambi i genitori si assentano dal lavoro e il carico famigliare ripiomba un'altra volta sulla donna. Insomma, i congedi per i padri non bastano, perché poi i bambini vanno seguiti quando si ammalano, nella gestione quotidiana anche quando sono a scuola.

Occorre un welfare che tenga conto di tutto questo, ma soprattutto una diversa mentalità che in Italia non c'è. La colpa però è anche delle madri che spesso non riescono a delegare e che inseguono modelli di perfezionismo e di abnegazione che alla fine si ripercuotono contro di loro. C'è poi la mentalità maschilista e ipocrita che pretende di fare riunioni alle 17 del pomeriggio, come se questo fosse una dimostrazione di efficienza invece che una manifestazione di potere, o che esclude le lavoratrici madri senza tener conto che saper gestire lavoro-casa-famiglia con sagacia e organizzazione porterebbe anche in azienda un vantaggio che nessuna riunione protratta fino a tarda ora del venerdì può dare.

Per approfondire:
<url=http://www.eurofound.europa.eu/publications/htmlfiles/ef1273.htm]Eurofund
<url=http://www.ingenere.it/articoli/congedi-di-paternit-il-record-norvegese]Ingenere.it
<url=http://www.amb-norvegia.it/About_Norway/policy/Sistema-previdenziale/benefits/]l\'esempio norvegese
<url=http://www.repubblicadeglistagisti.it/article/congedo-di-paternita-obbligatorio-litalia-fa-un-passo-in-avanti-verso-leuropa]repubblicadeglistagisti.it


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Il bambino nascosto. Favole per capire la psicologia nostra e dei nostri figli.

“Sono due bambini nascosti protagonisti di queste pagine: quello che sta dietro ogni comportamento e sintomo infantile e quello che ognuno di noi adulti si porta dentro, proiettandolo spesso inconsapevolmente sui bimbi che ci camminano accanto nella vita.

Il libro vuole aiutare a scoprire attraverso la rielaborazione fantastica di effettive storie infantili come ogni comportamento, dal punto di vista psicologico, si strutturi in maniera del tutto inconscia nel mondo interno fin dai primissimi anni della nostra esistenza.

La fatica di crescere viene analizzata a partire da temi diversi (l’abbandono dell’infanzia, la nostalgia, la perdita, il tradimento, la paura), tutti ugualmente significativi del disagio infantile. Ed è così che la scoperta del mondo interno di un bambino attraverso la riappropriazione delle nostre stesse emozioni di una volta costituisce una valida chiave d’accesso al mondo dei ragazzi, per poterli capire e aiutare meglio”

autore: Alba Marcoli

editore: Mondadori (collana Oscar saggi)

L'avventura di crescere - una guida per i genitori di oggi

Dal risvolto di copertina:
"L'avventura di crescere, un libro che descrive lo sviluppo infantile a partire dalla nascita attraverso le tappe fondamentali: la scoperta del mondo, la conquista, gli altri, la famiglia, la scuola, l'adolescenza, l'appetito, il sonno, la paura, la violenza, la censura, la religione, il danaro, lo sport ...
Con la sensibilità di chi ha trascorso molto tempo a fianco dei genitori e dei bambini, Bernardi ci aiuta ad affrontare con responsabilità e coerenza, ma soprattutto con elasticità e apertura, tutte le tappe della crescita, ricordando che insieme al bambino anche il genitore cresce.
Un libro generoso e attento, scritto da un medico autorevole, amico dei genitori, fermamente convinto che alle sfide di oggi si possa rispondere puntando sull'educazione, la tolleranza e l'indipendenza del pensiero, rifiutando la violenza e il consumismo, fino alla difficile conquista della libertà".

Un libro di facile lettura, da leggere un pezzo alla volta a seconda delle necessità, o tutto di un fiato (ma sono quasi 500 pagine!). Scritto in un linguaggio accessibile a tutti, molto pratico, rassicurante e anche divertente.
Perchè crescere è una grande avventura, non solo per il bambino, ma anche per il genitore che attraversa con lui territori inesplorati.

