Nel vortice creativo

Tema: il movimento, dinamismo e progresso, ma anche ritmi frenetici della vita quotidiana

Attività: pittura vortice

Età: dai 2-3 anni, ma è un'attività spassosa perfino per gli adolescenti!

Opera: La città che sale, olio su tela, 200x290,5 cm, MOMA New York

Autore: Umberto Boccioni

Sveglia alle 7, vestirsi, colazione, rifare i letti e far partire la lavatrice, recuperare zaini, cartelle, borse e borsette. Scendere le scale, salire in macchina, allacciare cinture e seggiolini, lasciare il figlio grande alla fermata dell'autobus, lasciare la figlia mezzana davanti al cancello della scuola. Cercare parcheggio (ardua impresa) vicino al nido. Ovviamente inizia a piovere. Trovare parcheggio, parcheggiare, slacciare il piccolo, entrare al nido, accorgersi di aver lasciato la borsa in macchina, tornare indietro e ritornare dentro. Salutare il piccolo, risalire in macchina, dirigersi al lavoro. Se si è fortunati arrivare al lavoro, se non lo si è farsi mezz'ora di coda. Lavorare, pausa pranzo, passare in tintoria, tornare al lavoro. Finire la giornata lavorativa, recuperare il piccolo al nido, la mezzana a scuola e portarla in piscina. Passare a prendere il grande da un amico, tornare a casa, aspettare che il grande si cambi (intanto stendere) e portarlo agli allenamenti. Cucinare la cena mentre la mezzana ripete le tabelline e il piccolo batte ripetutamente un barattolo contro il frigorifero perché ha scoperto che gli piace quel suono. Cenare, lavare i piatti, preparare i bambini per la nanna, storia della buona notte, bacio, sprofondarsi sul divano. 
Ritmi frenetici della vita quotidiana... Spero che la vostra vita non sia così tutti i giorni! Ma sicuramente lo sarà almeno in alcuni giorni. 

 

Devo ammettere che mi è venuta l'ansia soltanto a scriverle queste cose, figuriamoci a viverle! A volte ci sentiamo proprio come dentro la centrifuga di una lavatrice! 

Eppure i ritmi frenetici, il movimento ed il dinamismo non sono sempre visti ed interpretati in maniera negativa. Nella storia dell'arte per esempio tutto ciò è stato celebrato ed estremamente valorizzato all'inizio del secolo scorso dai futuristi, che vedevano nella frenesia e nell'incessante movimento dinamico di macchine, persone e fenomeni qualcosa di estremamente importante e progressista. Il dinamismo era segno di sviluppo, crescita e progresso, immagine presente di un incalzante futuro glorioso.

È fondamentale per la nostra vita essere in grado di combinare le due prospettive ed arrivare ad un compromesso che stabilisca equilibrio. Cerchiamo di vedere la positività del nostro essere impegnati ed avvolti nei ritmi della quotidianità senza per questo dover esserne schiavi o stressarci troppo e sentirci risucchiati in un vortice di incalzanti scadenze e doveri.

Cerchiamo soprattutto di non far abituare (né tanto peggio assuefare!) i nostri bambini a questo tipo di ritmi. Essere impegnati non è un crimine, soprattutto se facciamo cose che ci piacciono ed appassionano. Di nuovo, l'essenziale è saper trovare il giusto equilibrio e vivere gli impegni con serenità. 
Cerchiamo di riservarci (e garantire anche ai nostri figli) del tempo solo per noi. Può essere anche soltanto una mezz'ora al giorno. Tempo dell'ozio e del rilassamento. A volte dai bambini può essere vissuto perfino come tempo della noia (questo dovrebbe però farvi pensare a quanto siano già abituati ad essere incanalati ed infilati nell'organizzazione strutturata di ogni momento della giornata), che è anche quello tempo positivo, stimolo per ascoltarsi e ricercare alternative personali e creative.

Al solito vi invito a dare forma a queste riflessioni attraverso un'attività divertente da condividere con i vostri figli, pretesto velato per affrontare insieme questa tematica.
Rivisitiamo in maniera personale ed alternativa il concetto principe della poetica futurista: il vortice dinamico che avvolge ogni cosa. Ci servono dei piattini di carta bianchi (si possono usare anche di plastica, ma il risultato è indubbiamente migliore con quelli di carta), dei colori a tempera ad acqua (quella semplice per bambini già pronta che si trova nei supermercati va benissimo), uno scola-insalata di quelli che girano (che si sporcherà parecchio e che sarebbe poi meglio non riutilizzare per il suo scopo tradizionale).

