I viaggi sono fatti di persone - la mia Romania

Recentemente mi è stato chiesta una serata per raccontare di uno dei miei viaggi, è una cosa che non ho mai fatto ma che mi piace e che ho accettato con piacere, ma "come racconto?" mi sono subito chiesta e ho chiesto. "Racconta le persone", mi è stato suggerito, "in fondo i Viaggi - e la maiuscola è voluta - sono fatti di incontri e persone". 

Già, i viaggi sono fatti di persone e di volti. La vita di un educatore (anzi di un educatore-girovago*) ancor più è fatta di volti e di istantanee del quotidiano che vivi al lavoro, nel tempo libero, per le strade.
Io di lavoro cerco di fare l'educatrice e la mia curiosità (unita forse a un pizzico di fortuna) mi ha portato a lavorare all'estero per alcuni periodi. Quando sei all'estero per un lungo tempo, e, appunto, ci sei per fare l'educatore, i volti acquistano senso perchè contribuiscono a costruire una percezione di "casa" molto lontano dalla tua casa. 

In particolare la mia Romania (paese che continuo ad amare profondamente!) è composta da volti.

Sono arrivata in Romania in un nebbioso e freddo giorno di gennaio, sola col mio capo progetto (quelli che sarebbero stati i miei colleghi di lavoro, diventati poi anche amici, compagni e sostegno essenziale nelle difficoltà, erano rimasti bloccati in italia da una nevicata), atterro stanca e disorientata a Bucarest poi autobus, treno e via verso Panciu, 8000 abitanti, 200km a est della capitale. La mia nuova casa e il mio nuovo lavoro, da educatrice, in un centro diurno che lavora con bambini, Rom e non solo, in situazione di disagio sociale. 

Erano le cinque di sabato pomeriggio e Panciu era talmente desolata e immobile da ricordarmi Macondo (chissà quali strane connessioni mi hanno fatto accostare un freddo e nebbioso paese rumeno con i diversissimi paesaggi descritti da Marquez...) e in questa "Macondo dell'est" ho incontrato Mihaela, il primo volto di questo viaggio: una bambina che frequentava il centro. Bella come il sole, dai tipici tratti rom e due occhi scuri bellissimi con qualche difficoltà di apprendimento chissà se dovuta all'ambiente o a che altro, con una teatralità ed espansività che me l'avrebbero fatta adorare e una famiglia fatta di disagi e di alcolismo che da molto tempo l'aveva lasciata ad occuparsi di se stessa. A 12 anni si attaccava ancora ai lembi d'infanzia che presto, prestissimo, non avrebbe più potuto permettersi. 
Non c'è adolescenza per le molte bambine come Mihaela: sei bambina per poco e poi sei subito adulta, donna, sposa, madre.

Tra i mille episodi ricordo gli scherzi: le piaceva fare finta di sentirsi male per vederci preoccupate (veramente o per finta) e poi ridere alle nostre spalle. Un giorno con una ragazza italiana di passaggio ha finto particolarmente bene, questa ragazza terrorizzata viene da noi, usciamo e troviamo Mihaela che ride piegata in due e dice "vedessi che faccia ha fatto! È sbiancata tutta!".

