Il ruolo del caregiver familiare

Un caregiver familiare è una persona che si occupa del benessere e della cura di un proprio caro, sia questi un figlio, un genitore, un fratello, un coniuge malato, o anziano, non (o non più) autosufficiente. Una scelta dettata dall'amore, a volte una mera necessità, vissuta forse come l'unica cosa giusta da fare in assenza di alternative percorribili.

In Italia sono molte le persone la cui cura ed assistenza è affidata totalmente o quasi a un familiare, statisticamente più spesso una donna, che vive  tale mansione restando a disposizione del proprio caro  in modo costante, ventiquattr'ore al giorno. Da un impegno di questo genere molto frequentemente deriva la necessità di sacrificare o ridimensionare la propria attività lavorativa, o le possibili aspirazioni di realizzazione professionale, insieme al tempo a disposizione per se stessi.  

Sebbene svolta volontariamente e con amore, quindi, la mansione del caregiver familiare comporta spesso una certa dose di difficoltà strettamente legate al lavoro di cura svolto incessantemente. Le difficoltà possono essere di natura pratica come il riuscire a conciliare attività lavorativa e vita sociale con le attività di cura e assistenza al proprio caro, o di natura psicologica, per lo stress emotivo cui è sottoposto chi si prende cura costantemente di una persona amata, molto malata.

In Italia tale mansione per quanto diffusa e nota a chiunque abbia nozione di persone con disabilità grave che vivono nel proprio contesto familiare, non gode di alcuna tutela previdenziale o sanitaria e non è riconosciuta a livello giuridico.  

Ultimamente il Coordinamento Famiglie Disabili, che da tempo si batte per il riconoscimento della figura del family caregiver, ha lanciato una petizione al Parlamento Europeo affinché anche per i Caregiver familiari italiani vengano rispettate politiche sociali di sostegno adeguate all’intensità del lavoro di cura cui sono sottoposti e siano rispettati diritti fondamentali quali il diritto alla salute, al riposo, alla vita sociale. La raccolta firme, che continuerá fino alla fine di dicembre 2014, ha raggiunto oltre duemila adesioni in poco tempo, a riprova del fatto che il tema è molto sentito.

Per maggiori informazioni e leggere il testo della petizione, visitare il blog La cura invisibile.

 

Redazione Officina Genitori

 

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Asino chi legge

Se scrivo, soffro, dice Irene, 16 anni. Mi piace, è rilassante ma se insisto soffro. Perché scavo e scavo. Alessandra, invece, fa il liceo "Psicopedagogico", e si indigna perché tutte le compagne votano come rappresentanti di scuola i pochi maschi, dell'unica classe dello Scientifico. Sara legge Bakunin e sa di essere diversa. Mosche bianche, perle rare che si annidano tra le pareti cadenti, tra i brutti casermoni di cemento della scuola italiana.

Si stringe il cuore a leggere Antonella Cilento, che racconta con passione l'esperienza dei suoi laboratori di scrittura creativa tenuti come Esperto Esterno nelle scuole pubbliche italiane. Nell'insegnare scrittura "mostro tecniche che la scuola non insegna, risolvo problemi di relazione, riporto i ragazzi alla lettura, suggerisco letture a insegnanti che non leggono o non sanno bene come orizzontarsi tra i libri, a volte riporto anche ragazzi che hanno abbandonato l'obbligo a scuola", scrive. Il quadro che ne emerge non è molto diverso se a seguire i laboratori sono i ragazzi di una media della periferia di Napoli o del liceo bene della città o di una bella scuola di Bolzano: si, diverso l'ambiente, ma ovunque si nota la stessa povertà culturale di fondo, l'incapacità di concentrarsi per più di 5 minuti fosse anche guardare un film di Hitchocock (che per altro non conoscono) gli stessi "sogni diventati sintetici o semplicemente estinti". Ma la lettura, la passione, per fortuna, si trasmettono e quasi sempre ne emerge profonda soddisfazione per un lavoro così impegnativo, e poco gratificante in termini economici e di riconoscimenti. Abbiamo allora un problema, almeno in Italia. Lo sapevamo già, d'altronde, però non è irrisolvibile se poi emerge della vera poesia in qualche incipit di ragazzine che sanno raccontare uno stato d'animo in maniera struggente, o un idraulico descrive in maniera suggestiva gli attrezzi blu del suo lavoro. Ma viva i ragazzi, scrive Cilento, perché non è certo colpa loro. Troppo spesso inascoltati, sia che abbiano in tasca troppi soldi, sia che vivano nell'indigenza dei quartieri più malfamati e abbandonati.

Questi ragazzi crescono con l'idea che sia facile ottenere ciò che si vuole, che conta l'apparire, dove tutto si può improvvisare: mentalità che hanno appreso dagli adulti, anche dagli stessi insegnanti che improvvisano laboratori, teatri come se la tecnica, la professionalità non contassero. E naturalmente colpa è anche dei genitori, sempre di fretta, che fanno al posto dei figli, piuttosto che aspettare che facciano e magari sbaglino, che li proteggono dalle frustrazioni, dalla disciplina e rigore, dove disciplina non è intesa con ordine precisione obbedienza, fare i compiti, ma applicazione, imparare con passione, impegno e metodicità.

Allora, in un'Italia che non legge se non il best seller del momento o il giallo dove c'è una rivelazione in ogni riga altrimenti ci si annoia, queste persone riscoprono il "piacere degli asinI" quello della lettura, perché come si fa a scrivere senza leggere? La letteratura, i racconti, le storie, sono come internet, scrive Cilento, è avere relazioni, scoprire che prima di te tanti altri hanno sofferto, pianto, amato. E dopo aver scoperto il piacere di leggere ci si accorge che scrivere "è una disciplina , è accorgesi del tempo, lasciarlo andare, ritmare il lavoro.
È un balsamo per l'anima. Abbiamo bisogno di tutto questo, ne abbiamo bisogno noi per poter aiutare i nostri ragazzi, ne abbiamo bisogno per indignarci, per non accettare le apparenze e andare oltre.

Paola Crisafulli per Officina Genitori

La Shoah dei bambini. La persecuzione dell'infanzia ebraica in Italia 1938 -1945

Il Novecento è stato anche il secolo dei bambini, in cui è nata una cultura dell'infanzia, in cui ci si è accorti dell'importanza del vissuto infantile sullo sviluppo della persona, anche da adulta. Eppure o forse proprio per questo, nello stesso tempo, il progetto nazista ha rimosso proprio l'infanzia nella sua specificità, per estirpare le radici di una popolazione. 
L'attenzione ai bambini è necessaria per fondare un futuro di diritti e di pace, eppure anche adesso in tutto il mondo l'infanzia è violata, non rispettata, negata.

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Il sogno ostinato. Lettere dall'Africa

È la raccolta di lettere che l'autrice ha scritto a familiari e amici durante i suoi soggiorni in Africa come cooperante.

Un'analisi del problema Africa diversa dal solito, non permeata dal solito pietismo misto ad esaltazione che accompagna i racconti delle missioni umanitarie. Al contrario, il libro è molto lucido e critico ma contemporaneamente appassionato e empatico.

autore: Silvia Montevecchi

editore: Terre di Mezzo