Assicuratevi che i piatti riescano ad infilarsi comodamente nel cestino interno dello scola insalata. In caso contrario ritagliateli della misura giusta. Una volta infilato il piatto, versateci sopra la tempera (che dovrà essere abbastanza liquida), abbondando pure e creando diverse combinazioni di colore. Chiudete lo scola insalata ed iniziate a far girare il tutto usando la manovella sul coperchio. Cercate di prendere subito velocità e poi lasciate andare la manovella di colpo. Sperimentate diversi movimenti e quando siete soddisfatti aprite lo scola insalata ed ammirate la vostra arte vortice! Togliete il piatto e lasciatelo asciugare. Infilatene un altro e continuate a sperimentare! Provate ad osservare se e come diversi movimenti, velocità e ritmi di rotazione creano effetti diversi.

I più piccoli ne saranno letteralmente elettrizzati, ma vi assicuro che anche il figlio adolescente, inizialmente scettico e canzonatorio, si unirà presto all'attività trovandola esilarante e fisicamente soddisfacente! 

Pin It
Accedi per commentare

E l'eco rispose

L’eco è la propria voce che si ripete all’infinito. Qui si tratta di vite di uomini e donne che si intrecciano come le radici di un albero e che nel libro sembrano riflettersi come in uno specchio. All’inizio una sorella sarà strappata al proprio fratello in un piccolo paese dell’Afghanistan  e da questo dolore nasceranno le storie di tanti personaggi che dal passato arrivano al presente: quella di Sabur il padre, amato da due sorelle gemelle, la più bella Masuma e la meno bella Parawami, quella dello zio Nabi , fedele domestico della ricca, ma infelice coppia di Nali e Wahdati, quella di Idris e di Roshi, quella del medico volontario Marcos , di sua madre e della ragazza sfigurata, quella di un ragazzo e della sua disillusione nei confronti di un padre  e quella delle due Pari una figlia e l’altra sorella di Abdullah che alla fine del libro, ormai vecchio e malato di demenza, riuscirà a re-incontrare .

 

Leggi tutto...

Il mago dei numeri

Un libro da leggere prima di addormentarsi, dedicato a chi ha paura della matematica.

Roberto è un bambino come tanti, che odia la matematica, soprattutto perché non la capisce e gli sembra noiosa. Ma una notte gli appare un mago che lo porta in un mondo affascinante e sconosciuto.

Pian piano Roberto prende familiarità con strumenti matematici che si rivelano divertenti e comincia ad apprezzare quel mondo matematico di cui prima aveva paura. Concetti matematici anche difficili spiegati ai bambini come delle favole.

La matematica è un mostro che fa un po' meno paura.

Per Enzensberger la matematica è un mondo immaginario che riserva continue sorprese ed è capace di colpirti con la sua genialità. Questo libro, scritto per una bambina di dieci anni ma destinato ai lettori di tutte le età, ne è la prova.

autore: Hans Magnus Enzensberger - Illustrazioni di Rotraut Susanne Berner

editore: Einaudi - collana Supercoralli

Tecnobarocco. Tecnologie inutili e altri disastri

Leggendo questo libro molti troveranno delle conferme a dei ragionamenti  che spesso sorgono spontanei di fronte a innovazioni tecnologiche che la gente ha subito come traumi e che invece di semplificare l’esistenza  l’hanno resa più complicata. La domanda è quasi sempre la stessa: “Ne abbiamo veramente bisogno?”  Cambiamo ogni due o tre anni sistemi operativi che non comportano necessariamente miglioramenti;  affrontiamo lunghissime telefonate presso enti e aziende, digitando vari codici di accesso col telefono a pulsanti, solo per ascoltare un’alberatura di messaggi vocali che rende impossibile il contatto con un operatore; immagazziniamo una mole immensa di immagini digitali di cui non ricordiamo più niente; compriamo il cellulare di ultima generazione quando per comunicare ci bastava la prima versione.  Mario Tozzi (geologo e noto conduttore di trasmissioni televisive di divulgazione scientifica) e molti altri della sua stessa generazione,  non “nativi digitali”,  hanno vissuto l’epoca in cui si andava in biblioteca a fare le ricerche scolastiche, si usava il telefono con il duplex, ci si muoveva con la mappa geografica, si giocava al biliardino e al flipper, ma soprattutto ci si spostava  con automobili dotate di quel magnifico e comodo aggeggio chiamato deflettore per il quale anche Francesco Guccini nel suo libro “Dizionario delle cose perdute” pensa di  fondare una Lega (Prodeflettore!).

 

Leggi tutto...