Avere paura e restare nella paura.

Essere educati alla vita è come trovarsi in mare.

Per farlo, è indispensabile avere costantemente nel cuore la barca delle certezze acquisite attraverso l'esperienza, ma lasciarsi guidare con fiducia dal mare, verso una nuova terra, tensione utile, con il calore di un medesimo sole, eguale per tutti.

Ogni uomo è in costante contatto con atti educativi che gli appartengono: e-ducere (derivante dall'unione di ?- "da, fuori da" e d?c?re "condurre") se stesso fuori dalle secche di abitudini cristallizzate che non lo fanno evolvere diventa l'impegno cui è chiamato per una intera vita.

Essere educato dagli eventi, dalle persone, dalle situazioni è una opportunità per sé ricca, tale che ogni essere umano ne esce rinfrancato con uno zaino personale carico ma non pesante, pronto per essere condiviso con gli altri o con i figli se siamo genitori.

 

Ogni incontro con la vita, con il nuovo che arriva, ci pone di fronte a dei cambiamenti indispensabili per crescere, e fa sì che, ciò che di potenziale alberga in noi, si manifesti.

La paura ci è utile compagna se siamo in grado di trasmutarla in qualcosa di nuovo e di utile per noi.
Questo è il vero processo alchemico che rende oro ciò che non lo è. questa è l'unica magia che ogni uomo può attuare diventando mago del proprio vivere.
Se però la paura ci paralizza e non ci fa muovere, mutare con tempi che sono sempre individuali, allora restiamo nella paura, all'ombra di noi stessi.
Esso è già "un morire".
Il nostro compito qui è vivere.
Vivere è mutare.

Ce lo racconta la natura con i suoi cicli di trasformazione.
Il suo racconto c' è caro, dolce melodia che attenua la paura, quell'unica grande paura che nell'uomo è perdere ciò che di certo ha: l'attaccamento.

Se ci fosse dato di parlare con la foglia dell'albero che cade d'autunno, essa ci racconterebbe che nulla muore e tutto si trasforma; comprenderemmo cosi, che mutare ci è utile, e porta in sé la scoperta gioiosa di ciò che di nuovo ci attende oltre, che già in potenziale ci appartiene in forma embrionale.

Un raccontare di fiaba può aiutare in questo disvelamento, perché si sa che le fiabe parlano per metafore e giungono anche in terreni duri, come quelli degli adulti, e li ammorbidiscono con preziosa cura. Buona lettura!

Piccola gemma di giardino nel cuore.

