Orizzonti di senso

Tema: accettare che i nostri figli possano avere orizzonti diversi da quelli che abbiamo immaginato per loro.

Attività: le finestre della vita

Età: attività per gli adulti. Proponibile a figli adolescenti e preadolescenti.

Opera: Le Bec du Hoc. Grandcamp, olio su tela 64.8 X 81.6 cm, The National Gallery Londra

Autore: George Seurat

Oggi vi voglio proporre quest'opera di George Seurat.

Forse il nome di Seurat non vi dice molto, ma chi non conosce i puntinisti? Il puntinismo è una delle correnti nella storia dell'arte più utilizzata in assoluto nelle scuole primarie (niente di più facile - e tristemente banale - che far punteggiare i bambini con i pennarelli!), ma per fortuna non si riduce soltanto a questo.

I Puntinisti, precursori dei pixel (l'immagine sembra quasi un po' sfocata, sgranata al nostro occhio abituato alle immagini digitali), progettavano e costruivano le immagini a partire da "punti", piccole pennellate punteggiate, ap-punto, che accostate una all'altra creano effetti cromatici particolari.
In questo caso però ciò che mi ha ispirato dell'opera non è la tecnica utilizzata, né la corrente artistica a cui fa riferimento, ma bensì il soggetto, l'immagine in sé.

Una scogliera che si staglia a picco sul mare, rivolta all'orizzonte.

Viviamo tutti sotto lo stesso cielo, ma non tutti abbiamo gli stessi orizzonti.

Queste le parole scritte su un biglietto d'auguri che ho ricevuto una volta e che mi sono venute in mente immediatamente guardando la scogliera di Seurat.

Vorrei trasporre questo concetto dei diversi orizzonti di vita nell'ambito del nostro ruolo genitoriale ed invitarvi a riflettere su quelle che sono le vostre aspettative circa il futuro dei vostri figli.

Come vedete la loro vita futura? Cosa vi aspettate che facciano e quale la direzione (l'orizzonte) che vorreste per loro?

Visualizzate questa idea e traducetela in un'immagine concreta.

Disegnate su un foglio A4 la cornice di una finestra, con tutti i particolari del caso (maniglia, infissi, tendine...), lasciando però la maggior parte dello spazio del "vetro" libero. Ora disegnate in quello spazio quello che ADESSO vedete dei vostri figli. Disegnate un paesaggio reale, quello che potreste davvero vedere da una finestra (uno scorcio di giardino o un cortiletto, parte della strada di fronte a casa vostra o del vialetto che porta al cancello...) ed arricchitelo con particolari che abbiano una qualche relazione con i vostri figli (ad esempio, se vostro figlio è appassionato di lettura potreste disegnare una pila di libri vicino alla porta del capanno degli attrezzi; se ama il tennis una racchetta vicino al cancello...).

Disegnate esattamente la stessa cornince-finestra altre due volte, ricreando ogni volta lo stesso tipo di paesaggio ma senza i particolari legati alle passioni e caratteristiche attuali dei vostri figli.

Nella seconda finestra aggungete ora dei dettagli che desiderereste facessero parte della vita futura dei vostri figli una volta adulti (oggetti legati all'occupazione che vorreste che potessero svolgere, giocattoli sparsi in giro se pensate possano creare una famiglia loro con dei bambini, oggetti legati a passioni e hobby che vi piacerebbe coltivassero - o continuassero a coltivare - una volta adulti).

Il passaggio dal secondo al terzo foglio è complesso, ma confido nel vostro impegno... La terza finestra sarà identica alle precedenti, ma questa volta dovrete inserire nel paesaggio dettagli ed oggetti legati a passioni, interessi, ruoli ed attività che pensate facciano parte delle aspettative dei vostri figli per la loro vita futura.

Per chiarire: se la fissa del momento di vostro figlio è quella di diventare una famosa rock star, dalla finestra si vedrà una chitarra elettrica appoggiata alla staccionata.

Ritengo che questo non sia un compito facile perchè è un processo mentale che richiede un grande distacco e la capacità di discernere quella che è la nostra visione delle cose e quello che invece sono le aspettative ed i desideri dei nostri figli. Magari non metteremo i bastoni tra le ruote a nostro figlio nei suoi tentativi di fare la rock star, ma considerandola una passione passeggera e poco realizzabile poniamo già una sorta di filtro mentale tra le nostre aspettative e quelle dei nostri figli.

Interessante sarà andare ad osservare, alla fine dell'esercizio creativo, i tre disegni contemporaneamente e vedere quali sono le coincidenze e quali le differenze. La cosa che falsa un po' i risultati è il fatto che avendo letto questo articolo sapete già l'obiettivo finale e quindi ne sarete influenzati a priori, cercando di controllare pregiudizi ed evitare profonde discrepanze tra i diversi "panorami".

