Congedo parentale e di paternità

L'articolo 4 commi 24 e seguenti della Legge 92/2012, ha introdotto, in via sperimentale per gli anni 2013-15, il congedo obbligatorio ed il congedo facoltativo del padre, stabilendo che "al fine di sostenere la genitorialità, promuovendo una cultura di maggiore condivisione dei compiti di cura dei figli all'interno della coppia e per favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, in via sperimentale per gli anni 2013-2015 il padre lavoratore dipendente, entro i cinque mesi dalla nascita del figlio, ha l'obbligo di astenersi dal lavoro per un periodo di un giorno. Entro il medesimo periodo, il padre lavoratore dipendente può astenersi per un ulteriore periodo di due giorni, anche continuativi, previo accordo con la madre e in sua sostituzione in relazione al periodo di astensione obbligatoria spettante a quest'ultima".

Il congedo obbligatorio e quello facoltativo, sono fruibili dal padre entro il quinto mese di vita del figlio e riguardano solo le nascite avvenute dal 1° gennaio 2013 in poi.
Il congedo obbligatorio è fruibile dal padre anche durante il congedo di maternità della madre lavoratrice, mentre quello facoltativo è fruibile, previa presentazione di espressa domanda rivolta al datore di lavoro, solo a condizione che la madre rinunci ad altrettanti giorni del proprio congedo di maternità, che quindi viene ridotto di due giorni.
In entrambi i casi, l'Inps eroga il 100% della retribuzione spettante al padre che si avvalga di tali astensioni.
Così almeno dovrebbe essere, visto che con una circolare esplicativa, l'Inps, pur prendendo atto della normativa di riferimento, ha sancito il divieto per i padri lavoratori del pubblico impiego di usufruire del congedo obbligatorio e del congedo facoltativo della legge 92 del 28 giugno 2012, sino all' approvazione dei decreti attuativi e di disposizioni ad hoc per i dipendenti statali, creando una discriminazione nei confronti dei lavoratori del pubblico impiego.

Sin qui la normativa; che mi impone una valutazione comparativa e qualche considerazione di tipo sociologico.

Confrontiamo la nostra legge con quella svedese, ad esempio:
1974: in Svezia il congedo di maternità diventa congedo parentale;
1995: sempre in Svezia, viene introdotto il congedo di paternità: nessun padre è obbligato a restare a casa ma se non lo fa la famiglia perde un mese di sussidi.
2002: lo Stato Svedese estende la durata del congedo a tredici mesi, di cui due vengono riservati ai padri e non possono essere trasferiti alle madri.

2000: in Italia viene introdotto il congedo parentale
2013: La riforma Fornero introduce il concetto di "congedo di paternità". Durata: un giorno.

La disciplina giuridica della materia familiare rappresenta, o dovrebbe rappresentare, lo specchio dell'evoluzione del concetto stesso di famiglia in ambito sociale. In quest'ottica il legislatore tenta di tenere il passo con i tempi, ma la lentezza con cui, procedendo verso una lontana parificazione delle figure genitoriali, ha avviato un percorso di sensibilizzazione al problema della conciliazione dei tempi di vita e lavoro femminili, è certamente il frutto di una mentalità riottosa a rendere più elastico il ruolo materno a vantaggio di quello lavorativo e ad attribuire alla figura paterna competenze sino a qualche decennio fa prerogativa squisitamente femminile.

A mio avviso l'ostacolo a questo procedimento evolutivo risiede in una mentalità arcaica che intravede nel congedo di paternità una potenziale "femminilizzazione" dell'uomo, anziché considerarlo un'opportunità per la famiglia; e nella prosecuzione dell'attività lavorativa della neo-mamma, un pregiudizio per la prole.

Eppure il modello svedese ha dimostrato come il congedo parentale "paritario" produca benefici sotto diversi profili. In primo luogo, l'equa ripartizione delle responsabilità tra mariti e mogli ha notevolmente ridotto il tasso di divorzi e separazioni: l'accudimento del neonato da parte dei padri, ha generato in loro una maggior consapevolezza del proprio ruolo di genitori rafforzando la solidarietà e l'armonia coniugale. 
In secondo luogo, il congedo parentale ha consentito un miglioramento della posizione lavorativa femminile in Svezia: la donna, infatti, non è più costretta a lasciare il lavoro, ma è in grado di ripartire i propri doveri di genitore con il marito e di proseguire con la propria carriera (in media, i salari femminili crescono del 7% per ogni mese in cui è il marito ad usufruire del congedo).

