Perle di saggezza nell’infanzia

"Ieri è trascorso. Domani deve ancora venire.
Noi abbiamo solo l'oggi.
Se aiutiamo i nostri figli
ad essere ciò che dovrebbero essere oggi,
avranno il coraggio necessario
per affrontare la vita con maggior amore."
Madre Teresa di Calcutta, La Gioia di Amare

Saggezza e infanzia. Sembra un connubio impossibile. Un matrimonio che non funziona. Un controsenso. Le due parole non paiono coesistere, eppure nei giorni che attraversiamo come educatori, genitori, professionisti sempre più ci rendiamo conto che questi figli hanno una marcia in più e sono espressione di una nuova Era.

Mi soffermo in silenzio davanti a certe frasi dei bambini che incontro nei laboratori pedagogici e resto sospesa interrogandomi su quanto mi è offerto come spunto di dialogo interiore.

Sorrido e accolgo a cuore aperto parole leggere, spunti profondi di quotidiano che disarmano ma lasciano una ricchezza nuova.

Se la saggezza consiste nel "fare il miglior uso possibile della conoscenza che si ha a disposizione" credo che in questi casi si attinga a un "sapere intuitivo" vicino al sentire del cuore.

Questi spunti immediati nascono dal profondo, da uno sguardo alla vita e al suo scorrere più innocente, priva di nuvole o di sovra pensieri, sovrastrutture, privi di quel "sovra" che forse rende tutti noi adulti più impermeabili anche alla stessa gioia e al sorriso.

Ogni giorno cammino insieme ai bambini attraversando momenti cui doniamo valore, tra colori e disegni, plastilina o sassolini, marionette, libri, o un prato verde su cui distendersi… ove non esiste né un prima, né un dopo, ma solo il momento presente che si manifesta e rende sorridenti di quello che di semplice è fatto, per ESSERE.

C'è filosofia in quei momenti, non teorica ma pratica. Una filosofia spicciola, fatta di poche pennellate che arrivano piene e dipingono tutto l'intero: anima cuore e mente.
Sono grata di questi incontri, quasi fossero di formazione, perché sento ancora di voler imparare da chi ha per me linguaggi che conosco ma che forse ho dimenticato o rimosso.

Desidero condividere con voi qualche piccolo pensiero luminoso, spero che possa illuminare il vostro cuore come ha accarezzato il mio.

Prova a leggere il tuo nome alla rovescia: che tu lo legga diritto o alla rovescia resti sempre tu, non cambi, però sorridi. (M. 6 anni) 

Le mie cocorite non hanno bisogno di sposarsi o di avere figli. Si vogliono bene comunque: hanno zampe lunghe e forti, hanno il becco arancione e le piume colorate. Sono felici cosi. (P. 6 anni)

Ieri vedevo il sole tramontare: non sono salito a cavallo, l'istruttrice si è arrabbiata molto ma dopo… dopo… non lo avrei visto tramontare. Cosa mi sarei perso? Qualcosa di bello. (M. 6 anni)

Noi abbiamo le antenne, come gli insetti, con quelle ascoltiamo ciò che gli occhi non vedono. Funzionano sai… Funzionano anche per te che sei grande. Solo se le inizi a usare. (P. 6 anni)

Sai, si sentono cose strane in TV: coppie che si separano, si lasciano.
I genitori a un certo punto sono strani, sono stanchi. E guardano altrove. Io, i miei "due", li tengo d'occhio sempre, anche se non mi vedono. (L. 8 anni )

Io quando vado in bagno mi concentro. È un momento importante: lascio andare la mia roba. Ci devo pensare bene. Proprio bene. Ho bisogno di stare solo per fare questo. Solo dopo avverto mamma. (R. 4 anni)

Sai vorrei un dono: un dono grande per il mio compleanno. Desidererei che i miei genitori stessero con me di più a giocare. Loro mi fanno fare tante cose, io corro in macchina tra una cosa e l'altra, ma io….voglio solo ritornare a casa. Nella mia camera. Sono stanco dopo la scuola. Mi aspetta il mio cagnolino, lui è felice e gioca con me quando mi vede. (S. 8 anni)

Io amo viaggiare: ho visitato tanti continenti, sono andato anche in aereo. Ho visto persino il mare. Sono andato a Rimini. (M. 5 anni)

Mi sei simpatica perché sei furba : ti chiami con due nomi Rosa Rita. Cosi se non ti piace uno l'usi l'altro. (P. 6 anni)

I voti sono numeri che ci dicono chi siamo (L. 8 anni)

Mio papà è un principe pirata ed io sono la sua principessa. Ogni tanto, arriva a casa a prendermi e mi porta sulla sua isola. Io sono felice perché sono sulla sua nave. Poi ritorno a casa da mamma. (V. 6 anni)

