Il ruolo del caregiver familiare

Un caregiver familiare è una persona che si occupa del benessere e della cura di un proprio caro, sia questi un figlio, un genitore, un fratello, un coniuge malato, o anziano, non (o non più) autosufficiente. Una scelta dettata dall'amore, a volte una mera necessità, vissuta forse come l'unica cosa giusta da fare in assenza di alternative percorribili.

In Italia sono molte le persone la cui cura ed assistenza è affidata totalmente o quasi a un familiare, statisticamente più spesso una donna, che vive  tale mansione restando a disposizione del proprio caro  in modo costante, ventiquattr'ore al giorno. Da un impegno di questo genere molto frequentemente deriva la necessità di sacrificare o ridimensionare la propria attività lavorativa, o le possibili aspirazioni di realizzazione professionale, insieme al tempo a disposizione per se stessi.  

Sebbene svolta volontariamente e con amore, quindi, la mansione del caregiver familiare comporta spesso una certa dose di difficoltà strettamente legate al lavoro di cura svolto incessantemente. Le difficoltà possono essere di natura pratica come il riuscire a conciliare attività lavorativa e vita sociale con le attività di cura e assistenza al proprio caro, o di natura psicologica, per lo stress emotivo cui è sottoposto chi si prende cura costantemente di una persona amata, molto malata.

In Italia tale mansione per quanto diffusa e nota a chiunque abbia nozione di persone con disabilità grave che vivono nel proprio contesto familiare, non gode di alcuna tutela previdenziale o sanitaria e non è riconosciuta a livello giuridico.  

Ultimamente il Coordinamento Famiglie Disabili, che da tempo si batte per il riconoscimento della figura del family caregiver, ha lanciato una petizione al Parlamento Europeo affinché anche per i Caregiver familiari italiani vengano rispettate politiche sociali di sostegno adeguate all’intensità del lavoro di cura cui sono sottoposti e siano rispettati diritti fondamentali quali il diritto alla salute, al riposo, alla vita sociale. La raccolta firme, che continuerá fino alla fine di dicembre 2014, ha raggiunto oltre duemila adesioni in poco tempo, a riprova del fatto che il tema è molto sentito.

Per maggiori informazioni e leggere il testo della petizione, visitare il blog La cura invisibile.

 

Redazione Officina Genitori

 

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Oggi a scuola è arrivato un nuovo amico

"Parlano russo, indiano, swaili o spagnolo. Sono confusi ed intimoriti, a volte sono introversi e persi nel loro mondo, a volte sono inquieti ed irrequieti. Hanno sei anni e ne dimostrano quattro, emotivamente poi sembrano ancor più piccoli. A sette e otto anni non hanno idea di quel che sia una scuola, un libro... Sono i figli dell'adozione internazionale.

Nella loro vita ci sono due madri, due famiglie, possono avere un passato segnato da traumi, possono aver vissuto per anni in un istituto, possono aver viaggiato da un continente all'altro, hanno sempre viaggiato o da un prima ad un dopo, molto diversi tra loro, per avere una famiglia stabile e serena.

Arrivano in classe con le loro lingue, le loro culture, i tradimenti degli adulti, il loro aver trovato una famiglia attraverso l'adozione. Arrivano in classe con i nuovi genitori, genitori a volte stanchi, ansiosi, desiderosi di trovare nelle insegnanti delle alleate che li aiutino nei primi bellissimi e faticosissimi mesi di formazione di una nuova famiglia.

Raramente gli operatori della scuola conoscono le realtà, le storie dei bambini, le procedure, le vicissitudini burocratiche, le attese e le avventure dei genitori adottivi. A volte sembra che manchino i canali per parlarsi e che scuola e famiglia siano due mondi che non riescono a raggiungersi.

La scuola accogliendo in sé - attraverso i bambini - le moltissime istanze del sociale, può oggi farsi promotrice di una cultura della convivenza civi­le dove ogni differenza trovi modo di esprimersi per quanto ha di ricco, nuovo, stimolante per tutti noi. È per questo che desideriamo creare un'alleanza tra genitori e maestre, un'alleanza dentro cui i bambini cresceranno serenamente, i genitori si sentiranno sostenuti e le insegnanti vedranno riconosciute al meglio le proprie capacità."

autore: Anna Guerrieri, M. Linda Odorisio

editore: Armando Editore

Padri e Figlie istruzioni per l'uso

"[…] il cuore non deve appartenere al papà. Il cuore di una ragazza deve essere libero. Libero di diritto.
Guai a quei padri "idoli "che rendono impossibile un altro amore. Guai a quei padri così assillanti da impedire di vivere una vita propria. Guai infine a quei padri assenti che costringeranno la figlia a una ricerca lunga tutta una vita."

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Il Guerriero di Legno

Cosa siamo senza la nostra storia? Una pianta senza radici.
È così che si sente il Vecchio Albero, Guerriero di legno, quando perde la sua magica capacità di raccontare storie. Un vecchio albero è quanto di più vicino ci sia all'immagine della stabilità, della solidità. Ma se non c'è memoria, non c'è voce, ma solo un grande silenzio. L'albero guerriero non è solo, però: tutti i giovani alberi, che avevano sempre ascoltato i racconti del vecchio albero, diventano a loro volta narratori di storie, testimoni di quella memoria che è stato loro tramandata. Diventano dunque capaci di rigenerare la primavera delle parole dando così sollievo a chi non è più in grado di trattenere ricordi.

Un tema difficile, quello dell'anziano che per colpa della malattia perde la memoria, raccontato ai bambini con toni poetici, dove traspare il dolore, la malinconia ma con delicatezza e garbo, anche grazie alle splendide illustrazioni che seguono il racconto in perfetta sincronia, intonandosi alle parole. Così la pagina in cui la betulla argentata chiede una storia assume tonalità blu come l'argento, gli oggetti dai colori vivaci appaiono man mano che l'albero li descrive. Perfino il sole con la risata scoppiettante ha i raggi come popcorn. Poi arriva il vuoto e il silenzio della memoria e le pagine si adeguano, nei colori freddi dell'inverno. Non si guarisce, ma molto si può fare, e anche i colori tornano in qualche dettaglio pur rimanendo tenui e delicati.

Nel testo troviamo una felice parallelo tra i libri e il bosco. Nel nostro immaginario i libri hanno molti legami con le foreste, le biblioteche sembrano un po' dei boschi, pensiamo per esempio agli allestimenti nelle manifestazioni per ragazzi dove tantissimi libri sono appesi alle pareti con dei fili e i bambini possono passarci in mezzo, fermarsi e aprirli. 
I libri, infine, ci aiutano là dove la nostra memoria non può arrivare. Anche loro ci salvano dall'oblio e ci guidano nei sentieri del bosco.

Autore: Lorenza Farina - Manuela Simoncelli

Editore: Lineadaria editore