Per me niente ansia….grazie!

La notizia dell'arrivo di un figlio non è mai vissuta in maniera semplice. 
All'inizio c'è la gioia, la voglia di dirlo a tutti, il coinvolgere quante più persone possibili, poi l'entusiasmo iniziale lascia il posto alla preoccupazione, al pensiero oltre che materiale anche riguardante l'educazione da dare, le regole da assegnare.

Si sa, il mestiere del genitore non viene insegnato da nessuno, eppure esistono manuali, trattati e libri carichi di consigli e compiti che vengono impartiti prima ai genitori e poi ai figli.
Una delle maggiori preoccupazioni di essere madre e padre riguarda il tipo di educazione da dare alla prole. Non è semplice, ma se si parte dall'etimologia della parola educare poi tanto difficile non è.


Derivante dal latino e-ducere, "educare" significa proprio "tirar fuori", ovvero aiutare il bambino ad esprimere ciò che di buono è in lui.
Bisognerebbe, in pratica, evitare quello che fanno oggigiorno, purtroppo, molti genitori e cioè plasmare il figlio a loro piacimento.
Alcuni moderni genitori troppo presi dal lavoro, dall'idea di arricchirsi, dal divertimento hanno dimenticato quello che è realmente il loro ruolo, ovvero essere, per i figli, una figura costante, presente e pronta ad intervenire nella maniera più adeguata alle richieste dei propri bambini e ragazzi.

Evitare il più possibile l'essere amico, l'avere un rapporto alla pari è un buon inizio anche perché da qualche parte bisogna pur cominciare no?
Altro elemento da non sottovalutare è che l'atteggiamento dei genitori può influire positivamente o negativamente sulle ansie e paure dei figli.

La posizione nell'ambito della società, nel posto di lavoro e le condizioni economiche di una famiglia sono elementi fondamentali che mettono in risalto le caratteristiche e il modo di vivere delle famiglie.
Infatti, le pratiche educative sono diverse nelle famiglie appartenenti a diverse classi sociali e queste disuguaglianze si rispecchiano sul comportamento dei figli, i quali, a loro volta, sviluppano tratti della personalità dei genitori.

Diversi studiosi hanno individuato varie tipologie di genitori, mi limiterò ad elencare tre figure genitoriali descritte da S. A. Dayhoff:

- Genitori ansiosi i quali, non avendo affrontato e superato le proprie ansie e paure, automaticamente le trasmettono ai figli facendoli crescere con l'idea che il mondo sia pieno di pericoli e una minaccia continua;

- Genitori ipercritici che pretendono il massimo e vorrebbero i propri figli perfetti e a volte, purtroppo, ci riescono. Tuttavia creano dei soggetti carichi di ansia perché fanno di tutto per soddisfare le richieste dei genitori, ma alcuni, nonostante gli sforzi, non raggiungono gli obiettivi facendo crescere sempre di più il seme del fallimento;

- Genitori che reprimono l'assertività i quali desiderano avere accanto figli sempre obbedienti. Soffocano continuamente la spontaneità dei bambini/ragazzi e li rimproverano, spesso punendoli, ogni qualvolta che parlano a voce alta, si arrabbiano o agiscono impulsivamente. Questa tipologia fa crescere figli carichi di ansia con una paura di poter esprimere se stessi non indifferente.

È facile capire che ciò che emerge, leggendo le classificazioni descritte da Dayhoff, sia uno stato di ansia perenne nella vita dei bambini e/o ragazzi.
È un argomento che si affronta tanto e se ne parla sempre di più, ma cos'è l'ansia?

Può essere definita in diversi modi: uno stato di tensione, un' inquietudine, un profondo disagio. Occorre comunque sottolineare la differenza fra un normale stato di ansia, comune alla maggior parte delle persone, il quale si manifesta per un periodo di tempo breve e si verifica per quanto dura l'evento che ha scatenato quel senso di angoscia, come andare dal medico, sostenere un esame o affrontare un colloquio di lavoro, e un disturbo d'ansia, ovvero un disagio ben più intenso che può durare anni, che genera negatività, mancanza di fiducia e può portare l'individuo fino all'autodistruzione.
Il disturbo può anche nascere da situazioni personali quali il lavoro, le tensioni familiari e quelle affettive, può dipendere, inoltre, da condizioni naturali, culturali o dettate dalla società.

Spesso uno dei bersagli principali delle ansie nevrotiche di un genitore può essere lo stesso figlio che per evitare che il piccolo muoia o si faccia del male diventa iperprotettivo, insomma alcuni genitori sono ansiosi proprio perché sono genitori!

È necessario essere decisi e sicuri sull'educazione e sulle regole che si decide di impartire ai propri figli. La mancanza di queste e l' incoerenza provocano, infatti, paura ed insicurezza nei confronti dell' ambiente.
È, inoltre, di fondamentale importanza evitare di sottoporre i bambini e i ragazzi a richieste eccessive: ciò può creare sentimenti di incapacità che sono in grado di sfociare in paure e stati di ansia.
Infine è bene ricordare che non è compito dei genitori capire chi sono e qual è il progetto cui sono destinati i figli, ma sta a loro diventare ciò che sono perché, riprendendo le parole del filosofo Gibran, cari genitori "…potete tentare di essere simili a loro, ma non farli simili a voi".

Riferimenti bibliografici:
S. A. Dayhoff Come vincere l' ansia sociale Trento, Erickson, 2002
K. Gibran I figli, poesia.

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