I bulli non esistono

Torniamo sul tema del bullismo, pubblicando un estratto dell'articolo "There are no bullies" di Adrienne van der Valk per Tolerance.org

Qui si può leggere l'articolo in originale.


Perché i bambini fanno i bulli?
Il bullismo è un comportamento, non un'identità. Perché un comportamento sia qualificato come bullismo, devono presentarsi due condizioni:

- L'aggressore deve avere l'intenzione di ferire o intimidire qualcuno più debole
- Il comportamento deve essere ripetuto

Il comportamento di un ragazzo può rivelare queste due condizioni in talune situazioni e non in altre il che spinge la scuola, i genitori e i ricercatori a cercarne i motivi.

Jaana Juvonen, docente di Psicologia dello Sviluppo alla University of California, Los Angeles, esplora le ragioni sottese al potere e al controllo "parliamo di comportamenti strategici attuati per una ragione particolare: soddisfare un bisogno. E questo bisogno è la capacità di controllare gli altri." Dice Juvonen. "questi sono bambini che deliberatamente ed intenzionalmente cercano di ferire altri bambini. Desiderano dominare e sentirsi potenti, quindi la domanda da porci per poterli aiutare è: 'perché sentono questo bisogno di controllo e potere?'"
Nel cercare una risposta a questa domanda, Juvonen ha notato che il comportamento da bulli aumenta vertiginosamente negli anni di transizione: in particolare durante la transizione tra scuola primaria e secondaria.

"È durante questi periodi d'insicurezza e transizione che alcuni bambini ricorrono a strumenti primitivi per stabilire una gerarchia" ci dice "quando approdi ad un nuovo contesto sociale non hai idea di come ti troverai, come sarai valutato, chi saranno i tuoi amici o nemici. Stabilire una posizione di dominanza nella gerarchia, è utile". 

Perché alcuni bambini prendano questa strada e altri no, non si sa. Ciò che è chiaro è che i bambini aggressivi spesso percepiscono le interazioni ambigue – e perfino le espressioni facciali ambigue – come negative, o minacciose. Kara Penniman, assistente sociale scolastica in Columbus, Ohio, nota che chi bulleggia spesso giustifica il proprio comportamento perché gli altri "ce l'hanno con lui/lei", questa convinzione innesca un circolo di comportamenti negativi.
"Molti bambini che manifestano comportamenti da bulli, non vedono se stessi come particolarmente potenti" spiega Penniman "A volte loro stessi vivono intimidazioni, minacce, problemi di potere e controllo con altre persone, quindi è molto comune che vedano se stessi come vittime".

Alla fine, comunque, tutti i giovani che mostrano comportamenti di questo tipo – che siano o no a loro volta vittime di aggressione – usano il bullismo come strumento per soddisfare un forte bisogno, dice Juvonen.
È un circolo vizioso" dice "I bambini imparano il bisogno, insoddisfatto, di sentirsi potenti, di poter controllare gli altri e che comportandosi in un certo modo hanno la loro ricompensa"
Queste ricompense, tuttavia, hanno vita breve.

Secondo gli esperti di bullismo Dan Olweus, Sue Limber e Sharon F. Mahalic, il 60 per cento dei ragazzi che hanno avuto comportamenti da bullo durante la scuola secondaria, hanno almeno una incriminazione entro i 24 anni; il 40 per cento ne hanno tre o più. Uno studio recente pubblicato sul giornale dell'American Medical Association, riporta che i giovani bulli sono più esposti a rischi di depressione, problemi comportamentali, abuso di sostanze e suicidio.

Come possiamo aiutare?
I devastanti effetti del bullismo spingono molti educatori a concentrarsi sulla sicurezza e la giustizia nei confronti degli studenti che ne sono oggetto, oltre che sul biasimo per i responsabili.
Tale approccio spesso sfocia in dure misure disciplinari, come sospensioni o espulsioni dalla scuola.
Questi provvedimenti a tolleranza zero sembrano efficaci, ma Juvonen e molti esperti che si interessano della disciplina nella scuola, mettono in guardia contro le politiche che rendono quest'ultima un luogo incerto e minaccioso.
Juvonen sottolinea che oltre a non fare nulla per contrastare le cause del bullismo alla radice, queste forme repressive, non fanno altro che aumentare nei ragazzi la percezione che non vi sia altra via d'uscita se non quella di farsi giustizia da soli.

Gli interventi più efficaci contro il bullismo non si concentrano su una sola categoria di bambini, ma considerano che tutti gli studenti beneficiano di una scuola che renda i ragazzi più consapevoli ed insegni loro delle relazioni sane. 

Sostegno ai ragazzi a rischio
Adottare una programmazione studiata per promuovere competenze sociali ed emotive è un ottimo modo per sostenere gli studenti a rischio di bullismo.

