Quando guardo mia figlia

Oggi quando guardo mia figlia, che ha due anni e mezzo, la confondo tra la folla dei coetanei.
Ma per molto tempo non è stato così.
La mia bimba è una ex prematura. 
È nata prima. Una prematurità abbastanza importante, anche se non estrema, che ha fatto sì che la sua nascita fosse diversa.

Diversa da come ogni mamma se la aspetta. Il tuo bimbo nasce, ma è come se non fosse nato. Non te lo posano sul petto, non hai una culletta vicino al tuo letto di ospedale. Non te lo attaccano al seno. 
Per giorni, settimane, a volte mesi, pendi dalle labbra dei medici che ti danno notizie su patologie di cui non sapevi l'esistenza e ti dipingono scenari futuri tutt'altro che rosei. 
Problemi respiratori, emorragie celebrali, retinopatia del prematuro, Enterocolite necrotizzante… e poi C-pap, gavage, e mille medicinali che aiutano questi piccoletti a rimanere attaccati alle vita. 

"Davvero posso toccarla?". "Si, ma non accarezzarla". La mano deve rimanere ferma a contenere. Il cervello deve ricevere meno stimoli possibili, non è ancora pronto. Degli angeli in camice bianco ti insegnano come toccare questi scriccioli. Sei diventata mamma, ma part-time. Ogni sera torni a casa senza il tuo bimbo. Se ne hai avuto la forza, ti tiri il latte come se fosse l'unica cosa che conta. Puoi fare solo quello. 
Intanto il tuo bimbo cresce.
La prima volta che prendi in braccio il tuo bimbo, barcamenandoti tra fili, sondini e supporti vari, ti sembra di sollevare una piuma. Non c'è peso. Non c'è sostanza. Poi un tratto si aprono due occhietti neri, enormi su un faccino che deve ancora crescere, e il miracolo si compie. 
L'ospedale diventa casa, le infermiere amiche, i medici facce familiari. 
Le mamme dei bimbi nelle altre incubatrici diventano sorelle, veramente sorelle, di cuore. Si gioisce per i traguardi, e si soffre per le sofferenze degli altri. Se un bimbo non ce la fa, il dolore è insopportabile e diventa il dolore di tutti. 
L'ospedale protegge e dà sicurezza.
Intanto il tuo bimbo cresce.
Il giorno delle dimissioni è il giorno della gioia e della paura. Portarti a casa un bimbo che non è nemmeno due chili, che fino ad una settimana prima mangiava ancora con un sondino e respirava aiutato dall'ossigeno, è una responsabilità enorme. E a casa sei sola. Se hai fortuna, hai un marito e dei nonni che però ancora non conoscono il nuovo arrivato. 
Poppate infinite, mille tipi di vitamine e integratori diversi, tutto va sterilizzato, i controlli per vedere se il tuo bimbo ci vede, ci sente, se la crescita fisica e psicomotoria va come dovrebbe. La frustrazione, perché c'è sempre qualcosa che non va, un esame da ripetere per l'esito incerto o perché la fisioterapia è frustrante e i risultati lenti ad arrivare. 
E intanto il tuo bimbo cresce.
Il confronto con i coetanei è spietato. I conoscenti, ma anche gli amici chiedono "cammina?" "No, non cammina"… Camminerà? Non camminerà? Solo il tempo può darti le risposte.
In assenza di patologia, la maggior parte dei bimbi prematuri recupera entro il terzo anno di vita in termini di crescita e di competenze. Non ci credevo, invece è andata così. La mia bambina è cresciuta e anche se non sa ancora saltare, ieri è salita sul triciclo e si è messa a pedalare. 

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La sottile linea scura

Lansdale Joe R. é un autore americano che spazia dal giallo al western, dall'horror al romanzo storico, dalla satira sociale al romanzo di formazione come 'La sottile linea scura'.

Ambientato nel Texas del 1958 è la storia del tredicenne Stanley, che lavora nel drive-in del padre e mette il naso in un segreto che doveva rimanere celato. In quell'estate avviene "la perdita dell'innocenza" di Stanley, il mondo per lui cambierà per sempre.

La 'sottile linea scura', che segna per lui la scoperta del male, del dolore e della morte insieme con l'esplosione del sesso e la consapevolezza del conflitto razziale, diventa il mezzo con cui l'autore ci fa immergere in quegli anni Cinquanta che sembrano così lontani.

Se avete letto con passione 'Il buio oltre la siepe' di Harper Lee questo è un libro che fa per voi.

Autore: Lansdale Joe R.

Editore: Einaudi

Il bambino arrabbiato. Favole per capire le rabbie infantili.

“Una rabbia infantile cela il più delle volte una situazione di conflitto e di sofferenza psicologica. Quando un genitore si trova di fronte a tali manifestazioni spesso si sente in un tunnel: vede che il piccolo sta male ma non riesce a individuare i reali motivi che si nascondono dietro il disagio e la sofferenza del proprio figlio.

Se riusciamo a capire che un bambino si arrabbia perché sta soffrendo per qualcosa che impedisce il suo naturale processo evolutivo, è più facile anche per noi adulti cercare dentro di noi delle strade diverse per aiutarlo a sciogliere i suoi nodi.

Attraverso l’uso di favole, che prendono spunto da storie reali, questo libro offre alcuni suggerimenti per aiutare gli adulti a comprendere meglio le rabbie infantili.” 

 

autore: Alba Marcoli

editore: Mondadori (collana Oscar saggi)

L’ora di lezione. Per un’erotica dell’insegnamento

Non sono più rami storti da raddrizzare e nemmeno vasi da riempire i nostri ragazzi che frequentano le scuole, siano esse primarie, secondarie o università . L’insegnante deve recuperare il ruolo che è indicato nella stessa etimologia  della parola “insegnare”, lasciare un segno, un’impronta importante nell’allievo, svincolandosi dal contenuto del sapere, per trasmettere l’amore per il sapere. 

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