Giochi-amo

Giocare... Un verbo che piace perché dona leggerezza; con il suo dinamismo, la sua "vitalità", ci riconduce al tempo dell'infanzia, sempre presente, come seme dentro di noi. 
Vediamo i nostri figli giocare e rimaniamo rapiti da quello spazio "potenziale e possibile" in cui il qui e ora, fanno da padroni. Il tempo si ferma e si dilata.

In tenera età, nella fase senso-motoria, il gioco si manifesta attraverso la sperimentazione del corpo e dei cinque sensi; a seguire il bambino passa attraverso il gioco simbolico del "far finta" che consente di mettere in campo aspetti di sé, di fantasia e di autonomia, creatività attraverso un dialogo con desideri e bisogni profondi che lo rendono autonomo dalla madre. Alla fine, il gioco diventa palestra di confronto del piccolo con il mondo, nella consapevolezza che non si è soli, esistono le regole e le relazioni con gli altri: ecco allora che il gioco si arricchisce di una dimensione sociale. 

Il gioco aiuta ad alleggerire il cuore e la mente, diventando un atto vitale e, soprattutto, un efficace atto educativo.
In ogni fase di vita, il gioco apre nuove visuali, nuove possibilità' esplorative del sé che cresce. Perché nella leggerezza esiste la possibilità di rinnovarsi e di sperimentare parti che non si conoscono, senza paura .

Mi piace pensare che "giocare" non sia solo un verbo utilizzato dai più piccoli ma anche dagli adulti. Credo questo sia il grande segreto del saper "essere sempre bambini' che aiuta il "grande" ad avvicinarsi al " piccolo" con semplici dialoghi possibili, in cui l'istintività' e l'immediatezza, rendono fluida la relazione.
Nel gioco, da solo e con gli altri, il bambino cresce e sviluppa le sue capacità sensoriali, motorie, affettive, sociali , intellettive e morali.
Fuori di sé, nello "spazio gioco", trovano forma pezzetti di un quadro che è interiore: paure, idee strane, mostri, rabbia, tristezza, gioia, etc diventano protagonisti esterni e gestibili perché visibili, non un vulcanico magma interiore, poco chiaro.

Il bambino, mentre gioca, manifesta il suo mondo interiore che, magari, non può, non sa, esprimere verbalmente in modo diverso.
Abbiamo mai osservato i bambini giocare? 
I maschietti giocano alla guerra, a uccidere, a sconfiggere o ad essere sconfitti. Perdere e vincere, essere forti e deboli, senza che questo possa far del male a nessuno. La rabbia la sperimentano nel gioco senza sentirsi colpevoli, la fragilità senza sentirsi distruggere.
Le femminucce diventano le mamme e le mogli: si arrabbiano con le mamme, giocano ad avere un figlio e lo rimproverano, litigano con il marito, fanno la spesa e cucinano, diventano modelle e vestono le bambole, etc. 

Tutto questo, rappresenta la "palestra" dei giochi di finzione che parlano in silenzio e fanno superare degli scogli interiori con modi metaforici e simbolici. 
Alla fine, però, poi, il gioco "unisce" maschi e femmine e si può giocare allo stesso modo! Sono insieme maschi e femmine, grandi e piccini, vinti e vincitori…e si cammina "eguali" nel piacere di stare insieme, di condividere le emozioni che diventano, in tal modo, sentimenti.

In questi tempi moderni, è apparso un nuovo modo di Giocare: quello dei videogiochi, passione di molti. I bambini me ne parlano con entusiasmo ma restano solitari in questo utilizzo del divertimento. Essi rimangono soli, con il loro stato emotivo che non è condiviso ed aumenta, molto spesso, le risposte aggressive. Ecco, allora, che mi appello spesso ai genitori, alla loro capacità di "esserci' nella relazione con i figli, senza delegare ad altri la responsabilità di divertire e divertirsi! Senza affidarmi a pensieri scontati quali: "un tempo tutto era più lento e possibile, c'era più verde…. Per questo si giocava meglio " io mi chiedo, in questo tempo in mutamento, cosa possono fare i genitori per donare risposte più' giocosamente efficaci?

1) Cercano di ricavare tra molti impegni quotidiani, lo 'spazio' per giocare, per rispolverare, magari, una passione che hanno dimenticato nel cassetto. Grandi loro e piccolo il figlio, ma uniti, da una medesima passione o, comunque, dall'entusiasmo per qualcosa di divertente.

2) Favoriscono incontri sociali e condivisioni che aprono lo sguardo e il cuore, con fiducia. Crescere è andare verso, non restare con!

3) Cercano di far sperimentare a loro figlio la bellezza della natura, dello spazio aperto, della Vita e delle sue manifestazioni semplici. 

4) Attraverso il gioco il figlio entra in contatto con la forza e la fragilità di "essere piccolo" e i genitori la favoriscono con attenzione e rispetto senza proiezioni o aspettative. 

5) I genitori entrano "piano piano" in sintonia/dialogo con la loro parte più divertente, libera, giocosa, bambina , lasciando andare, per un po', la paura di farlo! 

6) Si donano anche la possibilità , insieme, di annoiarsi, di restare in silenzio, di scoprire che anche la "non attività" può essere un gioco….che apre nuovi sguardi interiori ed esteriori.

7) Offrono a un figlio stimoli e strumenti semplici con cui è comunque piacevole inventare e inventarsi.... e alla fine, credo si possa dire: 
Genitori e figlio imparano a giocare con Amore con la vita e con se stessi, e cosi la Vita giocherà con loro. 

Quindi….Giochi-amo!

Un testo interessante a riguardo, molto recente, è:
"Giochi e attività nel bosco e in città. Idee per divertirsi e imparare nella scuola dell'infanzia" - Ursula Bezdek, Petra Bezdek, Monika Bezdek, Edizioni Erickson, 2013.

Tra gli studiosi che hanno riflettuto e teorizzato sull'attività ludica a cui si rimanda per approfondimenti da Platone a Piaget e Freud, Claparède (1920), Chateau (1950), Bertin (1955) e tanti altri, mi piace ricordare perché le sento interessanti, le riflessioni di Caillois (1958) che ha collocato i vari tipi di gioco in quattro parametri:
AGON (competizione o lotta sia sportive o mentali )
ALEA (sorte o fortuna dove il fattore principale è la fortuna) 
MIMICRY ( simulazione o finzione dove si diventa altro)
ILLIX (Turbamento o vertigine, in cui si gioca a provocare noi stessi)

Il gioco inoltre viene dall'autore considerata una attività:
- Libera: il giocatore non può essere obbligato a partecipare;
- Separata: entro limiti di spazio e di tempo;
- Incerta: lo svolgimento e il risultato non possono essere decisi a priori;
- Improduttiva: non crea né beni, né ricchezze, né altri elementi di novità;
- Regolata: con regole che sospendono le leggi ordinarie;
- Fittizia: consapevole della sua irrealtà.

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