Io ho il gatto e due tartarughe, il papà il suo cellulare, la mamma il pc. (A. 7 anni)

Siamo una famiglia numerosa: mia mamma, mio papà, la mia sorellina con due stelline in cielo. Quelle sono il nonno e la nonna.
Quella che brilla di più è la nonna, il nonno brilla di meno perché è dietro. (C. 6 anni) 

Tu sei la mamma di tanti bambini? Tu ne hai uno? Credo tu sia una fatina, perché sei bionda ma la bacchetta magica dove l'hai messa…? La usi qualche volta? (T. 4 anni)

Ma se tu parli ai bambini… chi ti parla quando non ti senti capita? Ti fai abbracciare quando piangi? (M. 9 anni)

La storia che scrivo, oggi con te, non voglio abbia la parola fine… La mia è una storia a puntate (A. 8 anni)

Mi sento come il mio cavallo Morgan che si interroga che cosa sta a fare lì, ancora fermo, in scuderia. Il prato è fuori. ( N. 14 anni ) 

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Il giardino dei giochi dimenticati

"Giocare non è solo giocare: è cercare (quello che serve per realizzare un'idea), è immaginare (qualcosa che nessuno ha mai fatto), è costruire (un oggetto che sarà per noi indimenticabile)".
In questo manuale i due autori restituiscono a genitori smemorati e a bambini curiosi i giochi che i padri e i nonni facevano per strada e nei cortili: giochi contadini, giochi rari, giochi storici, giochi dimenticati e soprattutto insegnano loro a costruirli con divertenti e dettagliate illustrazioni.

In realtà oltre a essere un libro per bambini è un libro per i loro genitori e per chi continua a essere un po' bambino; raccoglie infatti un patrimonio culturale che ci tramandiamo, e che ricordiamo con nostalgia. I giochi descritti hanno due ingredienti fondamentali: i costi bassissimi di realizzazione e la fantasia. Per dirla con le parole dell'autore: "un bambino rimane piccolo per poco tempo, poi ha tutta la vita per ricordare chi ha passato del tempo a giocare con lui".

Giorgio F. Reali è il fondatore dell'Accademia del gioco dimenticato.

La prefazione è di Stefano Bartezzaghi.

autore: Giorgio F. Reali, Niccolò Barbiero

editore: Salani

Il Segreto dei Bambini Felici

“Perché tanti adulti sono infelici? Pensate a tutte le persone che conoscete, che hanno problemi come la mancanza di fiducia in se stesse, oppure l’incapacità di prendere decisioni, o di rilassarsi, o di fare amicizia. D’altronde spesso si rimane colpiti dall’allegria e dall’ottimismo che alcune persone dimostrano costantemente. Per quale ragione, dunque, alcuni individui sono più sereni e più equilibrati di altri, nonostante le avversità?

Semplicemente, l’infelicità di molte persone deriva da un condizionamento. Durante l’infanzia, queste persone sono state inconsapevolmente condizionate all’infelicità e durante l’età adulta si sono comportate di conseguenza. Leggendo questo libro scoprirete forse che, senza volerlo, state ipnotizzando i vostri figli in maniera tale da indurli a disprezzare se stessi e state creando così, in loro, molti problemi che forse li affliggeranno per tutta la vita. Nondimeno ciò non è affatto inevitabile. Potete insegnare ai vostri figli ad essere ottimisti, affettuosi, valenti, felici e ad avere la possibilità di condurre una vita lunga e prospera.”

Un manuale che darà ai genitori più fiducia in se stessi, rendendoli più forti, più capaci di amare, più rilassati e... più felici.

autore: Steve Biddulph - Illustrazioni A. Stomann

editore: Tea Libri

Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione

Una grande Riforma dell’educazione o meglio una vera e propria METAMORFOSI (ultima parola del libro) quella  che auspica il grande pensatore contemporaneo Edgar Morin,  oggetto di analisi anche nei suoi due precedenti saggi:  La testa ben fatta e I sette saperi necessari all’educazione del futuro. 

Partendo dalla massima di Rousseau nell’Emilio: “Vivere è il mestiere che voglio insegnargli”,  Morin si richiama anche alla tradizione filosofica greca che insegnava la saggezza della “vita buona” e lo fa proprio  perché individua nell’umanità odierna l’assunzione di un modello di pensiero legato al dominio, alla conquista di potere, all’individualismo sfrenato,  ad un sapere fatto a compartimenti stagni che determina  una iper-specializzazione  che fa perdere la visione d’insieme e ci conduce al mal-essere, all’incomprensione che regna nelle relazioni tra umani.

 

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