Judy Kerner, insegnante e specialista comportamentale, insegna in una classe speciale e lavora a stretto contatto con ragazzi che hanno comportamenti da bullo. Insegna loro a pensare in modo diverso dai soliti schemi, non solo riguardo agli altri, ma anche riguardo a se stessi.
Penniman, come Kerner, ritiene che colloqui individuali tra insegnanti preparati o counselor e i ragazzi, possano essere efficaci. Le piace chiedere ai bambini quali modelli comportamentali stiano emulando quando agiscono in modo aggressivo e se le strategie che usano funzionino. Questo approccio stimola una conversazione in cui la prospettiva dei ragazzi è al centro del dialogo.
"Svolgo anche interventi psicoeducativi sulle conseguenze a lungo termine di chi fa bullismo" dice Penniman. "Informo sull'impatto che ha il bullismo, sulle conseguenze occupazionali ed educative sul lungo periodo" sono informazioni date non come minaccia, ma come strumento per rendere più consapevoli gli studenti e permettere loro di prendere il controllo sulle loro scelte per il futuro." 

Occuparsi degli anni di transizione
Per quegli studenti predisposti all'aggressione, cambiare scuola può essere l'elemento scatenante che li porta al bullismo.

Programmi di "Mentoring" o "buddy" (accoglienza con affiancamento ndr) possono aiutare gli studenti in fase di transizione a sentirsi meno spaventati. Programmi ponte o di accoglienza durante il primo anno forniscono un'eccellente opportunità per sviluppare relazioni e parlare della cultura scolastica all'interno di piccoli gruppi. […] Per ragazzi più a rischio, gli educatori possono arricchire il programma di transizione. Includendo ad esempio un controllo periodico o visite a scuola di fratelli, allenatori, ex insegnanti, sacerdoti o di chiunque i ragazzi identifichino come una figura positiva di supporto.


Cambiare terminologia
Molti educatori ritengono che il termine bullo è una parola alla moda dal significato poco chiaro che contribuisce ad una dicotomia di pensiero (i bulli sono malvagi, le vittime sono innocenti) e nutre approcci a tolleranza zero.
Penniman dice che raramente, ammesso che lo faccia, usa questa parola con i suoi pazienti.
[…]
Gli esperti raccomandano di parlare invece di relazioni sane, di comportamento, di diritti e scelte. Idealmente la scuola dovrebbe preparare l'intero staff ad allinearsi su queste aspettative in modo che gli studenti ricevano messaggi coerenti. Parlare di empatia e scelte nei rapporti contribuisce anche a dissolvere la percezione che essere un "bullo" sia una forma di identità immutabile.


Guardare al futuro
L'empatia è fondamentale non solo per affrontare il comportamento di chi fa il bullo, ma anche per gli educatori.
È importante ricordare che questi "duri" sono comunque dei bambini e l'arco di tempo per lavorare con loro è limitato
La scuola è un'arena sociale in cui gli studenti provano dei ruoli, dice Alissa Sklar, blogger ed esperta di studi culturali. Senza guida e alternative, gli studenti aggressivi possono scoprire che il ruolo di bullo diviene progressivamente più rigido, un risultato con conseguenze potenzialmente devastanti per sé e gli altri. 

"Molta retorica sul bullismo dipinge i bulli come orchi o mostri" dice Skar. "Ma cosí facciamo un grande torto a tutti". Perdiamo un'occasione d'oro per insegnare. Dobbiamo ricordare che questi bambini e adolescenti, stanno ancora crescendo. Aiutandoli, aiutiamo anche coloro che hanno preso di mira e quelli che potrebbero essere presi di mira in futuro. 

Cyberbullismo
Bullismo e tecnologia si sovrappongono al punto che affrontare il primo significa affrontare l'altro. Le scuole sono continuamente sollecitate ad intervenire su casi di cyberbullismo che non avvengono fra le mura scolastiche ma ne permeano la cultura. 
Alissa Sklar, esperta di giovani e media, raccomanda che gli educatori svolgano un attivo ruolo di guida nell'educare gli studenti – specialmente quelli che mostrano comportamenti aggressivi – alla cittadinanza digitale e alle dinamiche del bullismo tecnologico.

Nozioni di base
Lo schermo dei computer e dei telefoni, spingono molte persone ad avere degli atteggiamenti che non avrebbero mai di persona.
Tuttavia i monitor non riescono ad attenuare il doloroso impatto delle parole o delle immagini che feriscono o offendono.
Prendere di mira una persona online può amplificare le dolorose conseguenze per la vittima a causa della natura pubblica dell'aggressione. Fare i bulli online può potenzialmente amplificare le conseguenze anche per gli aggressori.
Qualsiasi comunicazione digitale è replicabile all'infinito ed impossibile da cancellare. Nessuno può davvero "rimangiarsi" qualcosa che ha pubblicato in rete. Il proliferare della tecnologia (degli smartphone in particolare) implica che studenti oggetti di bullismo non possono più trovare rifugio a casa o fra amici e nemmeno cambiando scuola.


Liberamente tradotto, con opportuno consenso, dal sito www.tolerance.org 

Per approfondire e aiutare i ragazzi a sviluppare relazioni sane visita:http://www.tolerance.org/build-healthy-relationships 

 

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Il libro, TI MANGIO! di John Fardell, edito in Italia dal Castoro, ha vinto come Miglior libro nella sezione “Crescere con i libri” nell’ambito della 4^edizione del premio Nazionale Nati per Leggere (Miglior libro per bambini tra i 3 e i 6 anni, relativo al tema "Il coraggio"), con la seguente motivazione:

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autore: John Fardell

editore: Il Castoro