Ora fate la stessa cosa, ma pensando a voi come figli, alla vostra esperienza passata. C'è sempre stata coincidanza tra le vostre ambizioni e progetti per il futuro e quanto invece desiderato ed atteso dai vostri genitori? In che cosa i due orizzonti divergevano?

La prima finestra mostrerà tutti i dettagli legati a quanto avete desiderato e sognato di fare e diventare da adulti. La seconda quello che i vostri genitori desidervano e si aspettavano da voi e per il vostro futuro. La terza mostrerà quello che realmente siete, vi è successo e state vivendo.
Coincidenze? Profonde discrepanze? Inaspettate scoperte?

Potete anche fare questo gioco insieme ai vostri figli (preadolescenti o adolescenti): divertitevi a disegnare insieme i dettagli nell'ambiente della prima finestra. Poi parlate del futuro e invitate vostro figlio a disegnare quello che lui (o lei) vede dalla finestra della sua vita da grande, mentre voi ne disegnate la vostra versione. Sarà interessante confrontare poi le due creazioni! Sarà sicuramente l'occasione per iniziare a rifltettere un po' più in profondità su questo aspetto della relazione con i nostri figli.

Consigli di approfondimento

Questa volta voglio cosigliarvi di guardare qualche bel film. Vi propongo tre film molto diversi tra loro, ma tutti accomunati da un particolare: la mancata coincidenza di aspettative tra genitori e figli (e per caso in tutti e tre questo concetto si delinea in modo particolare nel rapporto padre-figlio):

  • Billy Elliot (diretto da Stephen Daldry, 2000)
  • Il Cammino per Santiago (diretto da Emilio Estevez, con Martin Sheen, 2010)
  • Into the Wild (diretto da Sean Penn, 2007)

Preparate i fazzoletti, perchè in tutti e tre ci si commuove molto! E vedrete che, guardati da questa prospettiva, vi offriranno anch'essi interessanti spunti di riflessione.

Per l'attività creativa mi sono ispirata ad un libro che si intitola Belonging di Jeannie Baker, pubblicato da Walker London. Non credo sia facilmente reperibile in Italia, ma non ha testo, per cui se vi interessa potete recuperare l'originale inglese.

Pin It
Accedi per commentare

Oggi a scuola è arrivato un nuovo amico

"Parlano russo, indiano, swaili o spagnolo. Sono confusi ed intimoriti, a volte sono introversi e persi nel loro mondo, a volte sono inquieti ed irrequieti. Hanno sei anni e ne dimostrano quattro, emotivamente poi sembrano ancor più piccoli. A sette e otto anni non hanno idea di quel che sia una scuola, un libro... Sono i figli dell'adozione internazionale.

Nella loro vita ci sono due madri, due famiglie, possono avere un passato segnato da traumi, possono aver vissuto per anni in un istituto, possono aver viaggiato da un continente all'altro, hanno sempre viaggiato o da un prima ad un dopo, molto diversi tra loro, per avere una famiglia stabile e serena.

Arrivano in classe con le loro lingue, le loro culture, i tradimenti degli adulti, il loro aver trovato una famiglia attraverso l'adozione. Arrivano in classe con i nuovi genitori, genitori a volte stanchi, ansiosi, desiderosi di trovare nelle insegnanti delle alleate che li aiutino nei primi bellissimi e faticosissimi mesi di formazione di una nuova famiglia.

Raramente gli operatori della scuola conoscono le realtà, le storie dei bambini, le procedure, le vicissitudini burocratiche, le attese e le avventure dei genitori adottivi. A volte sembra che manchino i canali per parlarsi e che scuola e famiglia siano due mondi che non riescono a raggiungersi.

La scuola accogliendo in sé - attraverso i bambini - le moltissime istanze del sociale, può oggi farsi promotrice di una cultura della convivenza civi­le dove ogni differenza trovi modo di esprimersi per quanto ha di ricco, nuovo, stimolante per tutti noi. È per questo che desideriamo creare un'alleanza tra genitori e maestre, un'alleanza dentro cui i bambini cresceranno serenamente, i genitori si sentiranno sostenuti e le insegnanti vedranno riconosciute al meglio le proprie capacità."

autore: Anna Guerrieri, M. Linda Odorisio

editore: Armando Editore

Il giardino dei giochi dimenticati

"Giocare non è solo giocare: è cercare (quello che serve per realizzare un'idea), è immaginare (qualcosa che nessuno ha mai fatto), è costruire (un oggetto che sarà per noi indimenticabile)".
In questo manuale i due autori restituiscono a genitori smemorati e a bambini curiosi i giochi che i padri e i nonni facevano per strada e nei cortili: giochi contadini, giochi rari, giochi storici, giochi dimenticati e soprattutto insegnano loro a costruirli con divertenti e dettagliate illustrazioni.

