Il "Guerriero di Legno", intervista a due voci: Lorenza Farina Manuela Simoncelli

L'Alzheimer è una tragedia che colpisce moltissime famiglie, nel mondo si contano 25 milioni di casi, in Italia 500.000 persone ne soffrono. Difficile spiegare ai più piccoli quel che succede ad un nonno malato di Alzheimer. 

Lorenza Farina nel suo libro "Il Guerriero di legno" illustrato da Manuela Simoncelli, lo fa con toni poetici, in cui traspare il dolore, la malinconia ma con delicatezza e garbo, anche grazie alle splendide illustrazioni che seguono il racconto in perfetta sincronia, intonandosi alle parole.


Abbiamo colto l'occasione per intervistare entrambe.

Il Guerriero di Legno è un bellissimo albo illustrato, che affronta in chiave metaforica il difficile tema dell'Alzheimer. Come mai avete deciso di rivolgervi ad un pubblico così piccolo, e soprattutto quanto è difficile trovare le parole o le illustrazioni adatte?

Lorenza: Questo racconto, intriso di immagini delicate e poetiche, non ha età. È rivolto a grandi e piccoli, perché rappresenta la metafora della vita in cui ognuno si può riconoscere. In questa favola, ambientata nel verde, il tema non facile del declino delle persone che ci hanno amato e che ci sono state di sostegno non ci lascia amareggiati, bensì ricchi di positività e di speranza per il messaggio che ci offre. Ciò che è inevitabile non si deve mascherare né nascondere, tanto più ai bambini, ma accettare e affrontare con amore e riconoscenza. Se una storia nasce dal cuore e non è, quindi, solo cerebrale, anche le parole adatte l'accompagnano seguendo il respiro della fantasia. Allora il filo magico del racconto si dipana e fluisce senza intoppi come un fiume che naturalmente sfocia nel mare. Le illustrazioni poetiche e pregne di significati di Manuela hanno saputo sposarsi magnificamente con le parole creando un connubio perfetto.

Manuela: Lorenza scrive, io illustro e insieme raccontiamo ai bambini.
I nostri interlocutori hanno gli occhi aperti e guardano il mondo con la grande curiosità che li distingue, senza pregiudizi.
«Il Guerriero di Legno» affronta una tematica delicata, sicuramente non facile. I bambini, attraverso il racconto metaforico e la mediazione dell'adulto che legge, hanno modo di capire meglio cos'è l'Alzheimer, questa misteriosa malattia e le trasformazioni subite da chi ne è colpito.
Visto che, in famiglia, oggi ci sono sempre più casi di malati di Alzhemer, Lorenza ed io abbiamo creduto fortemente che questo progetto possa offrire ai bambini un'utile chiave di lettura per avvicinarsi all'argomento.
Oggi più che mai l'Alzheimer sta diventando una presenza oscura che debilita soprattutto psicologicamente chi sta vicino al malato. Più informazioni si offrono, più si aiutano i familiari a non sentirsi soli.
Lorenza, con la sua sensibilità, ha scritto questa poetica storia pensando al declino fisico e mentale di una vita. In autunno, con la perdita delle foglie, l'albero metaforicamente ci ricorda un'apparente morte. Un'amnesia senza ritorno che cancella un vissuto glorioso, ogni traccia del passato. L'uomo è il suo passato. Nello smarrimento ha più che mai bisogno di avere vicino qualcuno che possa rimembrare la «nobile» figura che è stato.
Lamberto, mio padre, a cui ho dedicato il libro, ha percorso questo tortuoso cammino.
Con le mie figlie, Sara ed Elena, mio marito Fabio, la nonna Graziella, Karima, la dolce badante, insieme lo abbiamo accompagnato con sofferenza ma anche con le piccole gioie che ci illuminavano il cammino, come un sole a braccia aperte (come in una delle immagini del libro).


Ci è piaciuta molto la sinestesia del racconto, cioè la capacità delle illustrazioni, nei colori e nei tratti di seguire la storia (colori tristi quando la storia è triste, colori allegri quando è allegra). Quanto è importante in un albo illustrato la sintonia fra l'autore e l'illustratore? 

Lorenza: È fondamentale. L'immagine deve dialogare con il testo nella reciproca autonomia espressiva e formale. Mi affascina questa forma di racconto a "doppia voce", mi piace vedere come parole e immagini si giustappongono, giocando a rimpiattino. Una descrive, l'altra evoca, una toglie, l'altra aggiunge in un avvicendamento perfetto creando un prodotto unico, mai statico, fruibile attraverso gli occhi, le orecchie, il respiro della narrazione. Manuela, com'è giusto, è stata libera d'interpretare l'anima del racconto e solo, a lavoro ultimato, ho potuto ammirare le sue tavole ricche di chiaro/scuri che svelano le emozioni dei personaggi. Come ha felicemente rilevato Marcella Terrusi, la radice etimologica di "albero" e "albo" è la medesima e vuol dire "bianco: il bianco del pioppo, il bianco del muro su cui si può scrivere, il bianco della pagina", il bianco delle possibili superfici come le foglie scritte degli alberi di questo racconto che tramandano le storie del Guerriero di Legno. Storie che vivranno per sempre oltre lo spazio e oltre il tempo anche quando le forze si logorano e la memoria svanisce. Il libro illustrato come una casa sull'albero è davvero "uno spazio autentico per raccontare il mondo nella sua complessità".

