Il fiorire del bilinguismo. La mia esperienza.

Dal momento in cui Julia è nata è stato evidente che non avrei mai potuto parlarle in inglese. Nonostante avessi sempre desiderato che i miei figli fossero bilingui, non mi ero mai soffermata a pensare come avrei fatto per raggiungere il mio scopo. Ma appena Julia approdò tra le mie braccia mi fu chiaro che il nostro rapporto sarebbe stato in italiano e cosi è stato, da quel primo istante. 

Mi sento dire spesso quanto sono stata brava ad "insegnare" l'italiano alle mie figlie ma ho semplicemente parlato con loro nella lingua in cui sono più a mio agio e che trovo più naturale. Questa era la parte più facile! Il fatto che loro abbiano accettato l'italiano come la "nostra" lingua rimane per me un mistero. Sento cosi tante storie di bambini che smettono di parlare la lingua minoritaria e mi chiedo spesso come questo non sia successo a noi. Si tratta solo di fortuna?

C'è stato sicuramente un elemento di fortuna. Ho avuto la fortuna di stare a casa con loro negli anni prima della scuola. Le bambine andavano all'asilo un paio di giorni alla settimana ma il resto del tempo erano con me in un ambiente completamente italiano. Parlavamo italiano, leggevamo libri italiani, cantavamo canzoncine italiane e guardavamo video italiani. Avevamo anche amici italiani con cui giocare, un gruppo dove le bambine potevano interagire e giocare con altri bambini esclusivamente in italiano. Con tutto questo italiano ovunque come potevano scappare?

Ma una volta fuori dalla nostra "bolla" italiana ho trovato molto sostegno intorno a noi. Amici, vicini e anche perfetti sconosciuti incontrati per strada mi hanno sempre incoraggiata, ripetendo, sia a me che alle bambine, quanto era bello ed importante parlare italiano. Spesso a casa parlavo italiano anche con le amichette venute a giocare, naturalmente non dicevo nulla di troppo profondo ma tutti capivano quando era ora della merenda!

In quegli anni prescolari le bambine parlavano italiano anche fra di loro e in generale l'inglese era usato solo alla sera quando Nigel tornava a casa. Erano sempre molto chiare sulla lingua in cui parlare e con chi parlarla e non apprezzavano affatto che qualcuno parlasse nella lingua "sbagliata". In quelle occassioni in cui una persona di lingua inglese si rivolgeva a loro in italiano, rimanevano perplesse e un po' sconcertate, indecise sul come rispondere. La stessa cosa succedeva quando un italiano si rivolgeva a loro in inglese. 

Una volta cominciata la scuola la loro relazione passò dall'italiano, all'inglese. Successe lo stesso con gli amichetti del gruppo gioco. Ma tra di noi la lingua è rimasta sempre l'italiano e non si sono mai rivolte a me in inglese. Anzi, ci volle un po' perche' capissero che in certe circostanze, per educazione, era meglio parlare inglese.

Ogni viaggio in Italia, quasi ogni anno quando erano ancora piccole, costituiva ovviamente una bella spinta alla lingua. Quando erano alle elementari abbiamo passato sei mesi in Europa e in quel periodo hanno avuto modo di frequentare la scuola in Italia per sei settimane. Un'esperienza splendida per entrambi anche se, per tutto quel periodo continuarono a parlare inglese fra di loro!

Julia ha portato italiano come materia ai suoi esami finali (VCE) l'anno scorso. Ovviamente sapeva che sarebbe stato facile per lei e avrei voluto studiasse di più. Ma nonostante il poco impegno ha avuto degli ottimi risultati. Dopo l'esame orale ho ricevuto la telefonata di un'amica, insegnante di italiano. Voleva dirmi che un delle sue amiche che faceva parte degli esaminatori le aveva parlato di una studentessa, con mamma italiana e papà australiano, che parlava italiano divinamente, pur essendo nata e vissuta in Australia. L'insegnante era molto entusiasta dell'italiano della ragazza e disse alla mia amica che avrebbe voluto che sua figlia crescesse parlando proprio cosi e ora sapeva che era possibile. Dopo alcune domande chiarificatrici la mia amica ebbe conferma che si trattava di Julia e, pur essendo non troppo etico, mi chiamò subito per dirmelo. Uno dei miei momenti di puro orgoglio materno!