In realtà oltre a essere un libro per bambini è un libro per i loro genitori e per chi continua a essere un po' bambino; raccoglie infatti un patrimonio culturale che ci tramandiamo, e che ricordiamo con nostalgia. I giochi descritti hanno due ingredienti fondamentali: i costi bassissimi di realizzazione e la fantasia. Per dirla con le parole dell'autore: "un bambino rimane piccolo per poco tempo, poi ha tutta la vita per ricordare chi ha passato del tempo a giocare con lui".

Giorgio F. Reali è il fondatore dell'Accademia del gioco dimenticato.

La prefazione è di Stefano Bartezzaghi.

autore: Giorgio F. Reali, Niccolò Barbiero

editore: Salani

”Vorrei scappare in un deserto e gridare…”

Questo libro svolge brillantemente l'importante compito di far conoscere ad un pubblico "laico" un disturbo di cui i mass media parlano spesso, fornendo tuttavia, come accade non di rado, notizie in gran parte inesatte e talora decisamente errate. E’ scritto da un medico pediatra e da un ingegnere, ambedue genitori di bambini affetti da ADHD, quindi da persone che hanno avuto modo di conoscere il disturbo nelle più intime pieghe della sua quotidianità familiare.

Il primo autore, in quanto pediatra, ha arricchito questa conoscenza con le capacità di osservazione e di comprensione derivate dall'esercizio quotidiano della sua professione: una conoscenza partecipe, quale "l'esperto" estraneo non ha. Nello stesso tempo il linguaggio riesce a essere "laico", quindi con la massima comprensibilità per tutti, ma soprattutto per i genitori, cui specificamente si rivolge. A questi pregi si aggiunge la capacità espressiva degli autori, che rende piacevole la lettura.

Il libro dunque parte da esperienze vissute, che però sono state elaborate ed approfondite attraverso il confronto con gli "esperti" e soprattutto da un lodevole impegnativo studio dei dati scientifici esistenti, che vengono correttamente esposti e sono puntualmente aggiornati. Esso rappresenta anche un significativo documento sulle difficoltà in cui viene spesso a trovarsi un genitore di bambino con ADHD a causa delle disfunzioni organizzative e delle insufficienti conoscenze che si trovano anche tra i medici, ampiamente testimoniato da un buon numero di lettere di genitori, non poche delle quali devono far riflettere i medici e in particolare i neuropsichiatri su un certo tipo di errore che è stato a lungo commesso. Un errore che fa parte di uno stereotipo culturale derivante da vecchie teorie o da cattiva interpretazione delle stesse e che si basa sull'assunto "la colpa è sempre dei genitori"! Com'è successo per l'autismo (potremo mai calcolare il danno e la sofferenza che questa impostazione ha provocato nei genitori e di conseguenza nei figli?), ora continua, a volte, per l'ADHD.

Già da anni la letteratura scientifica ha contraddetto queste teorie relativamente all' autismo e all'ADHD, ma evidentemente non tutti si aggiornano. Ben lungi dal negare che tante problematiche del bambino dipendano dall'ambiente e soprattutto da quello familiare, ma bisogna saper distinguere e non imputare allo stato d'ansia riscontrabile nella madre, ad esempio, la causa della patologia del bambino. Questo suggerisce una insufficiente capacità di approfondire i meccanismi della relazione interpersonale e a volte appare un modo del terapeuta di scaricare ad altri le responsabilità: «La colpa è di voi genitori, curatevi voi altrimenti io non posso far nulla per il bambino!». Anche nei casi in cui vi è una responsabilità più o meno ampia dei genitori, l'atteggiamento del terapeuta deve essere diverso, non accusatorio ma, secondo il proprio ruolo, "terapeutico", cioè di indirizzo, di richiamo e di ricerca della collaborazione da parte del genitore.

Più o meno indirettamente il libro mette in luce anche un'altra carenza che a volte si riscontra in alcuni operatori neuropsichiatrici (non solo in Italia): l'insufficiente conoscenza di tecniche terapeutiche in senso lato. Essi sono preparati per un solo tipo di psicoterapia efficace per alcuni disturbi, mentre non hanno evidentemente conoscenza di altre tecniche di intervento terapeutico non farmacologico, efficaci per altri tipi di disturbo. Questo perché è necessaria una maggiore capacità del terapeuta di usare approcci diversi in rapporto a problematiche diverse. Il libro non manca da questo punto di vista di segnalare interventi semplici ma talora molto efficaci di guida ai genitori e agli insegnanti.

Un libro per laici, che sarà utile pure ai medici e agli altri operatori del settore, perché dà un panorama scientificamente corretto dell'ADHD e degli interventi da adottare in favore di coloro che ne soffrono e anche perché riporta, attraverso le lettere dei genitori, una istruttiva esperienza di casi clinici.

autore: Raffaele D'Errico, Enzo Aiello

illustratore: S. Deflorian

editore: AIFA