Una foto. Una vita.

Abbiamo scelto il paese, abbiamo consegnato i documenti e ora siamo qui, io e tuo padre, davanti a te, un nome, un'età, magari una piccola foto. 

Abbiamo avuto l'abbinamento, l'attesa è finita. E io, non so cosa provo guardandoti, figlio mio. Sono felice sai, sono mamma o meglio, lo sarò fra un po' quando sarò lì con te. Perché io sono ancora qui, e tu ancora lì. 

Ora so chi sei, dove sei, come sei fatto. Ma sono felice veramente? La risposta è difficile da dare. Chi ha vissuto l'abbinamento del proprio figlio sa che le emozioni sono tante e confuse. C'è felicità, per il sogno realizzato, per l'attesa finita, per quel bambino che fra non molto porterà gioia nella nostra vita. 

C'è stupore, perché finalmente si diventa madri. Ma può esserci anche, è brutto dirlo, un pizzico di delusione. Per ogni bimbo abbinato ce ne sono cento che avrebbero potuto esserlo. Cento più piccoli, più belli, più sani. E poi c'è un nuovo sentimento: la paura. Paura che la cartella clinica, se c'è, quando c'è, non sia completa. Che ci siano malattie non dichiarate, che il ritardo psicofisico di cui spesso si parla non sia solo dovuto all'istituto, ma qualcosa di più grave, non facile da recuperare. Paura, pura e semplice. 
Ma anche queste ombre fuggono presto. "Ora sono mamma, ora ho un figlio". 
In poche ore, pochi giorni, i pensieri mutano veloci, le paure più fonde svaniscono per fare posto alla tenerezza. Il bimbo della foto non è più un estraneo e gli occhietti storti non sono poi tanto brutti. Il suo viso, a forza di vederlo, diventa famigliare. Inizia a farsi strada una nuova emozione, un amore strano ed indefinibile per una persona che non c'è, ancora, nella nostra vita. 

Per un bimbo tanto desiderato, tanto aspettato e così diverso da quello che abbiamo sempre sognato. Un bimbo vero. È tutta qui la maternità adottiva? No, questo è solo l'inizio perché adesso il sentimento che si prova è ancora e solo per un'idea. Più precisa, certo delle immagini dell'attesa, ma pur sempre un'idea. 

Poi un giorno si è chiamati ad intraprendere il viaggio forse più importante della nostra vita, quello che ci porterà ad incontrare nostro figlio. Può essere breve, solo il tempo necessario per raggiungere l'ospedale dove è nato, oppure lungo e portarci in paesi lontani. Ma dopo siamo solo noi, davanti a lui e il sogno diventa reale. Questo è forse il momento più entusiasmante, delicato e ricco di paure di tutto il cammino adottivo perché non possiamo sapere cosa ci dobbiamo aspettare, come reagiremo noi e come reagirà lui. Ma da quel momento e per sempre noi saremo i suoi genitori e lui nostro figlio. 

Ed anche questo non è che l'inizio nel viaggio della maternità, qualche cosa che deve crescere, formarsi attraverso la conoscenza, la fiducia e l'attaccamento reciproci. Un viaggio che durerà per tutta la vita.

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