Devo ammettere che ho pensato spesso a cosa farei se le ragazze smettessero di parlarmi in italiano, oltre che avere il cuore spezzato! Ma a questo punto sono sicura che non succederà mai, il nostro rapporto è forte e può solo essere in italiano, la lingua che amo. 

Barbara Amalberti

* Testo originariamente pubblicato in inglese sul bloghttp://barbaraamalberti.wordpress.com e qui tradotto per gentile concessione dell'autrice.

Barbara Amalberti è italiana e vive in Australia, dove si è trasferita per amore. Lavora come counselor assistendo chi deve integrarsi in contesti culturali sconosciuti o nella propria comunità d'origine dopo grandi cambiamenti. 
Ha dato vita a Migrants for Love, un servizio di counseling a sostegno di chi ha lasciato il proprio paese e la propria vita per seguire il cuore e ha bisogno di un aiuto per affrontare le varie difficoltà ed incognite di questa grande avventura. 


Data di pubblicazione: 19-10-2014

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Neal Bascomb è giornalista, saggista e autore di molti bestseller per adulti, tra cui "Hunting Eichmann", dal quale è stata tratta la versione per ragazzi, intitolata appunto: "Nazi Hunters. L'avventurosa cattura del criminale nazista Adolf Eichmann."

Il libro descrive nei minimi dettagli e con dovizia di particolari quella che fu la cattura di Adolf Eichmann, capo del dipartimento IVB4, la divisione delle SS responsabile della "soluzione finale", che dopo la fine della seconda guerra mondiale partì dall'Italia per l'Argentina dove cominciò una nuova vita insieme alla sua famiglia.
Nonostante il suo tentativo di vivere una vita nell'anonimato per non farsi scoprire, verrà individuato, infatti, David Ben Gurion, primo ministro israeliano, decide di inviare in Argentina un gruppo scelto di spie del Mossad (servizi segreti israeliani) molte delle quali avevano perso familiari nei campi di concentramento, con il compito di catturare e trasportare a Gerusalemme, in assoluta segretezza, l'emblema dell'orrore dell'Olocausto. Lì sarà oggetto di uno dei più importanti e significativi processi contro i crimini perpetuati dai nazisti. 

Il 27 gennaio 1945 è la data in cui le truppe sovietiche arrivarono ad Auschwitz, scoprendo l'omonimo campo di concentramento, cinquantacinque anni dopo, nel 2000, è stata scelta questa data per commemorare ogni anno le vittime del nazismo.

Il libro di Bascomb mette in evidenza due aspetti che raramente vengono toccati quando si parla di antisemitismo ai ragazzi: il primo e alquanto intuitivo, è che la fine della seconda guerra mondiale non ha significato la fine dell'ideologia nazista che anzi ha continuato a serpeggiare sia tra chi aveva vissuto la guerra così come tra i giovani, nei paesi europei come in quelli oltre oceano.
Un esempio è l'Argentina: simpatizzante nazista che è uscita dalla sua neutralità politica e si è schierata con gli Alleati solo poco prima della fine della guerra, quando oramai era chiaro che le potenze dell'Asse sarebbero state sconfitte. Il suo appoggio agli Alleati è stata una scelta politica intelligente e durante gli anni dopo la fine della guerra ha aiutato diversi esponenti del partito nazista a nascondersi cambiando identità.
Per questo motivo, la cattura di Eichmann da parte del Mossad è stata un'operazione molto rischiosa da svolgere in completa segretezza.

Il secondo aspetto è l'importanza che ha avuto per il popolo ebraico e il neonato stato di Israele il processo a Eichmann. L'autore infatti scrive: "il processo si rivelò quasi più importante nel campo dell'educazione che in quello della giustizia" perché per la prima volta, dopo il processo di Norimberga, permise ai sopravvissuti di parlare apertamente delle loro esperienze. Fu un processo di educazione per i ragazzi che dovevano conoscere ciò che era stato fatto al popolo ebraico e contemporaneamente Israele legittimava così la nascita del paese, che assumeva quindi il vessillo del rifugio di tutte le vittime del genocidio che era stato commesso.

autore: Neal Bascomb

editore: Giunti editore