Un esperto in Officina. Separati in casa?

Nel caso in cui due genitori desiderino separarsi, ma non possano permettersi di raddoppiare le spese di alloggio e sostentamento, esiste una normativa che disciplina la separazione "in casa"? In caso contrario, esiste un'alternativa percorribile che tenga conto delle condizioni economiche dei separandi?


La risposta al primo quesito è NO!
La ratio della separazione personale tra coniugi è quella di creare una scissione del nucleo familiare in conseguenza dall'esaurimento dell'affectio coniugalis. 
In altre parole, l'intollerabilità della convivenza costituisce il presupposto per l'insorgenza del diritto dei coniugi di accesso ad una tutela giudiziale attraverso il ricorso all'istituto della separazione personale.
Il primo comma dell'articolo 151 del Codice Civile recita: "la separazione può essere chiesta quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio alla educazione della prole".
In effetti, il primo e principale provvedimento reso dal Tribunale dinnanzi al quale si incardina il giudizio di separazione, è quello di autorizzazione dei coniugi a vivere separatamente.
È evidente quindi, che se il Giudice autorizzasse i coniugi a proseguire la convivenza, sarebbe tradito lo spirito stesso dell'istituto giuridico della separazione personale tra coniugi.
Questo, tuttavia, non preclude che i coniugi che si trovino nella impossibilità di fronteggiare un raddoppio delle spese necessarie per vivere, una volta ottenuta la omologazione della separazione, e pur manifestando l'intenzione di tenerne fermi gli effetti, si accordino per condividere gli spazi casalinghi.
È bene tuttavia precisare che la sentenza di separazione è destinata a perdere la propria efficacia laddove uno o entrambi i coniugi possano dimostrare la semplice ripresa del legame di coniugio; la prosecuzione della convivenza materiale può pertanto fornire la stura per il coniuge che volesse opporsi ad una successiva domanda di divorzio, per dimostrare che oltre alla convivenza materiale non sia mai cessata la convivenza spirituale.

Si deve quindi concludere che non esista un previsione normativa della "separazione in casa", che al più potrà essere frutto di una futura elaborazione giurisprudenziale laddove gli attuali disagi economici dovessero diventare sì conclamati da indurre la magistratura ad occuparsi della questione; tuttavia, tale evenienza non trova limiti in divieti espressamente previsti dalla legge ma, al più, espone i coniugi ad eventuali problemi dimostrativi in ordine alla persistenza dello stato di separazione. Ciò rende opportuno che i coniugi, una volta ottenuta la pronuncia giudiziale, sottoscrivano una scrittura privata con cui si diano reciprocamente atto dei motivi e dello scopo della prosecuzione della convivenza meramente materiale ribadendo la cessazione della comunione spirituale.

Anche al secondo quesito deve essere fornita una risposta negativa, non esistendo alcuno strumento normativo utilizzabile per sopperire alle difficoltà economiche dei coniugi.

Risposta a cura dell'Avvocato Floriana Rendina

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