C'era una volta, un fiore a lato della strada.
Era proprio a lato... Così era nato.
Così lui si sentiva tranquillo... Evitando ogni rischio.
L'acqua che gli venne quel giorno, in visita gradita, gli raccontò quanto era vitale scivolare con la vita nella fiducia della corrente.
Fu cosi che, in un momento di follia, decise di correre un rischio.
Il rischio di attraversare la strada.
"Solo la pazzia permette di lasciare le certezze sicure" pensò.
Non aveva formulato questa idea che, presto, la paura iniziò a dialogare con lui.
Qualcuno poteva investirlo e spazzare via di colpo la sua bellezza.
O lui poteva restare lì in mezzo alla polvere in solitudine.
Oppure tutti gli altri fiori sarebbero stati capaci girare le spalle ai suoi colori giudicando il suo agire sconsiderato.
E se magari avrebbe perso la tranquilla sicurezza dell'abitudine di stare a lato?
Sarebbe impazzito?
Avrebbe lasciato quell'unico fiore compagno di stesso prato ma più di lui timoroso e incapace di lasciare la sicura certezza del ciglio della strada?
Ci pensò, e ascoltando solo il suo cuore, senti che quell'attraversamento era vitale.
Provò a crederci con la forza dell'unica "responsabilità" possibile: quella di portare nel cuore la colpa di fare qualcosa che era vietato ai più!
La responsabilità era sua... Tutta sua.
Suo anche tutto ciò che sarebbe accaduto a seguire.
Giusto?
Sbagliato?
Chi lo può dire?
"Essere ciò che si è, è l'unico dovere di una vita" gli aveva detto la saggia civetta in una notte di luna piena.
Il fiore però da sempre, pianificando ogni giornata, ogni azione, si diceva che non era possibile cambiare, chiamando a prestito mille scuse.
Le scuse reggevano sempre. La colla della paura le rendeva solide.
Ora, però, per magico motivo, le argomentazioni non lo convincevano più.
E guardando il ciglio opposto della strada, sentì che restare dove era sarebbe stato morire.
Andare al di là era vivere, conoscere ciò che di nuovo in lui chiedeva di essere visto.
Ora Era da solo li.... Solo sul ciglio.
Senza argomentazioni. Forte e fragile nella sua solitudine.
Scoprì che la solitudine gli era amica in quel momento delicato.
Questo sentire lo spinse oltre.
Ce la fece, e il vento lo aiutò.
Un rivolo dolce e caldo d'aria lo accarezzò. Dall'altra parte trovò un giardino ad attenderlo. Era quello che aveva nel cuore e che la paura gli aveva tolto. Tutto era lì nel suo cuore.
Da sempre.
Ricco giardino, pronto a essere rivelato.
Solo così vide davvero il colore intenso degli altri fiori: prima li aveva chiamati a sé solo per nascondersi dietro alla loro ombra per paura del Sole che è vita qui; ma per nutrirsi dei suoi raggi caldi, si deve essere soli!
Sorrise.
Salutò con la mano il fiore compagno del suo, al di là.
Sarebbe rimasto nel suo cuore.
Ognuno resta dove manifesta pienamente di Essere.... ciò che è!!

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”Vorrei scappare in un deserto e gridare…”

Questo libro svolge brillantemente l'importante compito di far conoscere ad un pubblico "laico" un disturbo di cui i mass media parlano spesso, fornendo tuttavia, come accade non di rado, notizie in gran parte inesatte e talora decisamente errate. E’ scritto da un medico pediatra e da un ingegnere, ambedue genitori di bambini affetti da ADHD, quindi da persone che hanno avuto modo di conoscere il disturbo nelle più intime pieghe della sua quotidianità familiare.

Il primo autore, in quanto pediatra, ha arricchito questa conoscenza con le capacità di osservazione e di comprensione derivate dall'esercizio quotidiano della sua professione: una conoscenza partecipe, quale "l'esperto" estraneo non ha. Nello stesso tempo il linguaggio riesce a essere "laico", quindi con la massima comprensibilità per tutti, ma soprattutto per i genitori, cui specificamente si rivolge. A questi pregi si aggiunge la capacità espressiva degli autori, che rende piacevole la lettura.

Il libro dunque parte da esperienze vissute, che però sono state elaborate ed approfondite attraverso il confronto con gli "esperti" e soprattutto da un lodevole impegnativo studio dei dati scientifici esistenti, che vengono correttamente esposti e sono puntualmente aggiornati. Esso rappresenta anche un significativo documento sulle difficoltà in cui viene spesso a trovarsi un genitore di bambino con ADHD a causa delle disfunzioni organizzative e delle insufficienti conoscenze che si trovano anche tra i medici, ampiamente testimoniato da un buon numero di lettere di genitori, non poche delle quali devono far riflettere i medici e in particolare i neuropsichiatri su un certo tipo di errore che è stato a lungo commesso. Un errore che fa parte di uno stereotipo culturale derivante da vecchie teorie o da cattiva interpretazione delle stesse e che si basa sull'assunto "la colpa è sempre dei genitori"! Com'è successo per l'autismo (potremo mai calcolare il danno e la sofferenza che questa impostazione ha provocato nei genitori e di conseguenza nei figli?), ora continua, a volte, per l'ADHD.

