Le cose preziose

Tema: le cose di valore nella vita

Attività: gioielli di frutta

Età: perfino dai 2-3 anni (con aiuto manuale di un adulto)

Opera: Ritratto di Adele Bloch Bauer I (Olio, argento ed oro su tela; 138X138 cm); Neue Galerie New York

Autore: Gustav Klimt

Vi siete mai interrogati su quali siano le cose preziose nella vita? Quali quelle davvero importanti?

Probabilmente sì.

 Non voglio scadere nella banalità e dire cose scontate, ma invitarvi davvero a riflettere sulle vostre priorità, sui vostri valori. Interrogatevi circa i messaggi, consapevoli ed inconsapevoli, che passate e condividete ogni giorno con i vostri figli.

Ci si interroga spesso sul nostro rapporto con la cosìdetta società di massa e il fenomeno del consumismo, ma non sono certa che ci sia sempre tempo e impegno nel volersi davvero fare delle domande a questo proposito e cercare delle risposte consapevoli.

Passiamo la vita a studiare o ad imparare cose che ci possano garantire un buon lavoro, con un buono stipendio, per avere soldi a sufficienza per comprare una bella casa e tante belle cose.

Viaggiare un po', fare delle belle vacanze, garantire ai nostri figli tutto il necessario (interessante concetto al tempo stesso ampio ed indefinito!) e poterci permettere qualche extra ogni volta che ci va.

Non siamo attaccati ai soldi, ma senza dubbio ne riconosciamo l'importanza per condurre una vita agiata e confortevole. Come tradurre tutto questo ai nostri figli? Come dimostrare che le cose preziose sono al di là di ogni valore monetario? Riscopriamo insieme i piccoli momenti di vita quotidiana, preziosi attimi di condivisione. Una risata, un gioco, la possibilità di passare del tempo insieme assaporando ogni momento.

Questa volta non mi sono ispirata ad un'opera per sviluppare una tematica, ma ho deciso di trattare questo argomento ed ho ricercato un'opera che facesse al caso mio e si offrisse come metafora del messaggio che voglio condividere.

Cercavo un'immagine che comunicasse l'idea di qualcosa di prezioso, nel senso tradizionale del termine. Klimt è apparso prepotentemente nei miei pensieri. Non è certo un mistero che la gran parte delle sue opere, o almeno le più conosciute, siano pervase da luccicanti sfondi dorati e preziosi motivi decorativi (che decorativi non sono poi tanto, ma acquistano una propria identità di significato ed una grande forza espressiva). Quello che forse è meno conosciuto della sua opera è che utilizzava vero oro ed argento nei suoi dipinti. Inoltre è interessante analizzare come l'opera di Klimt vada a collocarsi temporalmente in un periodo storico ed artistico molto particolare, in cui la ricerca del bello e della decorazione si traduce spesso in ossessione, mascherando però uno squallore esistenziale e tensioni socio-economico-culturali non indifferenti. Un tentativo di impreziosire una realtà che inconsciamente si sente perdere a poco a poco valore.

Direi che indubbiamente il lavoro di Klimt si presta bene a simboleggiare il mio discorso, no?

L'opera che ho scelto è 'Ritratto di Adele Bloch-Bauer I'. Pochi dettagli della donna (il viso, il décolleté, le mani e gli avambracci) emergono in modo innaturale da un mare dorato di forme decorative fluttuanti. Indossa un ampio, luccicante ed estremamente vistoso collier e braccialetti con incastonate colorate pietre preziose.
Come al solito vi invito a dare forma concreta alle riflessioni proposte, e questa volta vi propongo un'attività da fare con i vostri bambini, quasi banale nella sua semplicità, ma estremamente divertente. Creiamo dei gioielli speciali, fatti di ciò che per noi è importante e di maggior valore: tempo con i nostri bambini, divertimento ed anche qualcosa di un po´ goloso.

Vi servono degli acini d'uva (meglio se di due varietà e colori), dei mirtilli, un ago grosso da lana (ben pulito, o in alternativa uno stuzzicadenti), dello spago da cucina.

Il gioco ora è semplice: infilate lo spago nell'ago e fatelo poi passare nella frutta (con attenzione e delicatezza per non schiacciare i piccoli frutti e trasformare l'attività in una marmellata!), creando deliziose collane e braccialetti. Lasciate che i bambini si sperimentino in questo gioco di motricità fine ed esplorino le diverse possibilità di pattern e sequenze decorative. Uva e mirtilli si prestano magistralmente per la loro forma e consistenza, ma potete ovviamente ampliare la gamma di frutta a disposizione. Golosissime alternative (ma un pò meno sane!) sono anche caramelle gommose e marshmellows. Non serve comunque che mi dilunghi troppo in questo senso: vedrete che i vostri bambini sapranno suggerirvi una miriade di ulteriori sfiziose opzioni!

Come al solito cogliete l'occasione, durante l'attività, per parlare con i vostri figli e discutere insieme i valori della vostra famiglia, ciò che per loro è importante e prezioso. Avranno sicuramente molto da insegnare!

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I bambini nascono per essere felici. I diritti li aiutano a crescere

Il termine "diritto", sempre più presente nel nostro vocabolario comune, è alla base del nostro vivere, per questo è fondamentale che anche i più piccoli ne conoscano il significato, che siano consapevoli che in quanto bambini, hanno dei diritti propri, perché anche "da grandi" ne siano veri promotori.