Un brano tratto dal libro, sul "valore dell'ostacolo"

La "guerra di indipendenza" del bambino non ha soste. Egli si impegna di continuo a fare da sé, nel mangiare, nel vestirsi e nello spogliarsi, nell'igiene della persona, e non perde occasione per dimostrare che non ha più bisogno di nessuno. Qualche volta, anzi molto spesso, va oltre i limiti dell'opportunità e della prudenza. Allora scattano i provvedimenti restrittivi, le limitazioni, i divieti, gli impedimenti posti dai genitori, e lui, il bambino, può andare su tutte le furie e abbandonarsi a quella serie di reazioni esplosive che abbiamo visto prima. Direi che non è un male, se i genitori ce la fanno a mantenere la calma. Le proibizioni, le frustrazioni in generale, oltre alla tutela dell'integrità personale del bambino, hanno una doppia specifica funzione: quella di fornire al bambino l\'esperienza di un ostacolo cui far fronte, e quella di fargli capire che si può anche perdere una battaglia senza per questo rinunciare alla guerra. Mi direte che all'età di due anni queste cose non si possono imparare. Certo, non impararle nel senso che diamo noi a questa parola, ma si possono "sentire" e accumulare dentro di sè come preziosa esperienza. Un ragazzino che le abbia sempre tutte vinte, che non trovi mai nessuno che gli dica di no, che viva tra persone terrorizzate dalla possibilità della sua protesta, probabilmente crescerà con una personalità piuttosto fragile e disarmata. A combattere si impara presto, o non si impara mai.

Tuttavia, in questo come in ogni altro campo, conviene stare molto attenti a non esagerare. Ho detto che le frustrazioni e le proibizioni, fra l'altro spesso inevitabili, costituiscono un'utile esperienza, ma se un ragazzino subisce decine di proibizioni al giorno, se si sente dire di non fare questo e quello ogni volta che si muove, se è costantemente bersagliato da una pioggia di "no", allora delle due l'una: o si rassegna a subire tutto, a rinunciare a tutto, a sottomettersi a tutto, e andrà incontro a una vita grama di gregario, di suddito, di servo o di padrone e di "caporale", che è la stessa cosa; oppure deciderà che i divieti non hanno alcun valore e rappresentano soltanto una fastidiosa e molesta intrusione, in presenza della quale è meglio far finta di niente e comportarsi da ciechi e sordi.

Occorre dunque, da parte dei genitori, un adamantino autocontrollo. Occorre dare delle proibizioni soltanto quando servono davvero, quindi molto di rado, e occorre che le proibizioni siano sensate e coerenti. E comunque civili e rispettose. Solo in questo caso sono utili. Solo in questo caso aiutano il bambino a crescere come uomo e non, diceva Totò, come caporale.

A conclusione di questo capitoletto, potremmo dire che nel secondo anno di vita del bambino il suo mestiere è quello di dire di no il più spesso possibile, il mestiere dei genitori è quello di dire di no il meno possibile. Paradosso? Non tanto. La parola NO, come si è detto e ripetuto, è per il bambino affermazione di se stesso e della propria indipendenza. Ma non è solo questo. È anche resistere alle pressioni e alle seduzioni dell'ambiente, del costume e della moda, è anche coraggio di mettere in discussione il potere, è anche capacità di scorgere una "seconda dimensione" delle cose e quindi un passo avanti per conquistare una seconda dimensione di se stesso. È un\'avanzata trionfale verso il consolidamento della propria dignità di uomo. Speriamo che il nostro piccolo combattente conservi dentro di sè per sempre la facoltà di dire di no. Certo, nel futuro sarà un "no" diverso da quello che scaglia ora contro i genitori, sarà un "no culturale", un "no" all'ingiustizia, alla sopraffazione e all'egoismo. Non sarà più soltanto opposizione e provocazione, sarà spirito di civiltà e libertà.

autore: Marcello Bernardi

editore: Fabbri Editore

Il bambino arrabbiato. Favole per capire le rabbie infantili.

“Una rabbia infantile cela il più delle volte una situazione di conflitto e di sofferenza psicologica. Quando un genitore si trova di fronte a tali manifestazioni spesso si sente in un tunnel: vede che il piccolo sta male ma non riesce a individuare i reali motivi che si nascondono dietro il disagio e la sofferenza del proprio figlio.

Se riusciamo a capire che un bambino si arrabbia perché sta soffrendo per qualcosa che impedisce il suo naturale processo evolutivo, è più facile anche per noi adulti cercare dentro di noi delle strade diverse per aiutarlo a sciogliere i suoi nodi.

Attraverso l’uso di favole, che prendono spunto da storie reali, questo libro offre alcuni suggerimenti per aiutare gli adulti a comprendere meglio le rabbie infantili.” 

 

autore: Alba Marcoli

editore: Mondadori (collana Oscar saggi)