Già da anni la letteratura scientifica ha contraddetto queste teorie relativamente all' autismo e all'ADHD, ma evidentemente non tutti si aggiornano. Ben lungi dal negare che tante problematiche del bambino dipendano dall'ambiente e soprattutto da quello familiare, ma bisogna saper distinguere e non imputare allo stato d'ansia riscontrabile nella madre, ad esempio, la causa della patologia del bambino. Questo suggerisce una insufficiente capacità di approfondire i meccanismi della relazione interpersonale e a volte appare un modo del terapeuta di scaricare ad altri le responsabilità: «La colpa è di voi genitori, curatevi voi altrimenti io non posso far nulla per il bambino!». Anche nei casi in cui vi è una responsabilità più o meno ampia dei genitori, l'atteggiamento del terapeuta deve essere diverso, non accusatorio ma, secondo il proprio ruolo, "terapeutico", cioè di indirizzo, di richiamo e di ricerca della collaborazione da parte del genitore.

Più o meno indirettamente il libro mette in luce anche un'altra carenza che a volte si riscontra in alcuni operatori neuropsichiatrici (non solo in Italia): l'insufficiente conoscenza di tecniche terapeutiche in senso lato. Essi sono preparati per un solo tipo di psicoterapia efficace per alcuni disturbi, mentre non hanno evidentemente conoscenza di altre tecniche di intervento terapeutico non farmacologico, efficaci per altri tipi di disturbo. Questo perché è necessaria una maggiore capacità del terapeuta di usare approcci diversi in rapporto a problematiche diverse. Il libro non manca da questo punto di vista di segnalare interventi semplici ma talora molto efficaci di guida ai genitori e agli insegnanti.

Un libro per laici, che sarà utile pure ai medici e agli altri operatori del settore, perché dà un panorama scientificamente corretto dell'ADHD e degli interventi da adottare in favore di coloro che ne soffrono e anche perché riporta, attraverso le lettere dei genitori, una istruttiva esperienza di casi clinici.

autore: Raffaele D'Errico, Enzo Aiello

illustratore: S. Deflorian

editore: AIFA

La città dei bambini

La rivoluzione proposta in questo libro è ripensare alle nostre città a partire dai bambini: una città fatta per i bambini è garanzia di una vita migliore per tutti.

Francesco Tonucci è un ricercatore del CNR che ha avviato con il comune di Fano il progetto "La città dei bambini".

Questo libro rivede tutte le priorità della vita di città, dove sono le macchine a farla da padrone. I bambini sono prigionieri delle case, non possono uscire a giocare da soli, non possono andare a scuola da soli. Non vivono la città, perché in realtà le città non sono più vivibili.

Ma considerando il punto di vista dei bambini, contemporaneamente si rispettano anche le altre categorie più deboli: gli anziani, i disabili. Una città pensata per i bambini è in realtà una città per tutti, e il libro ci mostra come e perché. La soluzione potrà sembrare utopica, forse, ma per l'autore è molto più utopico e folle procedere nel cammino senza futuro che le nostre città hanno imboccato. Quella dei bambini è un'utopia concreta, un'utopia sostenibile.

La prefazione è di Bobbio.
L'autore è anche disegnatore, con lo pseudonimo di FRATO.

autoreFrancesco Tonucci

editore: Laterza

La forza d'animo

Argomento del libro è la "resilienza", intesa come capacità di fronteggiare e ricostruire; tale capacità è in gran parte scritta nel nostro patrimonio genetico, ma può anche svilupparsi nel corso dell'esistenza, rafforzarsi o indebolirsi a seconda delle esperienze che si vivono, soprattutto negli anni infantili, nel proprio ambiente, a contatto con le proprie figure di attaccamento o in loro assenza. La formazione di un legame di attaccamento saldo nella prima infanzia è alla base della fiducia in se stessi e dell'autostima. 

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