Cyberbullismo & C. Le insidie invisibili della rete

Bambini e ragazzi tendono ad avere – a naturale protezione degli impulsi di crescita, espansione, curiosità e apprendimento – una scarsa percezione dei pericoli in genere. In modo ancora maggiore questa percezione si affievolisce quando il potenziale pericolo da affrontare esiste 'solo' in un contesto virtuale, come il web e tutte le sue declinazioni (chat line, social network, forum, blog, ecc.)

Per questo motivo non è semplice trovare argomenti abbastanza convincenti per sollecitare il loro senso di allerta, quando si tratta di potenziali pericoli che vengono dai mezzi di comunicazione di rete. In un universo dove i confini tra realtà e finzione, tra verità e invenzione si intrecciano a volte in modo inquietante, dove ci si conosce tramite 'nickname' e ci si mostra attraverso un 'avatar' è difficile far arrivare ai giovanissimi il messaggio che l'illusione – ciò che sembra esistere solo attraverso lo schermo del pc o del telefonino – può trasformarsi, se sfugge di mano, ed in modo anche drammatico, in realtà, riuscendo nei peggiori dei casi a creare effetti che si ripercuotono a catena nella vita quotidiana.

Ho lavorato e lavoro da alcuni anni in uffici che si occupano, tra l'altro, anche di quella parte dei reati informatici che vengono attuati in danno di minori: cyberbullismo, stalking, pedopornografia, adescamento.

Fino ad alcuni anni fa i fascicoli iscritti per queste tipologie di illecito erano pochi e quasi tutti commessi da adulti. Col passare del tempo i casi sono moltiplicati in modo esponenziale e sempre più spesso hanno come autori, oltre che vittime, dei minorenni: entrambi, vittime ed autori, più o meno consapevoli di quello in cui si sono trovati coinvolti.

In molti casi tutto inizia per scherzo, per curiosità, per sfida: che male c'è se, nel conoscere qualcuno nel mondo virtuale, mi invento un nome diverso, un'altra età, un'altra personalità, magari quella che mi piacerebbe avere nella vita-di-tutti-i-giorni, ma sono troppo timida/o... un carattere più spregiudicato, vincente, capace di osare di più... faccio finta di essere una bomba sexy, uno o una che non ha paura di niente e nessuno, fingo di avere già avuto tante esperienze, di avere tante relazioni con chi voglio quando voglio, in fondo nel mondo virtuale chi se ne accorge se imbroglio un po'? Non è proprio come dire una bugia, no?

Poi questi personaggi che si mettono in scena per gioco, per vincere qualche frustrazione, per divertirsi un po', per sentirsi più grandi, senza accorgersene prendono la mano.

Se ho fatto finta - e con soddisfazione - di essere una persona fatale e disinibita, ora che lui o lei mi chiede di spogliarmi davanti alla web-cam come faccio a dire di no? Per un paio di volte trovo delle buone scuse, ma poi lui o lei insiste e a me spiace rinunciare al mio personaggio, fare una brutta figura. In fondo se mi spoglio in camera mia è normale, non c'è nessuno,la telecamera accesa è una percezione solo vaga della presenza reale dell'altro. Ma chi c'è davvero dall'altra parte della telecamera? È un coetaneo o qualcuno che si finge tale, usando numeri che indicano falsi anni di nascita nei nickname? Nelle ipotesi meno inquietanti, quelle in cui gli interlocutori sono davvero dei coetanei, basta comunque poco perchè il gioco abbia conseguenze dolorose. Una lite, una scommessa, uno scherzo, ed il filmato girato nella privacy della propria camera viene registrato e poi spedito a qualche amico. Da questo momento in poi la diffusione è virulenta e improvvisamente a scuola i compagni cominciano a ridere ed additare, gli sciocchi a far girare commenti e anche insulti sui social network, qualche amico si dilegua per imbarazzo o su suggerimento dei genitori... ed il gioco si è trasformato in un incubo.

Quello sopra è solo uno degli esempi più diffusi, poi esistono tante varianti.

Invece dell'ambito intimo-sessuale a volte lo scherzo si incentra piuttosto sulle tematiche della forza/impavidità e delle dinamiche di accettazione da parte del 'branco'. Allora si cede ad una sfida, anche se sono cose che non si vorrebbero fare, magari si prende di mira il più debole del gruppo, quale vittima migliore di un 'portatore di diversità', a qualunque livello: lo/la si prende in giro tutti insieme, si chiede di consegnare le merende, si pretendono soldi o il cellulare... anche in questo caso spesso vengono fatti dei filmati degli scherzi, per riderne tutti insieme ed il filmato si diffonde su circuiti come YouTube, arrivano derisioni, ingiurie o minacce su Facebook... e la vittima – che a volta assurdamente non racconta a nessuno per lungo tempo quello che sta vivendo, perchè, in fondo in fondo, è pur sempre un modo per essere notato ed entrare a far parte del 'gruppo', arriva poi a un punto in cui vorrebbe scomparire dal mondo reale.

Non è facile pensare a strategie per evitare che bambini e ragazzi si trovino ad affrontare una di queste esperienze. Come per quasi tutto ciò che li riguarda, credo che una delle migliori prevenzioni contro questi fenomeni sia la capacità di instaurare con loro un dialogo quanto più possibile sincero e fornire loro – senza fare del terrorismo – informazioni chiare e dirette circa i rischi insiti in alcuni comportamenti che si stanno diffondendo tra i più giovani.

Una delle cose più importanti da trasmettere è – secondo la mia esperienza – l'importanza di non accettare mai un 'incontro al buio' con un interlocutore o interlocutrice virtuale, senza avvisare qualcuno di questa intenzione. Se un incontro è inevitabile (per incontenibile curiosità), che sia in un luogo pubblico, frequentato, possibilmente in presenza un amico o amica, ricordando di lasciare tutte le indicazioni che si hanno sulla persona che si va ad incontrare (nickname, email, telefono). Dietro il più affascinante dei corteggiatori spesso si è rivelato esserci una persona di sesso ed età diversi da quelli dichiarati, o più persone che si sono presentate in gruppo all'appuntamento, attendendosi che venissero mantenute – anche a costo di ottenerle con la forza - quelle promesse di disponibilità che le conversazioni virtuali avevano lasciato supporre.

A volte, quando per motivi di lavoro mi è capitato di dover raccogliere dichiarazioni di insegnanti, mi sono stupita del fatto che si lamentassero che i genitori spesso pretendono che i figli – anche già dalle elementari – abbiano sempre con se – e sempre accesi – i telefoni cellulari, per poter essere comunque reperibili.

A parte che è ovvio immaginare quale fonte di distrazione possano costituire (e che motivo di frustrata impotenza per gli insegnanti), moltissimi casi di cyberbullismo & c. hanno avuto la loro origine proprio nell'orario scolastico, laddove la vigilanza dell'adulto è limitata sia dal numero dei minori da seguire sia dall'obbligo di rispetto di contenuti privati (la prof. può dirmi di non usare il telefonino, ma non può pretendere di leggere il contenuto delle mie conversazioni sms o email o chat).

Forse una scuola – e non solo - in cui i cellulari vengano spenti fa meglio sperare sia per l'attenzione rivolta all'insegnamento che per quella investita nelle relazioni personali "in carne-ed-ossa", in assenza delle quali il mondo virtuale ha la possibilità di dilagare e travolgere.

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