Manuela: Ecco quindi la sintonia fra me e Lorenza, fra parole e immagini.
I colori che ho scelto vengono dalla tavolozza che mi appartiene intimamente. A volte cupi, a volte luminosi, sono il risultato di un'esperienza vissuta oltre che raccontata.

Il racconto è bello di per sé, anche senza legame con la malattia, secondo voi è meglio leggerla senza commentare nulla, lasciando che il bambino elabori da solo i suoi pensieri e i suoi collegamenti, oppure è preferibile raccontare quali sono le ispirazioni di questa storia e i riferimenti all'Alzheimer? 

Lorenza: Lettura e libertà sono un binomio perfetto. I bambini possiedono la chiave segreta per aprire tutte le porte e per scoprire ciò che " è invisibile agli occhi" e per rendere semplice ciò che apparentemente è complesso. Nascosti tra i rami, il loro sguardo va oltre l'orizzonte per sondare temi complessi come la vita, il dolore, la malattia e la morte, senza chiusure mentali o falsi moralismi, ma con cuore aperto.

Manuela: Parlare ai bambini è forse più facile, per la sana curiosità che li rende più disponibili, più ricettivi. Con poesia si possono trasmettere cose «belle» e cose «meno belle». Nella tradizione della fiaba troviamo spesso questo contrasto con repentini cambi di scena, con situazioni allegoriche.


Per Lorenza: Come mai ha scelto proprio un albero per rappresentare la perdita della memoria? 

Lorenza: L'albero ha sempre accompagnato l'essere umano fin dalle origini, fedele compagno, simbolo della vita in continua evoluzione ed espressione di fecondità. L'albero, secondo antichissime tradizioni, siamo noi stessi e il nostro destino è intimamente connesso al suo. La metafora dell'albero è particolarmente cara alla tradizione della letteratura per l'infanzia e raffigura l'avventura della crescita. Le sue invisibili radici si ricollegano a quel misterioso mondo della madre terra, quel "sotto" che seduce tanto i bambini e, i tra i suoi rami protesi verso l'alto, i giovani protagonisti dell'avventura, come dice Faeti in un bellissimo saggio, "sono sospesi dalle leggi della natura e abitano uno spazio immaginativo a sé, simbolicamente connesso con il volo e l'infanzia". Il Guerriero di Legno, che in gioventù ha tanto dato, alla fine della sua vita perde la memoria, come accade a molte persone, ma ciò che ha donato non andrà perduto. Qualcun altro riceverà il testimone e continuerà a seminare altre storie, altre emozioni sull'esempio ricevuto.

Per Manuela: Lo stile delle illustrazioni è molto particolare, quali sono le ispirazioni o gli eventuali riferimenti? 

Quando si perde la memoria, c'è una rottura con il passato, ma anche con il presente che non riesci più a decodificare. Le esperienze di vita vengono annullate e si sbiadiscono le tracce che hanno formato l'individuo.
Metaforicamente, come ho già detto, l'albero descrive questo disagio. Il riposo invernale è in qualche modo simile alla fine di un ciclo vitale, della vita stessa.

La foresta di parole e di libri è una metafora molto bella con gli alberi. Pensavamo all'allestimento di "Quante storie" dove tanti libri erano legati a dei fili creando così una sorta di foresta in cui entrare. Le linee sinuose delle immagini lo suggerisce. È casuale? Pensate di presentare il libro nelle biblioteche con rappresentazioni di questo tipo? 

Lorenza: La Foresta di Parole può essere il libro, la biblioteca. Attraverso questa metafora s'intende, quindi, sottolineare la bellezza e la completezza che la lettura offre e anche la ricchezza della trasmissione orale di esperienze e di tradizioni, che altrimenti andrebbero perdute. In un passato meno caotico e tecnologico del nostro tempo, questo era spesso il solo modo di non perdere il contatto con la storia e con il vissuto quotidiano. La favola e la fiaba erano gli strumenti di insegnamento e di guida alle nuove generazioni. I ricordi suscitavano curiosità e rafforzavano i legami familiari e interpersonali. La memoria era veicolo di trasmissione. Anche questi sono temi non banali su cui riflettere. Sì, certamente, presenteremo il nostro racconto anche nelle biblioteche. Ci piace l'idea di un "albero dei ricordi", fatto di legno o di cartone tra i cui rami i bambini e i nonni o gli adulti in genere possano appendere foglie di carta su cui scrivere un ricordo d'infanzia o un'esperienza significativa di vita e poi leggerlo insieme ad alta voce, in uno spirito di serena condivisione.