Nel nostro Paese, dove i dati si riferiscono ancora al congedo parentale facoltativo, la percentuale dei padri che resta a casa con i figli è del 7%; soglia che si abbassa al 3% nel caso di padri che occupino posizioni dirigenziali. 
In Svezia, nel 2006 il 41% delle imprese ha formalmente incoraggiato il congedo paterno, producendo un consequenziale innalzamento della percentuale dei padri fruitori del congedo parentale al 40,2%.

Questa mentalità arcaica di cui sopra, tuttavia, collide con la parificazione delle figure genitoriali introdotta dalla legge 54/2006, in materia di affido dei figli minori in fase di separazione personale dei coniugi.
Sembrerebbe di avere a che fare con un legislatore schizofrenico: da un lato, con la normativa sull'affido condiviso, privilegia la tutela del minore riconoscendogli il diritto ad intrattenere rapporti quantitativamente e qualitativamente uguali con entrambi i genitori; dall'altro pone la stessa esigenza di tutela in secondo piano quando, nel riformare la normativa del lavoro, privilegia il contenimento dei costi alla tutela del benessere psico-fisico del minore e a quella del lavoro femminile
Alla legge 92/12 va indubbiamente riconosciuto il merito di aver introdotto nel nostro ordinamento la locuzione "congedo di paternità", ma la strada che condurrà all'attribuzione di contenuti significativi a tale concetto astratto, è ancora molto lunga. 

 

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Tommaso e i cento lupi cattivi

E' notte. Una notte nera come la pece. Le raffiche di vento fischiano alle finestre, quasi volessero spalancarle.

Ed è proprio in notti come questa che - feroci e affamati - i lupi cattivi vanno a caccia di bambini... per mangiarseli!

Cento lupi famelici... no, forse erano cinquanta.
Cinquanta lupi assetati di sangue... beh, forse erano dieci.
Dieci lupi mannari... o era soltanto uno? Comunque, con una cacciatrice di lupi esperta come la mamma, si può dormire tranquilli!

Un libro molto bene illustrato, molto bella la scena della mamma che fa tanto rumore con la scopa contro... i bidoni della spazzatura per cacciare i lupi di cui Tommaso, e di conseguenza i suoi fratellini che poco prima dormivano tranquilli, hanno paura.

Molto adatto per i bambini che hanno timore ad addormentarsi!

Età prescolare.

autore: Valeri Gorbachev

editore: Nord-Sud

Il bambino arrabbiato. Favole per capire le rabbie infantili.

“Una rabbia infantile cela il più delle volte una situazione di conflitto e di sofferenza psicologica. Quando un genitore si trova di fronte a tali manifestazioni spesso si sente in un tunnel: vede che il piccolo sta male ma non riesce a individuare i reali motivi che si nascondono dietro il disagio e la sofferenza del proprio figlio.

Se riusciamo a capire che un bambino si arrabbia perché sta soffrendo per qualcosa che impedisce il suo naturale processo evolutivo, è più facile anche per noi adulti cercare dentro di noi delle strade diverse per aiutarlo a sciogliere i suoi nodi.

Attraverso l’uso di favole, che prendono spunto da storie reali, questo libro offre alcuni suggerimenti per aiutare gli adulti a comprendere meglio le rabbie infantili.” 

 

autore: Alba Marcoli

editore: Mondadori (collana Oscar saggi)

Il giardino dei giochi dimenticati

"Giocare non è solo giocare: è cercare (quello che serve per realizzare un'idea), è immaginare (qualcosa che nessuno ha mai fatto), è costruire (un oggetto che sarà per noi indimenticabile)".
In questo manuale i due autori restituiscono a genitori smemorati e a bambini curiosi i giochi che i padri e i nonni facevano per strada e nei cortili: giochi contadini, giochi rari, giochi storici, giochi dimenticati e soprattutto insegnano loro a costruirli con divertenti e dettagliate illustrazioni.

In realtà oltre a essere un libro per bambini è un libro per i loro genitori e per chi continua a essere un po' bambino; raccoglie infatti un patrimonio culturale che ci tramandiamo, e che ricordiamo con nostalgia. I giochi descritti hanno due ingredienti fondamentali: i costi bassissimi di realizzazione e la fantasia. Per dirla con le parole dell'autore: "un bambino rimane piccolo per poco tempo, poi ha tutta la vita per ricordare chi ha passato del tempo a giocare con lui".

Giorgio F. Reali è il fondatore dell'Accademia del gioco dimenticato.

La prefazione è di Stefano Bartezzaghi.

autore: Giorgio F. Reali, Niccolò Barbiero

editore: Salani