O sono vacanze o sono compiti!

"La scuola è finita, finalmente la sveglia non suona più, posso dormire quanto voglio, giocare con i miei amici, andare al mare senza problemi e soprattutto… Posso lasciare a casa i compiti"!
Ma ne siete proprio sicuri cari studenti, piccoli o grandi che voi siate?
Sarebbe bello se fosse davvero così e invece gli insegnanti si fanno bene i conti e pensano che due mesi e mezzo di vacanza questi poveri ragazzi dovranno pure impegnarli in qualcosa! Mica penseranno di fare qualche viaggetto all' estero o trascorrere le vacanze in montagna in assenza del libro delle vacanze.


Eh sì, spesso le tante desiderate e aspettate vacanze estive in realtà sono un accumulo, a volte esagerato, di problemi di matematica da risolvere, temi da svolgere, schede da compilare e, per i più grandi, versioni da tradurre.
Quante volte si sono visti sotto l'ombrellone famiglie con figli e zaino appresso e genitori che tra un "sbrigati a finire l ‘esercizio se no non fai il bagno" o un "leggi un'altra volta", trascorrono quelle cinque-sei ore al mare comodamente seduti sulle loro sdraio a leggere un buon libro, scelto da loro e non certo imposto da qualcun altro, o chiacchierano con il vicino.
E che dire di quelle spiagge attrezzatissime, anche troppo forse, dove seduti ai tavolini del bar dello stabilimento ci sono volontari che aiutano i vostri figli a fare i compiti, mentre davanti allo sfortunato studente passano coni gelato giganti o si sente il piacevole rumore di una partita a calcio balilla alla quale è impossibile resistere!

Insomma, va bene l'importanza dello studio, ma non dimentichiamoci che i bambini e i ragazzi passano circa nove mesi l'anno sui banchi di scuola e pomeriggi interi sui libri, non rendiamo le loro vacanze un incubo.
Lasciamoli liberi di divertirsi, non sovraccarichiamoli di impegni e responsabilità anche in questo periodo di riposo. 
La loro mente ha tutto il diritto di liberarsi dal peso dell'impegno scolastico e diciamolo chiaramente se al ritorno a settembre una formula di matematica è stata dimenticata o una versione non è stata terminata è davvero così grave?
La ripresa delle lezioni deve essere un piacere, un raccontarsi i viaggi fatti, l'aver conosciuto nuovi amici e aver visto luoghi stupendi, non rendiamo il primo giorno un interrogatorio minaccioso su chi non ha fatto i compiti.

Se la scuola è appena finita concediamo ai figli qualche giorno di riposo assoluto, va benissimo quella mezz'ora in più davanti alla tv o ai videogiochi, in fondo durante l'anno scolastico hanno dovuto spesso rinunciare al loro programma preferito o fermarsi proprio mentre avevano superato un livello di gioco.
Una settimana di puro relax è sufficiente per ricaricare le energie e se partire per le vacanze porta ancora qualche giorno di pazienza, nelle città diversi esperti e professionisti organizzano dei gruppi di studio e aiuto-compiti.
Si svolgono solitamente nel pomeriggio, nelle ore più fresche, e sono davvero utili perché il bambino si trova in un ambiente completamente diverso da quello che è la scuola, può fare nuove amicizie e trascorrere in maniera piacevole un paio di ore facendo i compiti divertendosi.
Lo scopo è quello di insegnare all'allievo a studiare in maniera serena, trovare il suo metodo e la sua autonomia nello studio senza affaticarsi o scoraggiarsi davanti al primo fallimento.
Diversi centri estivi alternano ore di giochi all'aria aperta con momenti dedicati allo studio. Va benissimo, ma rischia di diventare una corsa continua all'attività da svolgere, allo svegliarsi presto la mattina, al non arrivare in ritardo, non è poi così lontano da quello che fa il bambino durante l' anno scolastico vero?

Le vacanze sono belle proprio perché non ci sono orari da rispettare, schemi da seguire, ma il tutto si alterna in piena libertà tra le attività da svolgere e il dolce far niente.
Insomma, a voi farebbe piacere portarvi il lavoro sotto l'ombrellone?


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Arcobaleno fa la pace

Il pesciolino Arcobaleno e i suoi amici vivono spensierati in fondo all'oceano. Poco lontano, una bella balena blu si lascia cullare dalle onde osservandoli placidamente.

"Perché ci guarda in quel modo?" si chiedono un giorno, insospettiti, i pesciolini.

"Grande e grossa com'è, chissà quanto mangia. E se divorasse tutto quello che c'è in giro?".

Sentendoli parlare così, la balena, che in realtà stava solo ammirando le loro belle scaglie brillanti, s'indispettisce e la sua rabbia non resterà senza conseguenze...

"Dobbiamo fare la pace" decide allora Arcobaleno "perché quando si litiga si finisce per stare male tutti".

Sì, ma in che modo?

Sembrava complicato, ma quanto è semplice fare la pace! Balena e Arcobaleno parlano a lungo. La balena spiega ad Arcobaleno perché si è arrabbiata... i due ridono insieme e trovano un accordo e ben presto nessuno riesce a spiegarsi più perché quel bisticcio sia mai avvenuto.

Le illustrazioni sono ulteriormente abbellite dalle lamine rifrangenti che fanno luccicare le scaglie dei pesciolini.

Per bambini in età prescolare.