Manuela: Lo strappo della carta imbevuta di colore, stesa sulla superficie di un foglio bianco o colorato, regala trasparenze delicate, su cui tracciare i primi segni di una nuova storia.
Questa è la tecnica con cui inizio il viaggio dell'illustrare.
Cerco poesia in quello che faccio, evito la descrizione didascalica, preferisco il particolare narrativo e complementare al testo dell'autore. Sarà per me e Lorenza interessante e gratificante presentare «Il Guerriero di Legno» ai bambini. Ci sarà la progettazione e realizzazione di un'installazione che ci aiuterà a stimolare, interagire più vivacemente e creativamente con i nostri interlocutori piccoli e grandi.

C'è una domanda che non vi abbiamo fatto alla quale avreste voluto rispondere? 

Lorenza: "A chi è dedicato questo racconto?" 
A mio padre che mi ha donato salde radici e rami forti che mi hanno avvolto con tenerezza. A lui mi sono ispirata per creare il personaggio del Guerriero di Legno. Quando ha raggiunto l'inverno della vita, egli mi ha lasciato una preziosa eredità fatta di "visioni" che ora trasformo in storie, piccoli semi che pianto nella mente e nel cuore dei giovani lettori, sperando che possano attecchire e un giorno dare buoni frutti.

Manuela: Alla domanda che non mi è stata fatta rispondo:....."Sì sono contenta di aver lavorato con Lorenza a questo progetto, come al precedente «La Bambina del Treno» (Paoline edizioni). Sono sicura che tra le pagine de «Il Guerriero di Legno» potrete trovare molto di più di ciò che ho detto.
Buona lettura!

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Una sorellina per Paolino

Presto mamma coniglio avrà un piccolo e tutti sono felici...

Tutti tranne Paolino. Il suo amico Robi l'ha avvertito: i neonati sono una vera catastrofe e Paolino, a dire il vero, preferirebbe avere un criceto, piuttosto che un bebè.

Ma, quando nasce la sorellina, cambia tutto...

Una storia piena di umorismo e tenerezza che parla dei dubbi e delle paure di tutti i bambini, quando arriva a casa un fratellino.

Età consigliata: dai 3 anni.

 

autore: Brigitte Weninger, Éve Tharlet (traduzione di L. Battistutta)

editore: Nord-Sud

Intelligenza emotiva per un figlio

Questo libro è l'applicazione all'educazione dei figli della teoria che Goleman illustra nel suo famoso saggio "Intelligenza Emotiva".

L'intelligenza emotiva è una facoltà il cui quoziente intellettivo si fonde con virtù morali quali l'autocontrollo, la pervicacia, l'empatia e l'attenzione per gli altri e che, opportunamente coltivata, può permettere a tutti di condurre una vita migliore.

A prima vista può sembrare un manuale, visto che si propone di insegnare ad essere dei buoni "allenatori emotivi" per i figli. In realtà ci sono molti spunti interessanti e informazioni molto utili riguardo le varie fasi dell\'età evolutiva. Gottman divide schematicamente i genitori in quattro categorie: il genitore "censore", modello autoritario per intenderci; il genitore "noncurante", quello che si disinteressa delle emozioni del figlio; il genitore "lassista", che nonostante comprenda il figlio non offre indicazioni di comportamento né aiuta il figlio a risolvere il problema; il genitore "allenatore emotivo" che oltre a comprendere e a rispettare le paure e sentimenti del figlio riesce a porre dei limiti e aiuta a risolvere i problemi.

autore: John Gottam con Joan De Claire (tradotto da A. Di Gregorio e B. Lotti)

editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

Flicts

Flicts è un colore triste e solitario perché nessuna cosa intorno ha quel colore e nessuno vuole giocare con lui. Flicts non è rosso, non è giallo, non è verde, non è blu. Il sole è giallo, il cielo è azzurro, i fiori sono rossi, arancioni, rosa. Ma niente è flicts. Nessun colore lo invita a fare il girotondo, tutti hanno da fare quando lui li cerca. Finché non scopre che .... la luna è flicts. Pochi hanno visto il vero colore del suolo lunare, ma Armstrong, il primo astronauta che ha messo piede sul nostro satellite, garantisce che la luna ha quel colore, con tanto di autografo. 

Un librino bello, colorato. Flicts in realtà è una specie di ocra, colore forse "normale" per noi, ma ogni bimbo in realtà si sente un po' flicts, a volte. Vorrebbe essere uguale agli altri e invece è diverso. Le chiavi di lettura sono tante e secondo me ha una poeticità semplice ma commovente.

Alves Pinto Ziraldo è tra i più conosciuti autori per l'infanzia in lingua portoghese.

Consigliato per l'età prescolare. 

autore: Alves Pinto Ziraldo

editore: Editori Riuniti