Sono tornata a Panciu quest'estate, dopo 4 anni. Ho trovato tante cose cambiate, tanti bimbi cresciuti e tanti adolescenti con cui lavoravamo sono diventati uomini, uomini belli dentro e fuori. 
Mihaela ha 16 anni e il futuro per lei è stato tutt'altro che generoso. Io lo sapevo, me lo avevano detto, ma incontrarla è stata una coltellata al cuore. Ci siamo incontrate per strada, lei si è avvicinata, mi ha salutata, ci siamo abbracciate io con grande trasporto lei con gli atteggiamenti un po' formali e distaccati di chi ha imparato sulla sua pelle che la vita ti prende a calci senza pietà, delle volte. Ci siamo guardate in faccia e dietro quel trucco e quegli atteggiamenti da donna io, in fondo, ho visto gli stessi occhi bellissimi che avevo incontrato quel pomeriggio e dentro a quegli occhi ho ritrovato la stessa bambina che rideva degli scherzi che ci faceva o che passava da un personaggio all'altro nelle improvvisazioni teatrali. Ho percepito che anche lei sa che c'è ancora questa bambina... E, probabilmente con un po' di presunzione, mi è parso di intravedere un po' di gratitudine per questo.
"In fondo è anche quello che gli permettiamo di vivere ora che conta", ci dicevamo sempre tra noi colleghi. Sì, perchè uno dei maggiori rimpianti e sensi di colpa era (ed è) la coscienza di non poterli salvare. La coscienza che se fosse nata in un altro contesto ce l'avrebbe fatta, Mihaela. Ce l'avrebbero fatta Carmen, Cassandra, Sara, Cristina, Fernando, Viorel. Tutti ce l'avrebbero fatta, o forse ce l'hanno fatta lo stesso, perché quando vedo questi bambini che "resistono" all'ambiente che hanno attorno, alle loro condizioni di vita, quando li vedo essere bambini normali che litigano per un gioco, quando li vedo sorridere, quando vedo Cristina e Sami che vanno a scuola, o Sara che, dopo 4 anni, dall'altra parte della strada mi riconosce e mi chiama come se ci fossimo lasciate ieri, per poi meravigliarsi delle mie lacrime di commozione, beh allora penso che sono più forti e rivoluzionari loro di molti adulti e che essere sopravvissuti è una vittoria non da poco. ...E così capisci che chi ha ricevuto di più sei tu.
E poi abbiamo, nel nostro piccolo, contribuito a lasciare in questi bambini che diventeranno adulti qualche ricordo felice, qualche seme di normalità e di fanciullezza. Forse non cambierà il loro destino, ma magari la loro vita un po' si, o forse no, forse saremo stati solo una parentesi, che comunque non è poco.


Per saperne di più


Sull'educatore girovago:


Ci sono diverse opportunità da poter facilmente cogliere per fare esperienza all'estero quasi gratuitamente, o a prezzi ragionevoli, in alcuni casi anche pagati.
In Europa il programma "ERASMUS+", evoluzione del vecchio programma "youth in action" promosso dalla comunità europea, offre una vasta gamma di possibilità, per i giovani (e anche per i "meno giovani" a volte) dai 13 anni in poi. Le possibilità vanno dalle esperienze brevi di scambi per i giovani e giovanissimi, o training per partecipanti più o meno qualificati, alle esperienze più lunghe come ad esempio il "Servizio Volontario Europeo, meglio conosciuto come EVS (o SVE) che consente a giovani dai 18 ai 30 anni un'esperienza lavorativa da qualche mese a un anno, in uno stato UE o in uno dei paesi partner limitrofi. Prevede viaggio aereo, vitto, alloggio e pocket money in proporzione al costo della vita del paese scelto. Ma questi sono solo esempi delle possibilità che possono essere colte in Europa.
Salvo specifica non sono richieste abilità professionali pregresse, mai per l'EVS comunque.
Spesso, anche se non sempre, la domanda per partecipare ai programmi deve essere fatta tramite un ente accreditato. Uno dei maggiori, ma non l'unico, è l'Eurodesk
http://www.eurodesk.it/, presente in tutta Europa e più o meno in tutta Italia.

Qualche link utile:

Database degli enti accreditati: http://europa.eu/youth/evs_database_en
(alla voce "Type of accreditation" selezionare "Sending")
Per ulteriori informazioni sull'Erasmus+: 
http://ec.europa.eu/programmes/erasmus-plus/index_en.htm 
http://eacea.ec.europa.eu/youth/index_en.php - vecchio sito del programma youth in action, scaduto a gennaio e rinnovato, contiene tutte le informazioni, in gran parte ancora valide
http://www.agenziagiovani.it/home.aspx - sito dell'agenzia nazionale italiana, referente della comunità europea per il programma
database di tirocini e scambi giovanili organizzati nell'ambito del programma:
https://www.salto-youth.net/tools/european-training-calendar/search/