Della stessa serie
"Arcobaleno, il pesciolino più bello di tutti i mari" che insegna la felicità nel donare 
"Arcobaleno, non lasciarmi solo!", che insegna a non creare gruppi esclusivi e ad accettare anche coloro che sono diversi da noi.

autore: Isabella Bossi Fedrigotti, Marcus Pfister

editore: Nord-Sud

”Vorrei scappare in un deserto e gridare…”

Questo libro svolge brillantemente l'importante compito di far conoscere ad un pubblico "laico" un disturbo di cui i mass media parlano spesso, fornendo tuttavia, come accade non di rado, notizie in gran parte inesatte e talora decisamente errate. E’ scritto da un medico pediatra e da un ingegnere, ambedue genitori di bambini affetti da ADHD, quindi da persone che hanno avuto modo di conoscere il disturbo nelle più intime pieghe della sua quotidianità familiare.

Il primo autore, in quanto pediatra, ha arricchito questa conoscenza con le capacità di osservazione e di comprensione derivate dall'esercizio quotidiano della sua professione: una conoscenza partecipe, quale "l'esperto" estraneo non ha. Nello stesso tempo il linguaggio riesce a essere "laico", quindi con la massima comprensibilità per tutti, ma soprattutto per i genitori, cui specificamente si rivolge. A questi pregi si aggiunge la capacità espressiva degli autori, che rende piacevole la lettura.

Il libro dunque parte da esperienze vissute, che però sono state elaborate ed approfondite attraverso il confronto con gli "esperti" e soprattutto da un lodevole impegnativo studio dei dati scientifici esistenti, che vengono correttamente esposti e sono puntualmente aggiornati. Esso rappresenta anche un significativo documento sulle difficoltà in cui viene spesso a trovarsi un genitore di bambino con ADHD a causa delle disfunzioni organizzative e delle insufficienti conoscenze che si trovano anche tra i medici, ampiamente testimoniato da un buon numero di lettere di genitori, non poche delle quali devono far riflettere i medici e in particolare i neuropsichiatri su un certo tipo di errore che è stato a lungo commesso. Un errore che fa parte di uno stereotipo culturale derivante da vecchie teorie o da cattiva interpretazione delle stesse e che si basa sull'assunto "la colpa è sempre dei genitori"! Com'è successo per l'autismo (potremo mai calcolare il danno e la sofferenza che questa impostazione ha provocato nei genitori e di conseguenza nei figli?), ora continua, a volte, per l'ADHD.

Già da anni la letteratura scientifica ha contraddetto queste teorie relativamente all' autismo e all'ADHD, ma evidentemente non tutti si aggiornano. Ben lungi dal negare che tante problematiche del bambino dipendano dall'ambiente e soprattutto da quello familiare, ma bisogna saper distinguere e non imputare allo stato d'ansia riscontrabile nella madre, ad esempio, la causa della patologia del bambino. Questo suggerisce una insufficiente capacità di approfondire i meccanismi della relazione interpersonale e a volte appare un modo del terapeuta di scaricare ad altri le responsabilità: «La colpa è di voi genitori, curatevi voi altrimenti io non posso far nulla per il bambino!». Anche nei casi in cui vi è una responsabilità più o meno ampia dei genitori, l'atteggiamento del terapeuta deve essere diverso, non accusatorio ma, secondo il proprio ruolo, "terapeutico", cioè di indirizzo, di richiamo e di ricerca della collaborazione da parte del genitore.

Più o meno indirettamente il libro mette in luce anche un'altra carenza che a volte si riscontra in alcuni operatori neuropsichiatrici (non solo in Italia): l'insufficiente conoscenza di tecniche terapeutiche in senso lato. Essi sono preparati per un solo tipo di psicoterapia efficace per alcuni disturbi, mentre non hanno evidentemente conoscenza di altre tecniche di intervento terapeutico non farmacologico, efficaci per altri tipi di disturbo. Questo perché è necessaria una maggiore capacità del terapeuta di usare approcci diversi in rapporto a problematiche diverse. Il libro non manca da questo punto di vista di segnalare interventi semplici ma talora molto efficaci di guida ai genitori e agli insegnanti.

Un libro per laici, che sarà utile pure ai medici e agli altri operatori del settore, perché dà un panorama scientificamente corretto dell'ADHD e degli interventi da adottare in favore di coloro che ne soffrono e anche perché riporta, attraverso le lettere dei genitori, una istruttiva esperienza di casi clinici.

autore: Raffaele D'Errico, Enzo Aiello

illustratore: S. Deflorian

editore: AIFA

Il Segreto dei Bambini Felici

“Perché tanti adulti sono infelici? Pensate a tutte le persone che conoscete, che hanno problemi come la mancanza di fiducia in se stesse, oppure l’incapacità di prendere decisioni, o di rilassarsi, o di fare amicizia. D’altronde spesso si rimane colpiti dall’allegria e dall’ottimismo che alcune persone dimostrano costantemente. Per quale ragione, dunque, alcuni individui sono più sereni e più equilibrati di altri, nonostante le avversità?

Semplicemente, l’infelicità di molte persone deriva da un condizionamento. Durante l’infanzia, queste persone sono state inconsapevolmente condizionate all’infelicità e durante l’età adulta si sono comportate di conseguenza. Leggendo questo libro scoprirete forse che, senza volerlo, state ipnotizzando i vostri figli in maniera tale da indurli a disprezzare se stessi e state creando così, in loro, molti problemi che forse li affliggeranno per tutta la vita. Nondimeno ciò non è affatto inevitabile. Potete insegnare ai vostri figli ad essere ottimisti, affettuosi, valenti, felici e ad avere la possibilità di condurre una vita lunga e prospera.”

Un manuale che darà ai genitori più fiducia in se stessi, rendendoli più forti, più capaci di amare, più rilassati e... più felici.

autore: Steve Biddulph - Illustrazioni A. Stomann

editore: Tea Libri