Sangue del cordone ombelicale: donazione o conservazione?

Le ricerche e i progressi scientifici degli ultimi decenni sulle cellule staminali hanno portato alla diffusione di una pratica fino a pochi anni fa inesistente: la donazione del sangue del cordone ombelicale.


Il sangue del cordone ombelicale è una risorsa preziosa perché è fonte di cellule staminali emopoietiche. Queste cellule non sono specializzate per compiere nessuna funzione, ma sono in grado di evolversi e originare i diversi elementi del sangue (globuli rossi, globuli bianchi, piastrine), possono quindi essere utilizzate per la cura di malattie del sangue, tumorali (leucemie, linfomi) e non tumorali (talassemia, aplasia midollare). 
Il trapianto di queste cellule è ritenuta una valida alternativa al trapianto di cellule del midollo osseo, rispetto al quale presenta alcuni vantaggi sia per chi lo riceve (minor rischio di rigetto, pronta disponibilità delle cellule) sia per chi lo dona (la donazione è indolore e senza alcun rischio).

Dal 2007 in Italia è consentita la conservazione gratuita di sangue cordonale in banche di carattere esclusivamente pubblico. Le cellule donate possono essere usate per uso allogenico (trapianto verso estranei a fini solidaristici), per uso dedicato al neonato o a consanguineo con patologia in atto al momento della raccolta, per uso dedicato nel caso di famiglie ad alto rischio di avere altri figli affetti da malattie guaribili con questo tipo di trapianto.

Recentemente, sancita dal decreto 18 novembre 2009, si è diffusa anche la possibilità di conservare, in banche private all'estero, il sangue cordonale del proprio figlio per eventuale uso futuro sul figlio stesso in caso di insorgenza di malattie o con la speranza che questo possa servire, in futuro, per trovare terapie personalizzate (uso autologo).

Molti medici sostengono che quest'ultima prassi sia sostanzialmente priva di fondamento scientifico e inutile per molti motivi: ad oggi non esistono prove scientifiche che indicano che le staminali cordonali possano servire per curare patologie diverse dalle malattie del sangue; si è iniziato a conservare il sangue cordonale da pochi anni e quindi non sappiamo se dopo 15 o più anni di congelamento, le cellule staminali cordonali mantengano la stessa attività di quelle "fresche"; gli studi scientifici mostrano che per la cura di malattie è preferibile usare sangue proveniente da una persona diversa dal paziente, perché in questo modo la terapia ha maggiori possibilità di successo (una malattia genetica è dovuta ad un'alterazione del patrimonio genetico dell'individuo. Per questo l'utilizzo delle proprie cellule staminali difficilmente consentirebbe la cura del proprio disturbo, in quanto le proprie cellule staminali sarebbero soggette alla stessa alterazione genetica che è causa della malattia); inoltre, almeno in Italia, nessuno effettuerebbe un trapianto di cellule staminali cordonali, conservate in strutture private estere non facenti parte del circuito di centri autorizzati che rispettano un disciplinare di prelievo, trasporto e conservazione. Infine bisogna tenere presente che i costi di conservazione nelle banche estere private sono piuttosto alti: 2.000/3.000 Euro per circa 20 anni.

Il dibattito è aperto: certamente la ricerca progredisce sempre e ciò che è difficile o inutile adesso potrebbe essere invece efficace nei prossimi anni. Inoltre non è sempre facile donare nelle strutture pubbliche: molte non offrono la possibilità di donare 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, ma come tutti sappiamo i bambini non nascono sempre in orari d'ufficio!

Valutando pro e contro, comunque, al momento, sembrerebbe che la scelta migliore sia quella della donazione a fini solidaristici. E donare pensando agli altri potrebbe rivelarsi utile anche per noi.


Per approfondire
Attualmente nel nostro Paese sono operative 19 banche pubbliche. Per consultare l'elenco aggiornato delle banche pubbliche, clicca qui

Per ulteriori informazioni sulla donazione, visita il sito del Centro Nazionale Sangue

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Il mare in fondo al bosco

…quella era un città buia fitta di misteri, una città piccola perché un bambino come lui, Paolo, potesse esplorarla e scoprirci dei segreti…

Trovò in terra dei libri, li guardò uno dopo l’altro e a poco a poco riuscì a leggerli. Intanto si accorgeva che quello che stava leggendo riusciva a vederlo anche se non c’erano le figure. “Forse - pensò - sto diventando anch’io un bambino inventato. Sarebbe divertente!”
A un tratto aprì un libro e dalle pagine si alzò una foresta: era un libro animato, di quelli da cui, quando si sfogliano, si vedono saltar fuori castelli, boschi, velieri, talmente belli che sembrano veri. Gli venne voglia di provare a entrarefra quegli alberi. Quella foresta poi era una giungla, certo zeppa di belve, di serpenti di insetti velenosissimi.
Be’ paura o non pauraaveva una gran smania divederla quella giungla, l’idea di passare dal buio di una città pericolosa, al buio di una foresta tropicale, adesso, lo tentava troppo.
Sentì delle voci e un gran correre: lontano nelle strade dei tipi loschi.

Il romanzo è una fantasticheria in cui, con ritmo crescente, compaiono città insidiose, giungle popolate di belve, mari in burrasca, magie luminose, grovigli di strade misteriose. I protagonisti sono bambini, bande criminali, mercanti di schiavi, maghi e mostri orrendi, pirati e scimmie, folletti e coccodrilli.

Età di lettura consigliata: da 4 anni.

autore: Pinin Carpi

editore: Einaudi Ragazzi

Il sogno ostinato. Lettere dall'Africa

È la raccolta di lettere che l'autrice ha scritto a familiari e amici durante i suoi soggiorni in Africa come cooperante.

Un'analisi del problema Africa diversa dal solito, non permeata dal solito pietismo misto ad esaltazione che accompagna i racconti delle missioni umanitarie. Al contrario, il libro è molto lucido e critico ma contemporaneamente appassionato e empatico.

autore: Silvia Montevecchi

editore: Terre di Mezzo

L'aggancio

L'incontro casuale in un garage di Cape Town tra una ricca ragazza bianca e un giovane arabo, colto ma povero, mette in moto una serie di eventi inimmaginabili. Abdu, l'uomo del garage, si chiama in verità Ibrahim ibn Musa. È immigrato illegalmente in Sudafrica da un misero paese africano con una laurea in economia. La ragazza è Julie Summers, insofferente al proprio ambiente privilegiato ma culturalmente ristretto.

La loro relazione è sostenuta all'inizio da una forte attrazione sessuale che è quasi l'unico linguaggio comune tra due mondi assolutamente diversi. Ma la loro storia si rafforza al punto che, quando le autorità obbligano Ibrahim a tornare nel suo paese, Julie sorprende la famiglia, gli amici e soprattutto se stessa decidendo di seguirlo come moglie.

In una piccola città sommersa dalla polvere e circondata dal deserto, Julie lotta per essere accettata dalla sua nuova famiglia mussulmana. Ibrahim, intanto, continua a lottare per emigrare ancora, verso gli Stati Uniti. Quando finalmente arriva il momento della partenza, la scelta di Julie sarà ancora una volta sorprendente: decide infatti di restare. Con questo nuovo romanzo, Nadine Gordimer indaga le ragioni dell'amore, esplora l'incontro tra culture diverse e racconta la condizione dei disperati, privati di ogni certezza.

[Descrizione tratta dal sito dell'editore La Feltrinelli]

autore: Nadine Gordimer

editore: Feltrinelli Editore - Universale Economica