Servizio Civile Internazionale

Un'altra interessante opportunità viene offerta dal Ministero dell'Interno ed è la possibilità di svolgere il Servizio Civile Internazionale, ovvero di svolgere il proprio anno di servizio civile all'estero. I paesi interessati vanno dall'Africa all'Europa, dal Sudamerica all'Asia, con progetti educativi, agrari, sanitari tra cui scegliere 

http://www.serviziocivile.gov.it/contenuti/Default.aspx?PageID=42

Può fare domanda chi ha un'età compresa fra i 18 e i 28 anni purché non abbia già svolto il servizio civile nazionale. Si può fare domanda per un solo bando, con un solo ente.
C'è da dire che i posti non sono molti e c'è una selezione, quindi una buona idea potrebbe essere quella di scegliere un progetto per il quale si è professionalmente preparati.

Un'ultima segnalazione, per chi volesse cercare lavoro all'estero, uno strumento utile (anche se non certo l'unico!) è il database dell' "EURES": 
https://ec.europa.eu/eures/home.jsp?lang=it

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Il mare in fondo al bosco

…quella era un città buia fitta di misteri, una città piccola perché un bambino come lui, Paolo, potesse esplorarla e scoprirci dei segreti…

Trovò in terra dei libri, li guardò uno dopo l’altro e a poco a poco riuscì a leggerli. Intanto si accorgeva che quello che stava leggendo riusciva a vederlo anche se non c’erano le figure. “Forse - pensò - sto diventando anch’io un bambino inventato. Sarebbe divertente!”
A un tratto aprì un libro e dalle pagine si alzò una foresta: era un libro animato, di quelli da cui, quando si sfogliano, si vedono saltar fuori castelli, boschi, velieri, talmente belli che sembrano veri. Gli venne voglia di provare a entrarefra quegli alberi. Quella foresta poi era una giungla, certo zeppa di belve, di serpenti di insetti velenosissimi.
Be’ paura o non pauraaveva una gran smania divederla quella giungla, l’idea di passare dal buio di una città pericolosa, al buio di una foresta tropicale, adesso, lo tentava troppo.
Sentì delle voci e un gran correre: lontano nelle strade dei tipi loschi.

Il romanzo è una fantasticheria in cui, con ritmo crescente, compaiono città insidiose, giungle popolate di belve, mari in burrasca, magie luminose, grovigli di strade misteriose. I protagonisti sono bambini, bande criminali, mercanti di schiavi, maghi e mostri orrendi, pirati e scimmie, folletti e coccodrilli.

Età di lettura consigliata: da 4 anni.

autore: Pinin Carpi

editore: Einaudi Ragazzi

E ora andiamo felici all’asilo?

Per la maggior parte dei bambini arriva a un certo punto il momento dell’ingresso alla scuola materna, luogo che riveste un ruolo fondamentale nel processo di crescita di ogni bambino.

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E l'eco rispose

L’eco è la propria voce che si ripete all’infinito. Qui si tratta di vite di uomini e donne che si intrecciano come le radici di un albero e che nel libro sembrano riflettersi come in uno specchio. All’inizio una sorella sarà strappata al proprio fratello in un piccolo paese dell’Afghanistan  e da questo dolore nasceranno le storie di tanti personaggi che dal passato arrivano al presente: quella di Sabur il padre, amato da due sorelle gemelle, la più bella Masuma e la meno bella Parawami, quella dello zio Nabi , fedele domestico della ricca, ma infelice coppia di Nali e Wahdati, quella di Idris e di Roshi, quella del medico volontario Marcos , di sua madre e della ragazza sfigurata, quella di un ragazzo e della sua disillusione nei confronti di un padre  e quella delle due Pari una figlia e l’altra sorella di Abdullah che alla fine del libro, ormai vecchio e malato di demenza, riuscirà a re-incontrare .

 

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