Le parole di Vanna Cercenà e le immagini di Gloria Francella danno qui una reinterpretazione della "Convenzione sui Diritti dell'Infanzia approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, ratificata dall'Italia con legge del 27 maggio 1991 n. 176 depositata presso le Nazioni Unite il 5 settembre 1991".

Data la complessità del testo originale, gli articoli sono stati raggruppati in temi principali: da quelli a carattere più generale a quelli più specifici su identità, famiglia, partecipazione, educazione, protezione, salute, informazione, controllo dell'attuazione. Ognuno di questi argomenti viene sviluppato puntualmente con il riferimento agli articoli - spiegati con termini semplici e comprensibili – e una divertente e arguta filastrocca, di cui le immagini, coloratissime e ricche di particolari, sono il perfetto complemento visivo.

Come gli altri libri-gioco della collana Carte in Tavola, seguendo la numerazione delle schede, si affiancano le immagini fino a formare un'unica grande tavola illustrata: un grande albero su cui "sbocciano" le rappresentazioni dei 20 diritti riportati sul retro.

TEMI TRATTATI: diritto, famiglia, identità, multiculturalità, informazione, gioco, disabilità, salute, uguaglianza, pace, scuola, libertà, genitorialità, Stato.


Sorella del mio cuore

La vita di due bambine che diventano donne perdendosi e ritrovandosi fra le tradizioni dell'India e le sue contraddizioni. Nate e cresciute insieme si conoscono e si amano profondamente, condividendo gioie, dolori, speranze.

Ma fuori dai muri protettivi della loro famiglia le attendono i segreti del passato e le nebbie del futuro: i fantasmi dei loro padri, i fanatismi dei pregiudizi e dei riti sociali, la fatica quotidiana di una famiglia di sole donne per allevarle e mantenerle, lo spettro del matrimonio combinato e l'incanto del vero amore.

Un romanzo che ci avvicina al mondo affascinante dell'India, che ce ne fa scoprire la magia ma anche le profonde contraddizioni che lo caratterizzano.

La storia ha un seguito, nel libro "Il fiore del desiderio", che si svolge in America dove si perde la magia che caratterizza questo volume, le ragazze crescono e con loro la difficoltà e l'amarezza dei loro destini.

autore: Chitra Banerjee Divakaruni (traduzione Federica Oddera)

editore: Einaudi

Bianco su nero

Note di Copertina

Mosca, 20 settembre 1968. Nell'esclusiva clinica del Cremlino riservata alla nomenclatura sovietica nascono due gemelli: il primo muore quasi subito, il secondo, Rubén, si rivela affetto da paralisi cerebrale: le facoltà intellettuali sono intatte, ma non può muovere gli arti, salvo due dita.

Dopo poco più di un anno Rubén sarà separato dalla madre (che, figlia del segretario del Partito comunista spagnolo in esilio, è stata mandata dal padre in Russia a trascorrere un periodo di "rieducazione" e lì si è innamorata di uno studente venezuelano) e rinchiuso negli speciali orfanotrofi in cui vengono isolati, e sottratti allo sguardo, quelli come lui, considerati impresentabili da una società che esalta il mito dell'uomo nuovo e dichiara di muoversi verso un radioso futuro.

Solo all'inizio degli anni Novanta Rubén riuscirà a fuggire dal suo Gulag personale e, ritrovata la madre, comincerà a raccontare la sua storia, rivelandosi scrittore vero. Perché quello che colpisce in questo libro, e si imprime nella memoria del lettore, non è tanto la cronaca di un'infanzia e di un'adolescenza trascorse all'interno di un sistema feroce, dove in nome dell'ideologia si perpetrano vessazioni quotidiane, ma la voce che trasforma l'orrore in narrazione, e lo sguardo che questo stesso orrore trasforma in immagini a volte commoventi, altre volte grottesche, altre ancora di corrosiva comicità, ma sempre potentemente tratteggiate, come lo sono del resto tutti i personaggi che attraversano la vita di Ruben: la studentessa spagnola che balla per lui senza musica in una stanza d'ospedale; il cane randagio monco di una zampa che i bambini adottano; le inservienti e le insegnanti, potenti deità femminili raramente benevole e più spesso minacciose; il ragazzo Sasa che si trascina nella neve fino all'aula per rivendicare il suo diritto a studiare; e Sergej, il ragazzo senza gambe che si allena per mesi allo scopo di poter fare a pugni con uno che le gambe le ha tutt\'e due...

Sono un ritardato. Non è un nomignolo offensivo, è semplicemente un dato di fatto. Ho un livello intellettuale troppo basso per un'esistenza autonoma, per una forma pur elementare di sopravvivenza. So fin da piccolo che il ritardo mentale può essere compensato o non compensato. Il ritardo compensato è quello per cui si ha una carenza intellettuale che ti permette comunque di vivere nella società senza dover contare sull'aiuto altrui. L'esempio standard di ritardo compensato è solitamente quello di individui con disturbi mentali che, grazie agli sforzi di dottori e pedagoghi, riescono a imparare un mestiere, magari quello di imbianchino o portinaio. Quanto a me, i pedagoghi mi hanno insegnato a risolvere equazioni complesse, i dottori mi hanno diligentemente rimpinzato di medicine e ingessato con grande zelo, ma i loro sforzi sono risultati vani. A tutt'oggi non sono in grado di sollevare un pennello da imbianchino.

autore: Rubén Gallego (traduzione di Elena Gori Corti)

editore: Adelphi